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Autotrasporto: undici associazioni unite. Le richieste al Governo per il settore

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Le principali associazioni italiane dell'autotrasporto hanno sottoscritto un documento unitario per chiedere al Governo interventi sulla regolarità delle imprese, sulla competitività e sulle condizioni di lavoro dei conducenti. L'accordo è stato raggiunto a Roma al termine degli Stati Generali dell'8 e 9 ottobre 2026, che hanno riunito rappresentanti del settore e delle istituzioni. Tra le priorità figurano controlli più severi, digitalizzazione obbligatoria dei documenti di trasporto e semplificazione delle procedure per gli autisti. Le proposte riguardano anche il caro carburante, le politiche europee e la carenza di personale qualificato.

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L’essenziale in breve
  • Accordo tra undici associazioni: tutte le organizzazioni rappresentate nel Comitato Centrale dell’Albo degli Autotrasportatori hanno firmato un documento comune.

  • Controlli e contratti: richieste verifiche più rigorose sulle imprese, sui committenti e sulla regolarità fiscale, oltre a maggiori tutele contro le oscillazioni del gasolio.

  • Digitalizzazione: proposta l’introduzione obbligatoria della lettera di vettura elettronica anche nei trasporti nazionali, con una transizione di 24 mesi.

  • Politiche europee: le associazioni chiedono maggiore flessibilità sui tempi di guida, sostegni alla transizione energetica e controlli uniformi.

  • Lavoro e conducenti: semplificazione della CQC, nuove aree di sosta sicure e misure per agevolare l’ingresso di giovani e lavoratori stranieri.

Stati Generali dell’autotrasporto, accordo tra tutte le associazioni

Per la prima volta dopo dodici anni dall’edizione di Fiuggi, gli Stati Generali dell’autotrasporto sono tornati a riunire le principali organizzazioni di categoria attorno a un programma condiviso di interventi.

All’appuntamento romano hanno partecipato 92 delegati, insieme a rappresentanti dei ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Interno e del Lavoro, oltre all’Autorità europea del lavoro (ELA).

Il documento conclusivo porta le firme di Anita, Assotir, CNA Fita, Confartigianato Trasporti, Confcooperative, FAI, Fedit, FIAP, Legacoop, SNA Casartigiani e Trasportounito.

Le undici sigle, tutte rappresentate nel Comitato Centrale dell’Albo nazionale degli Autotrasportatori, hanno individuato quattro ambiti prioritari: regolarità del mercato, competitività, politiche europee, lavoro e occupazione.

L’obiettivo è trasformare le richieste della categoria in interventi normativi concreti. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, le indicazioni emerse dagli Stati Generali saranno sviluppate in proposte legislative senza nuovi oneri finanziari, da sottoporre al Governo.

Più controlli sulle imprese e responsabilità per i committenti

Uno dei punti centrali dell’accordo riguarda il rafforzamento dei poteri di verifica del Comitato Centrale dell’Albo degli Autotrasportatori.

Le associazioni sostengono un sistema di controlli informatici basato sul collegamento tra le banche dati del ministero del Lavoro, dell’INPS, dell’INAIL e delle Camere di Commercio. Lo scopo è consentire verifiche più rapide e affidabili sulla regolarità delle imprese iscritte.

I controlli dovrebbero essere estesi anche alla posizione fiscale delle aziende, attraverso una collaborazione con l’Agenzia delle Entrate che permetta di individuare eventuali debiti tributari scaduti, rilevanti per la verifica dell’idoneità finanziaria.

Le organizzazioni propongono inoltre procedure più veloci per cancellare dall’Albo le imprese non più presenti nel Registro delle Imprese e verificare il regolare deposito dei bilanci.

Un ruolo maggiore dovrebbe essere attribuito anche ai committenti, chiamati a verificare l’affidabilità delle aziende alle quali affidano le merci.

Per i contratti di trasporto continuativi viene proposta una verifica della regolarità del vettore ogni quattro mesi, utilizzando il portale dell’Albo e riportando nel contratto il codice dell’attestazione ottenuta.

Le associazioni chiedono inoltre sanzioni proporzionate per le violazioni delle norme sulla filiera del trasporto, comprese quelle previste dal decreto legislativo 286/2005 e dall’articolo 83-bis del decreto legge 112/2008.

