La decisione è stata assunta il 7 maggio nel corso di una riunione straordinaria dei vertici dell’organizzazione. Secondo quanto comunicato, la mobilitazione verrebbe revocata solo in presenza di misure concrete e immediate a sostegno del settore.
Le richieste del comparto
Le istanze avanzate da UNATRAS si articolano su tre direttrici principali.
La prima riguarda una sospensione temporanea degli obblighi contributivi e assicurativi, finalizzata ad alleggerire la pressione finanziaria sulle imprese con tensioni di liquidità.
La seconda proposta interviene sul meccanismo del silenzio-assenso per l’accesso ai crediti d’imposta: l’associazione chiede di ridurre i tempi di risposta dell’amministrazione da 60 a 10 giorni, ritenendo che l’attuale finestra temporale incida in modo significativo sulla gestione operativa delle aziende.
Terzo punto: lo stanziamento di risorse dedicate alle imprese che hanno continuato a investire in sicurezza stradale e sostenibilità ambientale nonostante il contesto economico sfavorevole. Gli importi, secondo l’organizzazione, sarebbero già stati oggetto di una prima quantificazione tecnica.
Prezzi energetici e sostenibilità economica
Alla base della protesta vi è soprattutto il rialzo dei prezzi del gasolio commerciale, in un quadro internazionale segnato dalle tensioni in Medio Oriente e dalla volatilità dei mercati energetici.
Secondo UNATRAS, una parte significativa delle imprese opererebbe attualmente con margini compressi o negativi. Il comparto dell’autotrasporto rappresenta un’infrastruttura strategica per l’economia italiana, caratterizzata da una forte dipendenza dalla logistica su gomma per l’approvvigionamento della grande distribuzione e per il funzionamento delle filiere industriali.
L’organizzazione sottolinea di aver finora garantito continuità alle catene di fornitura, ma avverte che senza un intervento pubblico il rischio è un progressivo deterioramento della sostenibilità economica delle imprese.
Il 6 maggio le associazioni nazionali iscritte all’Albo dell’autotrasporto hanno trasmesso una lettera alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai Vicepresidenti Matteo Salvini e Antonio Tajani e al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, chiedendo l’introduzione di una misura fiscale che consenta di recuperare integralmente l’accisa non corrisposta sul gasolio commerciale per il periodo compreso tra il 19 marzo e il 22 maggio 2026.
Le possibili ricadute macroeconomiche
Qualora la mobilitazione venisse attuata integralmente, le prime criticità potrebbero manifestarsi nella grande distribuzione organizzata, con possibili interruzioni nelle forniture e tensioni sui prezzi al consumo.
In una fase successiva, tra il terzo e il quinto giorno, l’impatto potrebbe estendersi alle filiere just-in-time — tra cui automotive, farmaceutica, elettronica e produzione a ciclo rapido — con rischi di rallentamento o fermo temporaneo degli impianti privi di adeguate scorte di sicurezza.
L’effetto sistemico principale riguarderebbe l’allungamento dei tempi di consegna e una riduzione dell’efficienza logistica complessiva, con possibili ripercussioni sulla competitività del sistema produttivo italiano.
UNATRAS ha dichiarato che l’iniziativa si svolgerà nel rispetto della normativa vigente e del codice di autoregolamentazione, prevedendo incontri interregionali preparatori e comunicazioni formali alle autorità competenti.









