Quarantotto ore di presidio all’imboccatura del Terminal Container Ravenna — il TCR, cuore logistico dello scalo adriatico — con una trentina di camionisti fermi, le forze dell’ordine schierate a monitorare, e il passaggio degli autoarticolati che non è stato fisicamente bloccato. Una protesta pacifica, come hanno tenuto a precisare gli stessi manifestanti. Ma non per questo meno significativa.
Secondo i partecipanti, sarebbero stati complessivamente un centinaio i “padroncini” — i camionisti proprietari del proprio mezzo, figura cardine e al tempo stesso anello più fragile della catena logistica italiana — ad aver rinunciato a fornire il servizio nei due giorni di vertenza.
Il conto che non torna
Al centro della protesta c’è un’aritmetica brutale. Dal 28 febbraio a oggi il gasolio è aumentato del 24%, con il prezzo che ha superato i due euro al litro. Nello stesso periodo, le tariffe riconosciute ai trasportatori hanno seguito la direzione opposta.
Veniero Rosetti, coordinatore del Comitato unitario dell’autotrasporto e voce storica della categoria, ricorda un accordo siglato due anni fa che aveva stabilito condizioni più sostenibili: fino alla metà del 2024 si viaggiava attorno ai due euro al chilometro. Oggi quella tariffa è scesa intorno a 1,6 euro, e in alcuni casi — riferiscono i camionisti — si scende anche sotto quota 1,1 euro.
“L’accordo è stato eroso e non è stato rispettato”, dice Rosetti senza giri di parole. Tradotto: i costi salgono, i ricavi scendono, e il margine che resta — quando resta — non basta a coprire l’ordinaria amministrazione di un’impresa individuale.
Il porto, le aziende, il potere contrattuale
Rosetti non si limita a descrivere il problema. Indica anche dove, secondo lui, va cercata la soluzione — e dove invece la protesta rischia di smarrirsi. “Le associazioni devono aprire subito un confronto vero non con il singolo trasportatore, ma con le principali aziende di trasporto che detengono il potere contrattuale nel porto di Ravenna. È lì che si decide il livello delle tariffe e delle condizioni di lavoro.”
È una distinzione importante, e in parte spiega la complessità della vertenza ravennate. A Ravenna, dice il coordinatore, accade a volte che siano le stesse aziende di trasporto a spingere i propri autisti verso lo sciopero — una dinamica che genera cortocircuiti: la protesta finisce per essere rivolta verso soggetti sbagliati, invece che verso i datori di lavoro diretti. Il risultato è confusione, esasperazione e, alla fine, una vertenza che si conclude senza che i nodi strutturali siano stati affrontati.
La fragilità del “padroncino”
C’è una questione che va oltre i numeri, e che Rosetti mette sul tavolo con franchezza. Il “padroncino” è una figura produttiva fondamentale — gestisce il proprio mezzo, assume il rischio d’impresa, garantisce flessibilità all’intero sistema portuale — ma è anche strutturalmente esposto.
“È preso per la gola”, dice il coordinatore. Facilmente condizionabile, spesso privo di quella cultura imprenditoriale collettiva che consentirebbe di negoziare da una posizione di forza. La frammentazione del settore è insieme causa ed effetto di questa debolezza: senza aggregazione, la contrattazione è quasi impossibile; senza contrattazione, la frammentazione si perpetua.
È un circolo vizioso che le proteste spontanee non riescono a spezzare. Le rivendicazioni — per quanto legittime — faticano a produrre risposte immediate se non si traducono in un confronto strutturato con gli attori che detengono davvero il potere di cambiare le condizioni del mercato.
La revoca e i ringraziamenti di rito
A sera, dopo la riunione, è arrivato l’accordo. Lo sciopero è stato revocato con ventiquattr’ore di anticipo. Marco Battaglia, vicepresidente dell’Associazione Spedizionieri, ha ringraziato tutti gli attori coinvolti nella risoluzione della vertenza, a partire dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Francesco Benevolo.
I ringraziamenti sono di rito. Ma la crisi che ha portato trenta camionisti a fermarsi davanti al Terminal Container di Ravenna non si è risolta con una riunione serale. Si è solo sospesa.









