Secondo ShippingWatch, il gruppo danese ha messo in campo circa 1.200 mezzi tra camion e treni per instradare i container lungo nuove direttrici attraverso la Penisola Arabica. L’obiettivo è mantenere continuità nelle consegne ai mercati del Golfo evitando le tratte marittime più esposte a rischi di sicurezza, tra cui lo Stretto di Hormuz e Bab el-Mandab.
All’inizio della crisi, risultavano in viaggio verso il Medio Oriente circa 47.000 container Maersk. Oltre 39.000 sono già arrivati a destinazione; circa 5.000 sono in attesa dell’ultimo tratto via terra verso i clienti finali e altri 3.000 non hanno ancora raggiunto l’area.
In questa fase, riferisce la testata, Maersk sta trasferendo circa 2.000 container a settimana su un collegamento terrestre di 1.200 chilometri verso l’Arabia Saudita orientale. Un ulteriore flusso di 3.000 container a settimana viene invece instradato attraverso Oman ed Emirati Arabi Uniti.
La compagnia riconosce che questi corridoi alternativi risultano più costosi e più lenti rispetto alle rotte marittime tradizionali. Il vantaggio, però, è che i ritardi si misurano in giorni e non in settimane: un margine che consente a molti clienti di mantenere operative le catene di fornitura nonostante le anomalie nei traffici del Golfo.
Maersk aveva già comunicato di essere al lavoro per assicurarsi capacità di trasporto su gomma da porti esterni al Golfo, con Jeddah indicata come porta d’accesso chiave per i carichi provenienti dall’Europa. Da lì, i container possono proseguire via terra attraverso le aree desertiche fino alle destinazioni finali.
Prenotazioni: disponibilità variabile in base a rotta e merce
L’incremento del “landbridge” si inserisce in un più ampio riassetto delle operazioni regionali. Nell’aggiornamento operativo del 25 maggio, il vettore ha spiegato di continuare ad ampliare le soluzioni di trasporto multimodale in Arabia Saudita, Kuwait, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Iraq.
Tra le alternative lato terra disponibili figurano collegamenti “export landbridge” da Dammam, Jubail, Bahrain e Kuwait via porto di Jeddah, oltre a instradamenti dall’Iraq via porto di Aqaba. Sul fronte import, Maersk elenca soluzioni da Jeddah verso Riyadh e Dammam; dai porti degli Emirati (tra cui Khor Fakkan, Fujairah, Jebel Ali e Abu Dhabi) verso destinazioni interne; da Salalah verso l’interno dell’Oman; da Khor Fakkan al Qatar per i carichi refrigerati; e da Aqaba verso l’Iraq.
La copertura, però, non è uniforme. Maersk segnala che alcune prenotazioni lato terra sono temporaneamente sospese, inclusi determinati movimenti dagli Emirati e dal Qatar via Jeddah e porti dell’Oman, da Jeddah verso Emirati, Oman e Qatar, e da Salalah e Sohar verso Emirati, Arabia Saudita, Kuwait, Bahrain e Qatar.
Restano inoltre limitazioni su varie prenotazioni oceaniche da e per i mercati del Golfo, con eccezioni che dipendono da destinazione, porto e tipologia di merce. Dove possibile, le spedizioni con alimenti, medicinali e altri prodotti deperibili ricevono una gestione prioritaria.
Più costi, ma tempi più gestibili
Le interruzioni hanno portato anche a costi aggiuntivi. A marzo Maersk ha introdotto un aumento tariffario d’emergenza per i carichi da e verso Emirati Arabi Uniti, Qatar, Dammam e Jubail in Arabia Saudita, Bahrain, Kuwait, Iraq e Sohar in Oman, citando la sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz e la necessità di ricorrere a instradamenti alternativi, stoccaggi in transito e ulteriori organizzazioni di trasporto.
Il sovrapprezzo è pari a 1.800 dollari statunitensi per un container dry da 20 piedi, 3.000 dollari statunitensi per un container dry da 40 o 45 piedi e 3.800 dollari statunitensi per container reefer, speciali, fuori sagoma e per merci pericolose.









