La vicenda, ricostruita dall’emittente investigativa olandese Pointer insieme al sindacato FNV, riporta l’attenzione sugli standard di lavoro lungo le filiere transfrontaliere del trasporto europeo e sulla responsabilità dei committenti.
Il sequestro conservativo e la natura della procedura
Nel diritto civile olandese è possibile richiedere un sequestro conservativo prima che il giudice si pronunci nel merito della controversia. La misura consente di “congelare” beni o crediti per evitare che vengano trasferiti o sottratti in attesa della decisione definitiva.
È un punto giuridicamente rilevante: il provvedimento non equivale a un accertamento di responsabilità né a una condanna delle imprese coinvolte.
Nel servizio vengono citate Samskip, P&O Ferrymasters, DFDS, ECS, CTV e Olof-Mega Travel Trailers, che secondo quanto riportato avrebbero avuto un ruolo nella catena di trasporto oggetto del contenzioso.
Il nodo contrattuale: Lituania o Paesi Bassi?
Secondo la ricostruzione di Pointer e FNV, i conducenti risultavano formalmente assunti da una società di autotrasporto con sede in Lituania. In concreto, tuttavia, avrebbero lavorato prevalentemente in Europa occidentale, in particolare nei Paesi Bassi.
Per il sindacato, la questione è lineare: se l’attività è stata svolta stabilmente sul territorio olandese, ai lavoratori spetterebbero le retribuzioni previste dalla normativa e dai contratti collettivi locali, indipendentemente dal Paese di registrazione del datore di lavoro.
I conducenti, che hanno parlato in forma anonima all’emittente, riferiscono di periodi senza stipendio, di differenze significative tra quanto promesso e quanto effettivamente versato e dell’obbligo di dormire in cabina. La richiesta complessiva ammonta oggi a 232.000 euro.
FNV sostiene che la struttura contrattuale lituana sarebbe stata utilizzata per aggirare l’applicazione delle tariffe salariali olandesi, definendo il meccanismo contestato come un uso distorto delle regole del mercato unico.
La responsabilità dei committenti
Particolarmente significativa è la strategia processuale adottata. Invece di limitarsi ad agire contro il datore di lavoro lituano — che secondo il sindacato avrebbe risorse limitate e sarebbe difficile da perseguire oltreconfine — i lavoratori e FNV hanno chiesto il sequestro anche nei confronti di aziende olandesi che avrebbero commissionato i trasporti.
La mossa riapre un dibattito centrale nel trasporto europeo: fino a che punto un committente è responsabile delle condizioni di lavoro lungo la propria catena di fornitura.
Il mercato dell’autotrasporto nei Paesi Bassi, come in gran parte dell’Europa occidentale, si fonda in misura rilevante su subappalti transfrontalieri. Non è raro che conducenti assunti in Stati membri con livelli salariali inferiori operino stabilmente in mercati con retribuzioni più elevate.
Per i sindacati, questo modello viene talvolta utilizzato per comprimere i minimi salariali locali; le imprese replicano che il subappalto è componente fisiologica del trasporto internazionale e che la responsabilità legale dipende dalla specifica configurazione contrattuale.
Nel caso in esame, la linea di FNV è netta: quando il lavoro viene svolto a beneficio economico di un committente, quest’ultimo non dovrebbe potersi sottrarre alle conseguenze di eventuali irregolarità.
Implicazioni per il settore
La vicenda si inserisce in un contesto europeo in cui la regolazione del distacco dei lavoratori e del cabotaggio è oggetto di continui interventi normativi. Oltre al profilo strettamente giuridico, il caso tocca aspetti di governance e di responsabilità ESG nelle filiere logistiche.
Se le richieste dei lavoratori dovessero trovare accoglimento nel merito, l’effetto potrebbe estendersi oltre il singolo contenzioso, rafforzando il principio di corresponsabilità lungo la catena contrattuale.
Pointer riferisce di aver contattato le aziende citate prima della pubblicazione. Le risposte sarebbero arrivate in forme differenti, senza che nella versione accessibile del servizio fossero riportati ulteriori dettagli.
Al di là dell’esito giudiziario, il caso evidenzia come nel trasporto internazionale la competitività non possa prescindere dal rispetto uniforme delle regole del lavoro all’interno del mercato unico europeo.









