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I furti di gasolio ai camion tornano a crescere anche in Italia

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I furti di gasolio ai danni dei mezzi pesanti sono nuovamente in aumento anche in Italia. Secondo gli operatori del settore, si tratta di azioni sempre più rapide, organizzate e con un impatto economico ben superiore al valore del carburante sottratto. Oltre alla perdita del gasolio, infatti, le imprese devono far fronte a fermi tecnici, interventi di riparazione, ritardi nelle consegne e costi operativi aggiuntivi.

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Il fenomeno si inserisce in una dinamica che interessa numerosi Paesi europei. L’aumento del prezzo del carburante rende il mercato illegale del gasolio particolarmente redditizio e trasforma un camion in sosta con il pieno in un obiettivo di elevato valore. Per molte aziende di autotrasporto non si tratta più di episodi isolati, bensì di operazioni pianificate da gruppi criminali specializzati.

Cinque camion svuotati prima della partenza

Claudio Sensi, vicepresidente di FAI Liguria e responsabile di Dlm Coop, ha raccontato ai media italiani due episodi di furto che hanno coinvolto i veicoli della propria azienda.

L’episodio più grave risale a maggio, in provincia di Alessandria, dove cinque camion, già pronti a partire, sono stati completamente svuotati del carburante.

«Non siamo più davanti a un furto occasionale. Si tratta di gruppi organizzati che operano con cisterne mobili, contenitori e pompe dedicate al rapido trasferimento del carburante», ha spiegato Sensi.

Secondo il suo racconto, i responsabili riescono spesso ad aprire i serbatoi utilizzando chiavi passepartout e strumenti specifici, evitando di danneggiarli. Quando ciò non è possibile, praticano un foro nel serbatoio, inseriscono un tubo e aspirano il gasolio mediante pompe.

Grazie ad attrezzature dedicate, un serbatoio di grandi dimensioni può essere svuotato nel giro di pochi minuti.

La sosta resta il momento di maggiore vulnerabilità

La maggior parte dei furti viene commessa quando il veicolo rimane incustodito, spesso durante il periodo di riposo dell’autista.

Nel mirino finiscono soprattutto parcheggi non custoditi, piazzole autostradali, aree prossime ai distributori e zone vicine ai punti di carico e scarico. Gli episodi possono verificarsi sia nelle ore notturne sia in pieno giorno.

«Il momento più delicato è la sosta in un luogo privo di sorveglianza, soprattutto quando l’autista dorme», ha osservato Sensi.

Le conseguenze non si limitano alla perdita del carburante. Un mezzo destinato a una consegna può infatti rimanere inutilizzabile fino al completamento del rifornimento o delle eventuali riparazioni, con possibili richieste di soccorso stradale e ripercussioni sull’intera programmazione operativa.

Ogni episodio rischia di compromettere la pianificazione delle consegne, generando ritardi, costi aggiuntivi e tensioni nei rapporti con la clientela.

Il mercato illegale alimenta i furti

Secondo i rappresentanti del settore, l’attuale recrudescenza dei furti è strettamente collegata alla crescita del commercio illegale di carburante. In questo circuito confluiscono sia il gasolio sottratto direttamente ai mezzi pesanti sia quello commercializzato al di fuori dei canali ufficiali senza il corretto assolvimento degli obblighi fiscali.

Sensi stima che il carburante di provenienza illecita venga rivenduto con uno sconto compreso tra 30 e 40 centesimi al litro rispetto ai prezzi praticati dai distributori regolari.

«Quando i prezzi salgono, aumentano sia il contrabbando sia i furti. Quando tornano su livelli più abituali per i trasportatori, il fenomeno si riduce in modo evidente», ha dichiarato.

Il fenomeno continua ad alimentarsi grazie alla presenza di una domanda disposta ad acquistare carburante a prezzi inferiori rispetto ai canali ufficiali, attraverso reti informali di distribuzione e depositi clandestini oggetto dei controlli delle autorità fiscali e doganali.