Resta da individuare l’autorità indipendente incaricata dei controlli, una questione che richiederà un confronto con la committenza nell’ambito della Consulta generale per l’Autotrasporto e la Logistica.

Caro gasolio, nuove tutele nei contratti di trasporto

Il costo del carburante rappresenta un’altra delle questioni più urgenti affrontate durante gli Stati Generali.

Le associazioni chiedono di aggiornare periodicamente i costi di riferimento dell’autotrasporto, indicando in modo distinto l’incidenza del gasolio per ciascuna classe di peso dei veicoli.

Nei contratti scritti dovrebbe essere specificato anche il prezzo del carburante al momento della stipula, insieme alla sua incidenza sui costi complessivi del servizio.

L’obiettivo è rafforzare i meccanismi di adeguamento delle tariffe alle variazioni del gasolio, riducendo il rischio che gli aumenti dei costi operativi ricadano interamente sulle imprese di trasporto.

La questione è particolarmente rilevante per le aziende di minori dimensioni, che dispongono spesso di margini finanziari limitati e di un potere contrattuale inferiore rispetto ai grandi committenti.

Lettera di vettura elettronica obbligatoria anche nei trasporti nazionali

Sul fronte della competitività, una delle proposte più significative riguarda la digitalizzazione dei documenti che accompagnano le merci.

Le undici associazioni chiedono una norma che renda obbligatoria la lettera di vettura elettronica anche per i trasporti effettuati esclusivamente in Italia.

Il nuovo sistema dovrebbe consentire di inserire i dati una sola volta, evitando duplicazioni e senza imporre alle imprese l’utilizzo di ulteriori piattaforme informatiche.

La digitalizzazione permetterebbe di documentare con maggiore certezza i rapporti contrattuali, ricostruire i passaggi della merce lungo la filiera e rendere più trasparenti i subaffidamenti.

Il progetto dovrà inoltre essere compatibile con le piattaforme eFTI, previste dal regolamento europeo 2020/1056 per lo scambio elettronico delle informazioni sul trasporto merci.

Per consentire alle aziende di adeguare i propri sistemi informatici, il documento propone un periodo transitorio di 24 mesi, accompagnato da finanziamenti del Piano nazionale ITS.

Le associazioni chiedono che gli incentivi vengano distribuiti senza ricorrere al meccanismo del click day, evitando che l’accesso alle risorse dipenda dalla rapidità di presentazione delle domande.

Nello stesso ambito viene sollecitata una revisione delle modalità di applicazione dei divieti di circolazione dei mezzi pesanti, attraverso un confronto con il ministero dei Trasporti e la Polizia Stradale.

Concorrenza europea, valichi alpini e tempi di guida

Un capitolo del documento riguarda le condizioni di concorrenza tra le imprese italiane e quelle degli altri Paesi dell’Unione europea.

Le associazioni chiedono controlli stradali più frequenti e coordinati, con il coinvolgimento della Polizia Stradale e della Motorizzazione Civile.

Tra gli interventi proposti figurano il rinnovo dei Centri mobili di revisione, una formazione più uniforme per le forze di polizia impegnate nei controlli internazionali e la possibilità per le imprese di consultare i propri dati nel Registro elettronico nazionale, compreso il relativo fattore di rischio.

Il Comitato Centrale dell’Albo dovrebbe inoltre costituire un gruppo tecnico incaricato di seguire le iniziative legislative europee fin dalle prime fasi della loro elaborazione.

Particolare attenzione viene riservata ai valichi alpini, dove le limitazioni al transito dei mezzi pesanti continuano a rappresentare un elemento di criticità per il trasporto internazionale.

Le organizzazioni chiedono che la questione venga affrontata a livello europeo, anche alla luce del contenzioso tra Italia e Austria sulle restrizioni alla circolazione.

Un’altra richiesta riguarda il regolamento europeo 561/2006 sui tempi di guida e di riposo. Le associazioni ritengono necessario introdurre maggiore flessibilità, attraverso chiarimenti interpretativi oppure modifiche normative, per adeguare le disposizioni alle esigenze operative del trasporto stradale.

