Nel 2025 le imprese lituane hanno assunto oltre 25.000 autisti provenienti da Paesi terzi; nei primi mesi del 2026 il numero aveva già sfiorato le 7.000 unità. Le principali provenienze includono Bielorussia, Uzbekistan, Ucraina, Tagikistan, India, Kirghizistan e Filippine.
Il dato riflette uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta interna. Nel solo primo trimestre dell’anno le aziende hanno registrato circa 3.000 posizioni aperte per conducenti di mezzi pesanti, in gran parte legate al trasporto internazionale, a fronte di una disponibilità nazionale nettamente inferiore.
Uno scenario che richiama dinamiche simili presenti anche in Italia, dove la difficoltà di reperire autisti qualificati spinge molte imprese a guardare ai mercati extraeuropei.
Indagini e segnalazioni: episodi isolati o problema strutturale?
Le autorità lituane hanno avviato indagini preliminari su alcune aziende logistiche per presunte irregolarità nei confronti di autisti stranieri. Secondo la procuratrice del distretto di Vilnius, Edita Ignatavičiūtė, non si tratterebbe soltanto di violazioni episodiche, ma di meccanismi che in alcuni casi suggeriscono un’impostazione sistemica.
Negli ultimi anni – ha spiegato – le autorità hanno affinato gli strumenti di controllo, dall’analisi dei registri dell’orario di lavoro ai flussi finanziari, fino alla verifica del rispetto del Pacchetto Mobilità europeo.
Parallelamente, le organizzazioni sindacali segnalano che la vulnerabilità di alcuni autisti migranti non nasce esclusivamente dalle condizioni operative, ma può essere legata a schemi di reclutamento fondati sull’indebitamento iniziale.
Secondo le denunce, alcuni candidati verserebbero a intermediari somme tra 3.000 e 5.000 euro per ottenere il lavoro, spesso ricorrendo a prestiti nei Paesi d’origine. A ciò si aggiungerebbero costi per formazione, alloggio o pratiche amministrative una volta arrivati in Europa.
“Per loro sono importi enormi e questo li rende totalmente dipendenti dal datore di lavoro”, osservano i rappresentanti sindacali.
La procuratrice Ignatavičiūtė ha sottolineato il rischio che il lavoratore straniero finisca per essere trattato come “un numero in un foglio di calcolo”, con margini ridotti per far valere i propri diritti.

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Retribuzioni, diarie e sostenibilità previdenziale
Un altro nodo riguarda la struttura delle retribuzioni. A marzo 2026 il reddito medio dei conducenti sulle lunghe percorrenze in Lituania si attestava intorno a 1.750 euro. Tuttavia, quasi un lavoratore su cinque risulta formalmente retribuito al salario minimo o a livelli inferiori, con una base contributiva sensibilmente più bassa.
Gli esperti collegano parte della differenza al sistema delle diarie: una quota significativa del compenso viene erogata come rimborso per trasferte, generalmente escluso dal calcolo contributivo.
La rappresentante dell’ente previdenziale lituano, Skirmantė Ramoškaitė, ha evidenziato le conseguenze di lungo periodo: pensioni più basse e minori tutele in caso di malattia o disoccupazione.
Il tema è di evidente interesse anche per l’Italia, dove il dibattito sull’equilibrio tra competitività delle imprese e sostenibilità previdenziale è già aperto, soprattutto nel trasporto internazionale.

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La posizione delle imprese: evitare generalizzazioni
Le associazioni di categoria lituane respingono l’idea di uno sfruttamento sistemico e invitano a distinguere tra eventuali responsabilità individuali e l’intero comparto. Nel Paese operano circa 7.000 aziende di trasporto e logistica che impiegano complessivamente circa 90.000 autisti.
“Singoli episodi non possono essere utilizzati per criminalizzare l’intero settore”, hanno dichiarato i rappresentanti dell’industria, ribadendo il sostegno a una linea di tolleranza zero verso eventuali violazioni accertate.
Le associazioni sottolineano inoltre la necessità di mantenere proporzionalità e presunzione di innocenza nelle comunicazioni pubbliche, soprattutto in un comparto strategico per l’economia europea.

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Un tema europeo che riguarda anche l’Italia
Il caso lituano non può essere letto come un’eccezione geografica. Il trasporto su strada è una delle infrastrutture operative del mercato unico: le flotte dei Paesi baltici, dell’Europa centrale e orientale sono attori chiave anche sulle rotte che attraversano l’Italia.
La crescente integrazione delle catene logistiche rende inevitabile un approccio sovranazionale. Il Pacchetto Mobilità ha introdotto regole più stringenti su riposi, rientri e distacco, ma l’applicazione concreta resta una sfida.
Il punto centrale non è il ricorso a lavoratori extra-UE in sé – pratica ormai strutturale in molti Stati membri – bensì la trasparenza dei meccanismi di reclutamento, la chiarezza delle buste paga e la coerenza tra retribuzione effettiva e diritti previdenziali maturati.
Per l’Italia, che affronta una carenza cronica di conducenti e una pressione competitiva elevata nel trasporto internazionale, il dibattito lituano rappresenta un segnale da osservare con attenzione.