Un fenomeno diffuso in Europa

Le dinamiche osservate in Italia trovano conferma anche negli altri principali mercati europei.

Secondo l’organizzazione belga dei trasportatori Transport en Logistiek Vlaanderen, una società di autotrasporto su cinque ha registrato un incremento dei furti di carburante nel corso dell’anno e, nel solo aprile 2026, sono stati sottratti oltre 10.000 litri di gasolio.

A marzo, nell’area di servizio di Grüner Winkel, nei pressi di Euskirchen, in Germania, ignoti hanno rubato circa 1.600 litri di carburante da due camion mentre gli autisti stavano dormendo nelle rispettive cabine.

In Francia, alcune aziende denunciano perdite annuali di diverse migliaia di litri. Transports Quincé ha dichiarato di aver perso oltre 13.800 litri di gasolio nel 2025; nel solo gennaio 2026 il carburante sottratto ha raggiunto 5.207 litri, per un valore stimato di 6.750 euro. Un’altra impresa francese quantifica i danni annuali in circa 15.000 euro.

Costi che vanno oltre il carburante

Il furto di gasolio genera una pluralità di costi. Oltre al valore del carburante sottratto, le imprese possono dover sostenere spese per la sostituzione di tappi, bocchettoni e serbatoi danneggiati, la bonifica di eventuali sversamenti, il traino del mezzo e il fermo operativo non programmato.

A ciò si aggiunge il tema assicurativo: le polizze coprono spesso i danni provocati dall’effrazione, ma non rimborsano il valore del carburante rubato.

Le aziende segnalano inoltre procedure di denuncia complesse e ridotte possibilità di recuperare il gasolio sottratto, circostanza che potrebbe contribuire a una sottostima del fenomeno nelle statistiche ufficiali.

Le misure di prevenzione

Tappi rinforzati, reti anti-sifonaggio, protezioni del bocchettone e sensori di livello rappresentano strumenti utili, ma la sicurezza richiede un approccio integrato, soprattutto contro gruppi criminali ben organizzati.

«Quando entra in azione un gruppo organizzato, dispone già di uomini, veicoli e strumenti adatti. A quel punto può essere troppo tardi per reagire», ha affermato Sensi.

Secondo gli operatori del settore, resta determinante una corretta pianificazione delle soste, privilegiando parcheggi illuminati, videosorvegliati e con accessi controllati, soprattutto subito dopo il rifornimento, quando il valore del carburante trasportato è massimo.

Tra le principali misure preventive figurano:

  • reti anti-sifonaggio;
  • tappi rinforzati e chiusure in acciaio;
  • allarmi collegati all’apertura del serbatoio o a improvvisi cali del livello del carburante;
  • sistemi telematici di monitoraggio dei consumi;
  • sigilli anti-manomissione;
  • parcheggio con il lato del bocchettone rivolto verso ostacoli fisici;
  • utilizzo di aree di sosta custodite.

La carenza di parcheggi sicuri resta il principale fattore di rischio

Da anni il settore evidenzia come la disponibilità insufficiente di aree di sosta sicure rappresenti non solo un problema per il benessere degli autisti, ma anche un elemento critico per la sicurezza dell’intera filiera logistica.

Parcheggi non sorvegliati aumentano infatti il rischio di furti di carburante, merce e componenti dei veicoli. Sorveglianza, illuminazione e controllo degli accessi stanno assumendo un ruolo sempre più strategico nella protezione delle attività di trasporto.

Quando il prezzo del gasolio cresce, un serbatoio pieno diventa una risorsa facilmente monetizzabile sul mercato illegale. I casi registrati in Italia dimostrano come i gruppi criminali siano in grado di sottrarre rapidamente il carburante, spesso senza destare sospetti. Per questo motivo, la tutela del carburante deve oggi essere considerata parte integrante delle strategie di sicurezza del trasporto, al pari della protezione delle merci trasportate.

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