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Caro carburante e autotrasporto: margini azzerati, tensioni crescenti e rischio sistemico per la logistica

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L’autotrasporto italiano entra nel 2026 in una fase di forte instabilità economica, con il costo del gasolio che ha superato stabilmente la soglia dei 2 euro al litro e un impatto diretto sulla sostenibilità operativa delle imprese. Le evidenze emerse dalle associazioni di categoria delineano un quadro critico: aumento dei costi non trasferito lungo la filiera, strumenti pubblici inefficaci nel medio periodo e un crescente rischio di fermo nazionale del settore.

Nel modello economico delle imprese di autotrasporto, il carburante ha rapidamente riconquistato un ruolo centrale. I dati provenienti dal territorio veronese indicano un’incidenza che ha raggiunto il 40% dei costi aziendali, in crescita rispetto al 30% registrato solo nel mese di febbraio.

Si tratta di un’accelerazione anomala, che riflette direttamente le tensioni geopolitiche internazionali. La crisi energetica innescata dal conflitto nel Golfo ha determinato un incremento del prezzo del gasolio fino a 50 centesimi al litro, che avrebbe potuto raggiungere i 70 centesimi in assenza di interventi pubblici.

Questa dinamica modifica radicalmente l’equilibrio economico delle imprese, rendendo il carburante non solo una voce rilevante, ma la principale variabile di rischio.

Prezzi e impatto economico: la soglia di sostenibilità è superata

Il prezzo del gasolio ha superato i 2,04 euro al litro sulla rete ordinaria, con valori ancora più elevati lungo la rete autostradale.

Secondo le stime delle associazioni, questo livello genera un incremento dei costi fino a 9.000 euro annui per ciascun veicolo pesante.

L’impatto è duplice:

  • erosione dei margini operativi, fino a situazioni di lavoro in perdita
  • perdita di competitività, con aziende che rischiano di essere escluse dal mercato

Un elemento critico evidenziato dal settore è la mancata traslazione dei costi. Secondo Assotir, nonostante l’aumento del gasolio, i vettori non hanno trasferito integralmente i rincari sulle tariffe di trasporto, determinando una compressione ulteriore della redditività.

Interventi pubblici: efficacia limitata e ritardi attuativi

Le misure adottate dal Governo, in particolare il taglio delle accise di circa 20 centesimi al litro, hanno avuto un effetto temporaneo.

Le associazioni segnalano che tale intervento è stato rapidamente neutralizzato dall’aumento del prezzo industriale del carburante, riducendo significativamente l’impatto reale sul costo finale.

In questo contesto, il settore chiede un rafforzamento degli strumenti esistenti e l’attuazione immediata di misure già previste ma non operative. Tra le priorità:

  • attuazione del credito d’imposta da 100 milioni di euro
  • continuità dei meccanismi di compensazione delle accise
  • interventi a sostegno della liquidità aziendale

Parallelamente, emergono proposte di carattere strutturale, come l’introduzione di un meccanismo normativo che colleghi automaticamente il costo del carburante alle tariffe di trasporto, con aggiornamenti periodici.

Dinamiche di filiera: squilibri contrattuali e pressione sui vettori

Il quadro che emerge non è solo congiunturale, ma riflette criticità strutturali nella filiera logistica.

Le imprese di autotrasporto si trovano in una posizione di debolezza contrattuale, che limita la possibilità di adeguare i prezzi dei servizi in funzione dei costi reali. Questo genera un disallineamento tra:

  • costo effettivo del trasporto
  • corrispettivo riconosciuto dai committenti

Il risultato è una progressiva compressione dei margini, che incide sulla sostenibilità del modello operativo, soprattutto per le piccole e medie imprese.

Verso la mobilitazione: il settore valuta il fermo nazionale

L’evoluzione della crisi sta spingendo il settore verso forme di protesta più incisive.

A livello territoriale, incontri operativi sono stati convocati presso l’Interporto Quadrante Europa di Verona e al Crowne Plaza di Padova per valutare azioni condivise.

A livello nazionale, Unatras ha fissato per il 17 aprile 2026 una riunione del Comitato Esecutivo, con all’ordine del giorno possibili iniziative di autotutela, incluso il fermo dei servizi.

Nel frattempo, Trasportounito ha già proclamato uno sciopero nazionale dal 20 al 25 aprile, segnalando un’escalation della tensione all’interno del comparto.

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