Porto di Livorno

Porti sempre più data hub: il video cambia la gestione operativa

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Un porto moderno è una macchina logistica ad altissima complessità. Su aree enormi si alternano navi grandi quanto isolati urbani, si movimentano milioni di container, si gestiscono merci pericolose, si instradano passeggeri e lavorano migliaia di persone su processi paralleli. Ogni passaggio lascia una traccia: dati, in modo continuo.

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Non sorprende quindi che molti operatori stiano accelerando l’adozione di piattaforme dati integrate, automazione e strumenti basati su intelligenza artificiale. Eppure, in tanti scali il percorso verso un vero “porto intelligente” è ancora incompleto. Tra le fonti informative sottovalutate, ce n’è una già presente ovunque: il video.

Un patrimonio sotto gli occhi di tutti

Basta girare in un grande porto per rendersi conto di quante telecamere siano installate: sulle gru a portale, lungo le banchine, ai varchi, nei terminal e sulle strade di accesso. Negli ultimi dieci-quindici anni molti scali hanno creato reti di videosorveglianza estese, nate soprattutto per rafforzare la sicurezza e ricostruire gli eventi a posteriori.

Oggi, però, la domanda strategica è un’altra: quei flussi video restano solo archiviati o vengono sfruttati in modo sistematico?

In molte realtà il video è ancora un supporto “reattivo”: accade qualcosa, si rivedono le registrazioni e poi si interviene. Ma con i volumi attuali questo schema va in affanno. Un esempio internazionale chiarisce la scala del problema: il porto di Algeciras, in Spagna, gestisce oltre 105 milioni di tonnellate di merci all’anno; quasi mezzo milione di camion attraversa l’area portuale e anche i passeggeri sono milioni. A questi livelli, limitarsi all’analisi post-evento non basta più.

Dalla CCTV all’intelligenza operativa

Il modo in cui i porti usano le immagini sta cambiando rapidamente. Le telecamere non sono più solo un’infrastruttura di sicurezza: diventano uno strumento di controllo quotidiano delle operazioni.

I moderni sistemi di video management riescono a trasformare enormi quantità di riprese in informazioni strutturate e ricercabili. Al posto di ore passate a scorrere registrazioni, i team possono usare il video per rispondere a domande operative molto concrete: dove si stanno formando colli di bottiglia nel piazzale container? Quali aree si saturano in determinate fasce orarie? Quando è stata controllata l’ultima volta una zona specifica?

In altre parole, le immagini entrano sempre più nel processo decisionale in tempo reale, non solo nelle indagini successive a un incidente.

Un caso italiano: il porto di Livorno

In Italia, un esempio significativo è il porto di Livorno. Si tratta di uno scalo multipurpose che gestisce ogni anno oltre 6.300 navi e movimenta circa 664.000 TEU. In più, accoglie diversi milioni di passeggeri tra traghetti e crociere e sostiene un traffico RoRo rilevante.

In un contesto così dinamico, il video in tempo reale viene impiegato per analizzare i schemi di traffico nelle aree container, con l’obiettivo di intercettare in anticipo possibili criticità e rendere i processi più fluidi. Le evidenze ricavate dalle immagini vengono sempre più integrate nelle scelte operative.

A Livorno sono operative più di 200 telecamere di rete, distribuite su diverse aree: specchi d’acqua, banchine e zone sensibili. Il sistema è affiancato da funzioni come il riconoscimento targhe, l’identificazione di container e persone, analisi termiche e sensori ambientali che monitorano afflussi d’acqua e possibili fenomeni di inquinamento.

Il risultato è una quadro operativo integrato che mette insieme sicurezza, operazioni e informazioni ambientali.

Sicurezza, sostenibilità e performance: tutto nello stesso quadro

Oggi agli operatori portuali viene chiesto molto più della sicurezza “tradizionale”. Eventi meteo estremi e requisiti ambientali più stringenti aumentano la pressione sulla gestione quotidiana.

Nel caso di Livorno, sistemi ottici e termici aiutano a individuare precocemente inquinamento o variazioni anomale di temperatura. Le piene dei corsi d’acqua possono trascinare detriti nei bacini, con impatti sia sulla sicurezza sia sulla continuità operativa. Il monitoraggio continuo consente di riconoscere queste minacce prima che diventino un problema serio.

Disporre di un quadro operativo condiviso migliora anche il coordinamento: dogane, polizia portuale e fornitori di sicurezza possono lavorare sugli stessi elementi informativi, collaborare meglio e prendere decisioni più rapide.

Perché contano le piattaforme aperte

In un porto convivono esigenze tecnologiche molto diverse: telecamere ad alta risoluzione ai varchi, soluzioni dedicate all’identificazione dei container, sistemi di sensori per il monitoraggio ambientale.

Ecco perché stanno guadagnando terreno le piattaforme “aperte”. Facilitano l’integrazione tra tecnologie differenti e permettono di far evolvere l’ecosistema per gradi, ampliando ciò che esiste senza dover ripartire da zero. In questo modo l’infrastruttura resta flessibile e più pronta ad adattarsi quando cambiano i requisiti.

Tra le evoluzioni più rilevanti: i digital twin

Tra gli sviluppi più rilevanti c’è l’unione del video con sistemi operativi, sensori e dati ambientali all’interno dei cosiddetti digital twin.

Queste repliche digitali creano una rappresentazione dinamica del porto reale, aggiornata in modo continuo. Possono servire per simulare scenari come evacuazioni, flussi di traffico o incidenti ambientali senza interferire con le attività in corso.

Il porto di Anversa sta già applicando questo approccio: i dati di oltre 700 telecamere georeferenziate vengono collegati a mappe digitali e sistemi operativi, così da individuare e valutare gli incidenti molto più velocemente.

Efficienza come vantaggio competitivo

In un settore dove la performance si misura spesso in minuti per ogni movimentazione di container, la visibilità basata sui dati può fare la differenza. Quando si gestiscono milioni di movimenti, anche piccoli ritardi si trasformano rapidamente in costi significativi.

In molti scali la tecnologia di base è già presente: le telecamere registrano in continuo e i filmati vengono conservati. La questione, quindi, non è solo “investire di più”, ma capire come estrarre più valore da dati che esistono già.

Il passaggio da un uso reattivo del video a un controllo operativo integrato e guidato dai dati è uno snodo importante nella digitalizzazione dei porti. Livorno e Anversa mostrano in concreto come può funzionare questo cambio di paradigma.

Chi è l’autore

Il dottor Barry Norton è Fellow presso Milestone Systems, fornitore globale di tecnologie video e analisi video basata su dati avanzati con sede a Copenhagen. Ha oltre 20 anni di esperienza nella ricerca applicata su video analytics e sistemi intelligenti. In precedenza ha ricoperto anche il ruolo di Head of Digital Platform in A.P. Moller-Maersk.

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