La nuova versione della norma consente alle aziende attive nelle aree portuali di ottenere un “buono portuale” fino a 3.500 euro per ciascun lavoratore e per ogni specifica patente o abilitazione richiesta per lo svolgimento delle mansioni.
Rientrano tra i titoli finanziabili le patenti per mezzi pesanti destinati al trasporto, le abilitazioni alla movimentazione di persone e merci e i rinnovi obbligatori delle qualifiche professionali. Il contributo sarà riconosciuto nel rispetto delle regole nazionali ed europee sugli aiuti di Stato.
Un sostegno alla formazione e alle nuove assunzioni
Il costo delle patenti e delle certificazioni rappresenta spesso un ostacolo per l’ingresso di nuovo personale o per la riqualificazione di quello già in organico. Con il nuovo impianto normativo, le imprese potranno alleggerire questo onere economico, favorendo nuove assunzioni, percorsi di crescita professionale interna e maggiore flessibilità organizzativa.
La misura interviene quindi su un nodo operativo concreto: la carenza di competenze certificate in ambito portuale. Ridurre il costo della formazione obbligatoria significa anche accorciare i tempi di risposta alle esigenze operative e rendere più dinamica la gestione del personale.
Non solo patenti: fondi per organizzazione, digitale ed ESG
Il Bonus Portuale non si limita alla copertura delle spese per le abilitazioni. Per l’organizzazione aziendale è previsto un contributo fino a 20.000 euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, destinato all’aggiornamento dei modelli gestionali e all’adeguamento agli obblighi normativi del settore.
Ancora più significativo è il plafond fino a 80.000 euro per impresa, per ciascun anno del biennio, destinato a investimenti in automazione, digitalizzazione e sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG). L’intervento amplia così il raggio d’azione del bonus, trasformandolo in uno strumento di supporto alla modernizzazione complessiva del sistema portuale.
Operatività dopo l’iter parlamentare
La misura diventerà pienamente operativa una volta concluso l’iter parlamentare. A quel punto le aziende potranno pianificare con maggiore certezza finanziaria le attività del 2026 e del 2027, strutturando percorsi formativi e investimenti organizzativi su base biennale.
Rispetto alla prima versione del Bonus Portuale, giudicata complessa e poco accessibile, la nuova formulazione chiarisce importi e finalità, amplia le tipologie di intervento finanziabili ed estende l’orizzonte temporale fino al 2027. In questa veste, la “patente gratis” non è solo un incentivo economico, ma un tassello di politica industriale volto a rafforzare occupazione, competitività e innovazione della portualità italiana.











