PUBBLICITÀ
V1

AdobeStock

Autotrasportatori senza indennità da 100 € per l’attesa

Puoi leggere questo articolo in 6 minuti

Gli autotrasportatori italiani non stanno ancora ricevendo alcun risarcimento per i tempi di attesa eccessivi presso i depositi, nonostante una legge che avrebbe dovuto trasformare gli equilibri di forza nella catena di fornitura.

Il testo che stai leggendo è stato tradotto utilizzando uno strumento automatico, che potrebbe portare a delle imprecisioni. Grazie per la comprensione.

Un nuovo sondaggio pubblicato questa settimana dall’associazione nazionale dell’autotrasporto ASSOTIR suggerisce che, a sei mesi dall’introduzione della regola italiana dei 100 € all’ora per i tempi di attesa, la maggior parte delle aziende di trasporto non ha ancora visto alcun reale beneficio economico.

I numeri sono impietosi. Solo il 28% delle imprese di medie dimensioni dichiara di aver ottenuto con successo l’indennizzo quando i camion vengono trattenuti in attesa oltre la soglia prevista dalla legge. Tra le microimprese (aziende che operano con uno a cinque veicoli e che costituiscono la spina dorsale del trasporto merci su strada in Italia), solo il 5% riesce a ottenere il pagamento. In termini pratici, oltre il 70% delle aziende aventi diritto al risarcimento non lo riceve.

I risultati mettono in luce un divario crescente tra l’ambizione legislativa e la realtà commerciale.

Una riforma che sembrava rivoluzionaria

Quando l’Italia ha adottato la Legge 105/2025 la scorsa estate nell’ambito del Decreto Infrastrutture, il provvedimento è stato ampiamente considerato uno degli interventi più incisivi nella politica europea del trasporto merci su strada degli ultimi anni.

La legge ha introdotto un periodo di tolleranza di 90 minuti per le operazioni di carico e scarico. Successivamente, i committenti devono pagare 100 € per ogni ora aggiuntiva, o frazione di ora, durante la quale un camion è costretto ad attendere. La responsabilità è solidale: sia il committente sia il soggetto che effettua il carico sono responsabili. La regola è espressamente inderogabile.

A novembre, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha emanato una circolare formale che ha ribadito il punto. Il pagamento di 100 €, ha chiarito il ministero, è obbligatorio. Non può essere escluso contrattualmente, ridotto o eliminato tramite negoziazione.

Resistenze sul campo

Ma le resistenze sono emerse quasi immediatamente.

Alla fine del 2025, FIAP, la federazione nazionale italiana che rappresenta le imprese di autotrasporto professionale, ha avvertito che alcuni committenti stavano reagendo alla nuova regola non con il rispetto, ma con pressioni. Secondo la federazione, gli autotrasportatoriche fatturavano la tariffa di 100 € in alcuni casi venivano minacciati di perdere i contratti futuri. Ad altri sarebbe stato chiesto di firmare rinunce in contrasto con l’articolo 6-bis del Decreto Legislativo 286/2005.

FIAP ha definito tali clausole giuridicamente nulle e potenzialmente configurabili come abuso di dipendenza economica. La federazione ha formalmente allertato l’autorità garante della concorrenza e ha istituito un osservatorio di monitoraggio per raccogliere prove di pratiche irregolari nei siti di carico e scarico.

Perché i soldi non arrivano

Gli ultimi dati di ASSOTIR suggeriscono che la difficoltà principale non risiede nel testo della norma, ma nel suo meccanismo.

Il risarcimento non è automatico. Deve essere richiesto dal vettore al committente responsabile del ritardo.

Per i piccoli operatori che dipendono da un numero limitato di contratti, insistere per il pagamento può comportare rischi più commerciali che legali. Un diritto previsto dalla legge può rivelarsi più difficile da far valere nella pratica quando il potere negoziale è squilibrato.

Le microimprese sono quindi esposte su due fronti. Spesso sono le più vulnerabili ai lunghi tempi di attesa, dove anche poche ore possono compromettere le consegne successive ed erodere i margini, eppure sono anche quelle meno propense a far valere l’indennizzo.

Portogallo e Spagna applicano già regole sui tempi di attesa

La proposta di regolamentazione italiana riecheggia misure già introdotte negli ultimi anni in Portogallo e in Spagna. Il Decreto 57/2021 del Portogallo, entrato in vigore a settembre 2021, vieta ai conducenti di veicoli pesanti di svolgere attività di carico e scarico, impone un tempo massimo di attesa di due ore e consente agli autotrasportatori di richiedere un risarcimento per i ritardi.

L’entità del risarcimento in Portogallo è determinata in base al peso del veicolo e al tipo di trasporto, variando da 12 € a 40 € all’ora. Per ritardi superiori a 10 ore, viene aggiunto un ulteriore 25% per ogni ora successiva.

Il decreto richiede inoltre che le aree di attesa siano dotate di servizi igienici e sale d’attesa.

In Spagna, una normativa analoga è entrata in vigore a settembre 2022. La legislazione spagnola vieta ai conducenti di veicoli oltre 7,5 tonnellate di effettuare operazioni di carico e scarico e introduce un risarcimento obbligatorio per ritardi superiori a un’ora presso i centri di distribuzione.

Prima di questa modifica, la soglia era di due ore. La normativa include inoltre disposizioni per la revisione dei prezzi dei contratti di trasporto in linea con le fluttuazioni dei costi del carburante e impone il rispetto del Pacchetto mobilità dell’UE, comprese le regole sui tempi di guida e di riposo.

Tags:

Leggi anche