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La ripresa dell’autotrasporto in Europa rallenta. E potrebbe non recuperare più

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Il settore europeo dell’autotrasporto su strada è in ripresa, ma con un ritmo ancora lento e disomogeneo all’inizio del 2026. La domanda di trasporto sta aumentando gradualmente dopo la flessione del 2023, ma i volumi restano inferiori ai livelli pre-crisi, mentre gli autotrasportatori continuano a subire la pressione dei costi, la carenza di manodopera e l’incertezza geopolitica.

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Secondo un’analisi di ING, la domanda europea di trasporto su strada dovrebbe crescere di circa l’1% nel 2026, con forti differenze tra Paesi, segmenti di merce e profili di flotta. La volatilità, osserva il rapporto, sta diventando parte di una “nuova normalità” per il settore.

La domanda di trasporto è migliorata nel 2025 dopo la brusca contrazione di due anni prima. Tuttavia, i volumi complessivi di trasporto misurati in tonnellate-chilometro restano in media circa l’1,5% sotto i picchi precedenti. ING prevede una crescita moderata e stabile quest’anno, ma sottolinea che la ripresa resta fragile e disomogenea in tutta Europa.

Le politiche commerciali protezionistiche, l’instabilità geopolitica e i relativi effetti a catena sulle catene di approvvigionamento e sulla fiducia dei consumatori continueranno a plasmare il mercato nel 2026. Allo stesso tempo, la resilienza del commercio di beni e la flessibilità del trasporto su strada hanno aiutato il settore ad adattarsi alle perturbazioni, evitando una flessione più profonda o più prolungata.

I beni industriali continuano a pesare sul mercato

I beni industriali restano il segmento più debole per l’autotrasporto su strada. L’attività manifatturiera sembra aver toccato un punto di minimo, ma indicatori come l’Indice dei direttori degli acquisti (PMI) non sono ancora tornati a livelli che segnalino crescita.

I settori ad alta intensità energetica, tra cui acciaio e chimica, continuano a soffrire in termini di competitività, con conseguenti tagli alla produzione e chiusure di siti in diversi Paesi europei. La

Germania, che rappresenta oltre un quarto dell’attività di trasporto su strada in Europa, resta un freno significativo ai volumi complessivi. Un certo sollievo è arrivato dal calo dei prezzi dell’energia e dal sostegno governativo, mentre l’aumento degli investimenti in difesa e infrastrutture dovrebbe sostenere la domanda più avanti nel 2026.

I beni di consumo e le costruzioni offrono sostegno

Al contrario, le prospettive per il trasporto di beni di consumo sono più positive. L’aumento del potere d’acquisto e una disoccupazione persistentemente bassa hanno sostenuto la spesa delle famiglie, con i consumi europei di beni di consumo in aumento nei primi tre trimestri del 2025.

Si prevede che la domanda di trasporto di prodotti di consumo continuerà a sovraperformare quella dei beni industriali nel 2026. È inoltre previsto un incremento dell’attività edilizia, che si tradurrebbe in volumi più elevati di materiali da costruzione trasportati sulle strade europee. Nel complesso, il trasporto di beni di consumo mostra una prospettiva più stabile rispetto ad altri segmenti.

Il quadro europeo resta fortemente frammentato. I dati sui chilometri percorsi dai camion in Germania indicano volumi stagnanti, mentre Paesi come Spagna e Polonia registrano una crescita più sostenuta, in linea con una performance economica più robusta.

ING prevede che programmi di investimento su larga scala in infrastrutture e difesa ridurranno gradualmente l’impatto negativo della Germania sulla domanda complessiva di trasporto in Europa nel corso del 2026, ma è probabile che le disparità regionali persistano.

La riduzione della capacità offre un sostegno limitato

Gli autotrasportatori in tutta Europa hanno ridotto la capacità dopo la contrazione della domanda del 2023. Secondo ING, l’indice della capacità di autotrasporto in Europa era quasi dell’1% più basso alla fine del 2025 rispetto a un anno prima, riflettendo riduzioni di flotta, fallimenti e l’uscita dal servizio dei veicoli più datati.

Anche i guadagni di efficienza, inclusi tassi più elevati di utilizzo dei veicoli, hanno ridotto il fabbisogno di capacità. Sebbene la riduzione della capacità abbia fornito un certo sostegno al mercato, non è stata sufficiente a ripristinare il potere di determinazione dei prezzi nel settore.

Nonostante un certo miglioramento delle tariffe di trasporto, i margini restano sotto pressione. Le tariffe spot, che rappresentano circa un quinto del mercato, sono tornate a convergere con le tariffe contrattuali dopo la flessione del 2023, evidenziando la debolezza di fondo del settore.

ING osserva che i margini EBIT dei grandi operatori come DSV e Kühne & Nagel sono tornati ai livelli pre-pandemia dopo i margini insolitamente elevati registrati tra il 2021 e il 2023. L’aumento dei costi salariali e dei pedaggi stradali, in particolare in Paesi come Paesi Bassi e Belgio, sarà difficile da trasferire integralmente nel 2026. Prezzi del diesel più bassi potrebbero offrire un sollievo parziale, ma non sufficiente a compensare tutti gli aumenti dei costi.

La carenza di autisti resta una sfida strutturale

La disponibilità di manodopera continua a limitare la crescita futura della capacità. Sebbene nel 2025 il reclutamento sia stato in parte più semplice, la carenza strutturale di autisti di camion non è scomparsa. L’International Road Transport Union (IRU) stima ancora 426.000 posizioni di autista vacanti in tutta Europa.

La forza lavoro sta invecchiando, con un’età media dei conducenti di 47 anni e un bacino limitato di nuovi ingressi più giovani. Anche in Polonia, il più grande mercato europeo del trasporto internazionale su strada, la carenza di manodopera e l’aumento dei salari stanno diventando più marcati. Nel complesso, la carenza di autisti resta una sfida strutturale più che un problema temporaneo.

Il consolidamento è destinato a proseguire

Il mercato europeo dell’autotrasporto su strada resta fortemente frammentato, dominato da operatori piccoli e medi accanto a un numero limitato di grandi player internazionali. ING prevede che il consolidamento continuerà, poiché le aziende più piccole affrontano una pressione crescente dovuta ai requisiti di investimento legati a digitalizzazione, sostenibilità e conformità normativa.

Anche l’invecchiamento della base proprietaria e le difficoltà di successione potrebbero accelerare fusioni, acquisizioni e uscite dal mercato, rimodellando ulteriormente il panorama competitivo.

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