Green Deal, biocarburanti e incentivi per rinnovare i camion

La transizione energetica occupa una parte rilevante dell’agenda condivisa.

Le associazioni ribadiscono il principio della neutralità tecnologica, chiedendo che la riduzione delle emissioni non venga perseguita attraverso un’unica soluzione per l’alimentazione dei veicoli industriali.

Il documento propone sostegni pluriennali per il rinnovo del parco circolante, accompagnati dallo sviluppo delle infrastrutture di rifornimento per i carburanti alternativi.

In attesa di una maggiore diffusione dei camion elettrici e a idrogeno, le organizzazioni chiedono di favorire l’utilizzo dei biocarburanti.

Un ulteriore nodo riguarda l’ETS 2, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione che coinvolgerà anche i combustibili utilizzati nel trasporto stradale.

Le associazioni sollecitano misure per evitare che i nuovi costi aggravino la competitività delle imprese. Qualora l’applicazione del sistema non potesse essere evitata, chiedono che parte dei proventi venga destinata a sostenere la transizione del settore.

Patenti e CQC, meno burocrazia per diventare camionisti

La carenza di conducenti professionali è stata al centro del tavolo dedicato al lavoro e all’occupazione.

Le associazioni chiedono di semplificare le procedure per conseguire la Carta di qualificazione del conducente (CQC), riducendo tempi e costi della formazione nei limiti consentiti dalla legislazione europea.

Tra le proposte figurano un maggiore ricorso alla formazione a distanza, nuove linee guida sull’impiego delle tecnologie digitali e una revisione dei quiz d’esame.

I test dovrebbero poter essere sostenuti anche in lingue diverse dall’italiano, almeno in inglese, per favorire l’accesso alla professione da parte dei candidati stranieri.

Le organizzazioni chiedono inoltre di accelerare le modifiche normative sulle patenti professionali, con la possibilità di abbassare l’età minima di accesso e introdurre forme di guida accompagnata.

L’obiettivo è facilitare l’ingresso di nuovi conducenti nel mercato del lavoro, intervenendo sugli ostacoli economici e amministrativi che oggi possono scoraggiare i più giovani.

Aree di sosta sicure e ingresso di autisti stranieri

Il miglioramento delle condizioni di lavoro costituisce un altro elemento dell’accordo.

Le associazioni chiedono finanziamenti pubblici per costruire nuove aree di sosta sicure e protette, soprattutto nelle zone del territorio nazionale dove queste infrastrutture risultano insufficienti.

Per accelerare gli investimenti, propongono di ottenere dalla Commissione europea l’autorizzazione a ulteriori aiuti di Stato, così da favorire il raggiungimento degli standard previsti dalla rete transeuropea dei trasporti TEN-T.

Il documento affronta anche l’ingresso dei conducenti provenienti da Paesi extraeuropei, sollecitando una semplificazione delle procedure attraverso un coordinamento tra i ministeri dell’Interno, degli Esteri e del Lavoro.

L’ultima richiesta riguarda il rafforzamento dei controlli sul trasporto merci per conto terzi effettuato con veicoli fino a 1,5 tonnellate di massa complessiva, un segmento per il quale le organizzazioni ritengono necessarie regole più incisive.

Dalle richieste alle riforme, ora la decisione passa al Governo

L’intesa raggiunta a Roma rappresenta un risultato significativo sul piano della rappresentanza: undici organizzazioni con caratteristiche e interessi differenti hanno individuato una piattaforma comune per affrontare le principali criticità dell’autotrasporto italiano.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha annunciato che le indicazioni emerse saranno tradotte in proposte normative da sottoporre al Governo, privilegiando interventi che non comportino nuovi oneri per la finanza pubblica.

Alcune richieste, tuttavia, prevedono espressamente investimenti e risorse, in particolare per la digitalizzazione, le infrastrutture di sosta e il rinnovo del parco veicoli. La loro realizzazione dipenderà quindi anche dall’individuazione di finanziamenti adeguati.

Il documento unitario segna il passaggio dalla discussione tra le associazioni a un’agenda condivisa. La prova decisiva sarà la capacità delle istituzioni di trasformare le proposte in norme e misure operative, con effetti concreti sui costi, sulla concorrenza e sulle condizioni di lavoro delle imprese e dei conducenti.

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