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Tempi di attesa, la vera partita si gioca nelle imprese

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Il dibattito sui tempi di attesa al carico e scarico torna al centro dell’agenda dell’autotrasporto. A riaccenderlo sono stati, da un lato, i risultati di un’indagine di Assotir, che ha evidenziato una scarsa applicazione dell’indennizzo previsto dalla legge oltre i 90 minuti di attesa, e dall’altro le riflessioni di Massimo Marciani sugli squilibri lungo la filiera logistica e sui limiti di un approccio esclusivamente sanzionatorio.

Nel confronto interviene ora anche FIAP, per voce del suo segretario generale Alessandro Peron, con un messaggio diretto al settore: la norma esiste, è chiara, è inderogabile. Il punto non è se funzioni, ma se venga realmente utilizzata.

Secondo Peron, lo strumento legislativo oggi a disposizione delle imprese non è simbolico né ambiguo: prevede un indennizzo automatico superata la soglia dei 90 minuti. Tuttavia, dai dati raccolti dall’Osservatorio permanente avviato da FIAP su un campione ampio di aziende, emerge una realtà articolata.

In molti casi l’indennizzo non viene richiesto; in altri viene assorbito nella tariffa; altrove mancano contratti che disciplinino in modo chiaro i tempi di carico e scarico oppure sistemi oggettivi di tracciabilità dell’orario di arrivo. Senza documentazione puntuale, dimostrare l’effettiva attesa diventa complesso. E senza clausole contrattuali precise, l’area di incertezza si amplia.

Per FIAP, prima di chiedere nuove norme o irrigidimenti sanzionatori, il settore dovrebbe interrogarsi sulla propria capacità organizzativa e negoziale.

L’esperienza europea

Il riferimento va anche a quanto avviene in altri Paesi europei. In Francia la contrattualizzazione dei tempi è obbligatoria; in Germania esiste un diritto economico “di default” in caso di attesa; in Spagna l’indennizzo è previsto da tempo, ma la sua efficacia dipende dalla concreta attivazione da parte delle imprese.

Il filo conduttore, sottolinea Peron, è la responsabilità imprenditoriale. Nessuna Autorità può sostituirsi all’organizzazione interna delle aziende. Anche il coinvolgimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – avviato per verificare eventuali squilibri sistemici – rappresenta un passaggio istituzionale rilevante, ma non risolutivo se il settore non dimostra di saper applicare le regole già in vigore.

Una questione di credibilità

C’è poi un rischio reputazionale. Dichiarare pubblicamente che “la norma non funziona” può indebolire lo strumento stesso, alimentando conflittualità con la committenza e trasmettendo l’idea di un comparto incapace di utilizzare gli strumenti di cui dispone.

Per FIAP, la strada non è quella dello scontro sterile, bensì del rafforzamento delle partnership lungo la filiera. Il trasporto non deve scaricare responsabilità, ma consolidare la propria posizione attraverso contratti più solidi, sistemi di rilevazione affidabili e una gestione coerente dei diritti riconosciuti dalla legge.

La norma sui tempi di attesa, conclude Peron, non è un’arma ma un meccanismo operativo. Funziona solo se chi lo possiede decide di attivarlo con metodo, disciplina e determinazione. La credibilità del settore non si costruisce denunciando inefficienze, ma dimostrando di saper applicare le regole esistenti.

In altre parole, il rispetto nel mercato non si rivendica: si esercita. Ed è da qui che l’autotrasporto è chiamato a ripartire.

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