- La bozza di riforma prevede la patente C1 a partire dai 17 anni.
- Anche l’accesso al percorso per ottenere la CQC verrebbe anticipato di un anno.
- Chi possiede la patente di categoria C potrebbe lavorare temporaneamente senza CQC italiana, se già iscritto al corso di qualificazione iniziale.
- Questa fase transitoria non potrebbe superare un anno.
- Secondo il ministero, le misure servono ad alleggerire la carenza di autisti e a facilitare anche l’assunzione di lavoratori provenienti da Paesi extra UE.
- Al momento, nelle norme dell’Unione europea sulla qualificazione iniziale dei conducenti professionali non esiste un meccanismo equivalente.
- La riforma è ancora in fase di consultazione e non è quindi legge.
Il pacchetto dedicato ai conducenti rientra in una revisione più ampia della normativa stradale italiana. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha aperto la consultazione pubblica sul testo; le osservazioni potranno essere presentate fino al 13 settembre. Per il settore dell’autotrasporto, il punto centrale è l’accelerazione dell’accesso al lavoro.
Patente C1 dai 17 anni
La misura più rilevante riguarda l’età minima per la patente C1. Nella bozza, il requisito scenderebbe a 17 anni.
La novità, però, non riguarda la patente C. La categoria C1 resta infatti limitata ai veicoli con massa massima autorizzata superiore a 3,5 tonnellate e fino a 7,5 tonnellate.
Il ministero presenta questa scelta come un primo allineamento alla direzione già presa anche a livello europeo.
In parallelo, verrebbe anticipato di un anno anche l’accesso al percorso per la qualifica professionale, cioè la CQC, la Carta di Qualificazione del Conducente richiesta in Italia per chi svolge il trasporto su strada come attività lavorativa.
Al lavoro con la categoria C prima della CQC
La seconda proposta è ancora più incisiva. La bozza prevede infatti che un titolare di patente C possa iniziare a guidare professionalmente prima del rilascio della CQC, a condizione che sia già iscritto al corso di qualificazione iniziale.
La fase transitoria, tuttavia, non potrà superare un anno.
In pratica, si aprirebbe una finestra di massimo 12 mesi durante la quale il conducente, pur non avendo ancora completato formalmente la formazione professionale, potrebbe già iniziare a lavorare.
Il ministero lega esplicitamente la misura alla carenza di conducenti. Tra gli obiettivi dichiarati c’è anche quello di rendere più semplice l’inserimento di lavoratori provenienti da Paesi extra UE che arrivano in Italia con una patente valida, ma senza la qualifica professionale richiesta dalla normativa nazionale.
È proprio questo l’aspetto che potrebbe sollevare i maggiori interrogativi sul piano giuridico.
Secondo fonti italiane, oggi non esiste nelle regole dell’Unione europea sulla qualificazione iniziale dei conducenti professionali una soluzione analoga.
Anche l’Unione europea abbassa le soglie di età
La proposta italiana arriva mentre anche l’Unione europea sta aggiornando il quadro generale sulle patenti di guida. Nel novembre 2025 sono state pubblicate le direttive (UE) 2025/2205 e 2025/2206, che intervengono su rilascio delle patenti, requisiti medici, periodi di prova e riconoscimento transfrontaliero dei divieti di guida. Gli Stati membri dovranno recepire le nuove regole entro il 26 novembre 2028 e la maggior parte delle disposizioni si applicherà dal 26 novembre 2029.
Per il trasporto stradale, una delle principali novità sarà la possibilità di ottenere la patente C già a 18 anni, a condizione che il conducente possieda la qualifica professionale richiesta. Finora proprio il limite anagrafico è stato uno degli ostacoli che hanno rallentato l’ingresso dei giovani nella professione. L’obiettivo delle nuove regole è accorciare il tempo tra la fine degli studi e l’avvio effettivo del lavoro alla guida di un mezzo pesante.
L’Italia, però, nella bozza nazionale intende spingersi oltre, introducendo una fase transitoria nella quale un conducente con patente C potrebbe iniziare a operare prima di aver completato il percorso di qualificazione.
Carenza di conducenti al centro della riforma
Il tema occupazionale è il vero motore dell’intervento. Anticipare l’ingresso dei giovani e velocizzare l’assunzione di autisti provenienti da Paesi extra UE sono due leve pensate per ridurre la carenza strutturale di personale nell’autotrasporto.
Non si tratta quindi di una semplice modifica tecnica alle patenti. La bozza cambia l’ordine di accesso alla professione, consentendo di completare parte del percorso formativo dopo l’inizio dell’attività lavorativa.
Proprio per questo, la formulazione finale della norma sarà decisiva, soprattutto per capire se l’avvio del lavoro prima del conseguimento della piena qualifica professionale sia compatibile con il diritto dell’Unione europea.
Non solo autisti: revisione più ampia del sistema
Le misure per il trasporto rientrano in una riforma più ampia del Codice della strada. La bozza comprende anche la digitalizzazione delle patenti e dei documenti dei veicoli, con l’obiettivo di eliminare l’obbligo di portare con sé la versione cartacea quando i dati risultano disponibili nelle banche dati competenti.
Cambierebbe anche il sistema sanzionatorio. Gli attuali 82 livelli principali di sanzione verrebbero ridotti a circa 21 categorie, con multe più strettamente collegate alla gravità dell’infrazione e al suo impatto statistico sugli incidenti.
Il ministero propone inoltre di superare l’adeguamento automatico biennale delle multe. Gli aggiornamenti diventerebbero facoltativi, per esempio se l’indice dell’inflazione pubblicato dall’ISTAT supera il 5 proc.
La riforma tocca anche i dispositivi di controllo a distanza, le regole per gli utenti della strada più esposti in caso di incidente e i poteri delle autorità stradali.
Dal punto di vista del trasporto internazionale, però, il capitolo più rilevante resta quello sull’accesso alla professione. Se approvate nella forma proposta dal ministero, queste misure potrebbero anticipare in modo significativo l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani conducenti e degli autisti stranieri. Per ora, comunque, si tratta ancora di proposte in consultazione e non di norme definitive.









