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Carburante caro, autotrasportatori trentini al limite

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La crisi dei carburanti mette sotto pressione anche le piccole imprese dell’autotrasporto. In Trentino, molte aziende si trovano ormai di fronte a una scelta inevitabile: aumentare i prezzi o sospendere l’attività.

A raccontarlo è Antonella Paletti, responsabile di Autotrasporti Gobbi, realtà con sede a Comano Terme e una flotta di dieci mezzi. «Fino a fine marzo terremo duro, ma se la situazione non cambia da aprile dovremo alzare le tariffe o tenere fermi i camion», spiega per il sito ildolomiti.it.

Costi in crescita e margini azzerati

L’aumento del prezzo del gasolio, accelerato dalla crisi in Medio Oriente, ha avuto effetti immediati sul settore. I margini, già ridotti, si sono progressivamente azzerati, portando molte imprese a lavorare in pareggio o addirittura in perdita.

Una situazione confermata anche da CNA Fita, che evidenzia come soprattutto i piccoli operatori – in particolare i monoveicolari – siano i più esposti all’aumento dei costi.

«Oggi stiamo tenendo duro lavorando sostanzialmente a pareggio», sottolinea Paletti. Nel giro di poche settimane, il costo dei rifornimenti per l’azienda è passato da circa 24-25 mila euro a oltre 30 mila euro.

Strategie di sopravvivenza (non sempre efficaci)

Per contenere l’impatto dei rincari, l’azienda ha modificato anche le modalità di acquisto del carburante. Se prima venivano effettuati ordini da 10 mila litri, oggi si preferiscono quantitativi più ridotti, intorno ai 3 mila litri, nella speranza di intercettare eventuali ribassi dei prezzi.

Una strategia che però si sta rivelando rischiosa: con i continui aumenti, ogni nuovo rifornimento risulta più costoso del precedente.

Sul piano operativo, si cerca di ottimizzare le tratte, ridurre i viaggi a vuoto e coordinare al meglio le consegne. Tuttavia, senza un’inversione del trend dei prezzi o un intervento pubblico, queste misure non sono sufficienti.

Clienti in difficoltà e contratti bloccati

Il problema non riguarda solo i trasportatori. Anche i clienti delle aziende di logistica stanno affrontando aumenti dei costi delle materie prime, rendendo più difficile accettare nuovi listini.

«Già oggi proponiamo a potenziali nuovi clienti listini aggiornati, ma i contratti che vanno in porto sono pochi», spiega Paletti. Con i clienti storici, invece, l’aumento dei prezzi rappresenta una scelta delicata, ma sempre più inevitabile.

L’eventuale aumento delle tariffe di trasporto rischia di riflettersi su tutta la filiera. In Italia, secondo i dati Istat, oltre il 92% delle merci viaggia su strada: un incremento dei costi logistici si tradurrebbe quindi in un aumento generalizzato dei prezzi dei beni.

Per questo le associazioni di categoria chiedono interventi urgenti, tra cui riduzioni delle accise e meccanismi automatici per contenere l’impatto delle crisi energetiche sui carburanti.

Attesa per le misure del Governo

Tra le ipotesi allo studio c’è il ritorno di un credito d’imposta sul gasolio, simile a quello introdotto nel 2022, che potrebbe coprire una parte dei costi sostenuti dalle imprese. Tuttavia, l’attuazione dipende dalla disponibilità delle risorse e dai tempi tecnici.

Nel frattempo, le aziende continuano a operare in un clima di forte incertezza.

«Quello che stupisce è il sostanziale silenzio della politica: tutti ci auguriamo che questa crisi finisca il più in fretta possibile, ma è certo che anche una conferma su un eventuale sconto fiscale per arginare gli effetti del caro-gasolio ci permetterebbe di programmare le attività con una minima garanzia in più» sottolinea Paletti.

Senza segnali concreti nel breve periodo, il settore si prepara a decisioni difficili, tra rincari inevitabili e il rischio – sempre più concreto – di mezzi fermi.

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