La mobilitazione è stata proclamata da Trasportounito, nel quadro della vertenza che da tempo ruota attorno al costo del gasolio e alla possibilità per le imprese di ribaltare l’aumento del carburante sui committenti. Il gasolio, secondo quanto riportato, resta sopra i due euro al litro: un livello che ha spinto l’associazione a confermare lo stop.
A fine marzo la Commissione di garanzia sugli scioperi ha presentato una contestazione formale, sostenendo che i tempi di preavviso erano troppo stretti e che l’iniziativa cadeva troppo vicino a un’altra protesta dell’autotrasporto già prevista in Sicilia. Nonostante l’intervento, alla data di giovedì 17 aprile l’astensione risulta ancora inserita nel registro ufficiale degli scioperi del ministero dei Trasporti, senza indicazioni di revoca.
Di conseguenza, per chi deve pianificare spedizioni e ritiri l’ipotesi più prudente è considerare la protesta operativa, salvo comunicazioni ufficiali di annullamento prima di lunedì.
Cosa può succedere alla logistica
Gli effetti più immediati si vedrebbero su ritiri e consegne sul territorio nazionale e, soprattutto, sul traffico stradale internazionale in ingresso e in uscita dall’Italia. A rischio anche le catene intermodali: quando il trasporto ferroviario dipende dal camion per il primo o l’ultimo miglio, eventuali stop sulla gomma possono trasformarsi rapidamente in ritardi lungo tutta la tratta.
DHL ha informato i clienti il 15 aprile, segnalando che la capacità sui trasporti internazionali potrebbe ridursi e che i ritardi potrebbero protrarsi anche nella settimana successiva. L’operatore ha precisato che le spedizioni impattate verrebbero riprogrammate sulle prime partenze disponibili.
Per le stesse date non risultano scioperi nazionali di porti o ferrovie. È però previsto uno stop ferroviario regionale in Calabria il 23 aprile, insieme ad altre interruzioni locali del trasporto pubblico in diverse aree. Alcuni operatori logistici, in ogni caso, stanno valutando possibili effetti a catena, in particolare nei porti e lungo i collegamenti ferroviari che alimentano le tratte su strada.
Il precedente in Sicilia: un assaggio di cosa può accadere
Lo stop nazionale arriva a ridosso di un fermo dell’autotrasporto in Sicilia durato cinque giorni, iniziato il 14 aprile su iniziativa del Comitato Trasportatori Siciliani. Il ministero dei Trasporti lo ha classificato come astensione regionale delle merci in Sicilia, mentre la stampa di settore ha segnalato rallentamenti rapidi dei flussi logistici sull’isola.
Secondo TrasportoEuropa, la partecipazione sarebbe stata molto alta, attorno al 90%, ma senza blocchi stradali. Il punto critico, invece, sarebbero stati i porti: attività di carico e scarico sospese e collegamenti su gomma tra scali e centri distributivi compromessi. Un’ulteriore ricostruzione di TrasportoEuropa indicava possibili ripercussioni su tutti i porti commerciali siciliani, con la movimentazione dei semirimorchi dalle navi di fatto paralizzata.
Le conseguenze sulla supply chain sarebbero state immediate. FreshPlaza Italia ha riferito che presidi e manifestazioni si sono concentrati soprattutto nei porti di Catania, Palermo, Messina e Termini Imerese, con circa 3.000 trailer e container fermi e circa 100.000 pallet di merce destinata alla grande distribuzione rimasti senza consegna già nel primo giorno. La stessa fonte sottolineava come la mancanza di camion in entrata e in uscita dagli scali stesse creando un collo di bottiglia lungo l’intera catena logistica, come già visto durante lo sciopero degli autotrasportatori in Sicilia.







