AdobeStock

Autotrasportatori in sciopero in Sicilia: merci ferme nei porti

Puoi leggere questo articolo in 3 minuti

Merci ferme nei porti e catena logistica rallentata in tutta l’isola. È iniziato lo sciopero degli autotrasportatori siciliani, una protesta destinata a durare cinque giorni, fino al 18 aprile, e che — secondo gli organizzatori — ha già raggiunto un’adesione vicina al 90%.

Il fermo, proclamato dal Comitato trasportatori siciliani, non prevede blocchi stradali né presidi, ma si concentra su un punto nevralgico: lo stop alle operazioni di carico e scarico nei porti commerciali. Un’interruzione che colpisce direttamente il trasporto intermodale e che rischia di avere effetti a catena sulla distribuzione delle merci, in particolare verso la grande distribuzione alimentare.

«L’obiettivo è quello di non rifornire la grande distribuzione alimentare, almeno fino a che non avremo impegni scritti dal governo nazionale», spiega il segretario del Comitato, Salvatore Bella, sottolineando come la protesta sia autonoma rispetto ad altre mobilitazioni nazionali del settore. «I trasportatori siciliani hanno esigenze diverse: qui tutto è più difficile e più caro».

I costi che mettono in crisi il settore

Alla base della mobilitazione c’è un aumento dei costi giudicato ormai insostenibile dalle imprese di autotrasporto. Il caro carburante resta il fattore principale, ma non è l’unico. A incidere pesantemente sono anche i rincari legati ai trasporti marittimi e alle politiche ambientali europee.

Tra queste, il sistema ETS — il meccanismo europeo di scambio delle emissioni — che, secondo il Comitato, ha già prodotto effetti tangibili: circa 400 euro in più per viaggio sulle tratte marittime, costi trasferiti dalle compagnie di navigazione agli autotrasportatori. Un aggravio che si somma all’incertezza sul futuro dell’ETS2, previsto dal 2028, e alle criticità segnalate sul programma Sea Modal Shift, per cui si chiedono maggiore chiarezza su criteri e tempi di erogazione degli incentivi.

A pesare sono anche i costi dei traghettamenti nello Stretto e delle rotte marittime, ritenuti non adeguatamente compensati dagli interventi pubblici finora messi in campo.

Il confronto con le istituzioni

Il Comitato si dice disponibile al dialogo con la Regione Siciliana, ma indica nel governo nazionale l’interlocutore decisivo. Ci siamo già confrontati con il ministro Matteo Salvini e con il viceministro Edoardo Rixi — riferisce Bella — ma ora attendiamo risposte concrete.

Nelle ore precedenti allo sciopero si è svolto un confronto con i rappresentanti istituzionali regionali, durante il quale è stata ipotizzata una convocazione ufficiale subordinata però alla sospensione della protesta. Una condizione respinta dagli autotrasportatori, che hanno confermato il fermo.

I possibili effetti

La mobilitazione arriva in un contesto già segnato da tensioni sui mercati energetici e da fragilità strutturali del sistema logistico isolano. Il blocco delle merci nei porti rischia di riflettersi rapidamente sugli approvvigionamenti e, nel medio periodo, sui prezzi al consumo.

Per ora, restano esclusi dalla protesta gli imbarcaderi dello Stretto tra Messina e Villa San Giovanni. Ma il cuore della logistica siciliana è fermo, in attesa di risposte che il settore giudica non più rinviabili.

Tags:

Leggi anche