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Falsi trasportatori in aumento: frodi da milioni di euro colpiscono la logistica

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I truffatori che si spacciano per vettori stanno affinando le tecniche: sfruttano strumenti digitali e piattaforme online per intercettare carichi di alto valore prima che arrivino a destinazione. Le autorità tedesche segnalano un’impennata dei casi riconducibili a gruppi criminali ben organizzati. Nel primo semestre 2025, in Germania le perdite legate ai cosiddetti “ghost carriers” hanno toccato diciassette virgola cinque milioni di euro.

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Secondo quanto riportato da n-tv sulla base di dati dpa, quello che fino a poco tempo fa sembrava un fenomeno sporadico è diventato un rischio concreto per il settore dei trasporti. L’Ufficio di polizia criminale dell’Assia (LKA) descrive un modus operandi sempre più credibile: i responsabili creano profili aziendali convincenti, si sostituiscono a trasportatori reali e usano contatti falsi per ottenere incarichi di trasporto.

Un’escalation in tempi rapidissimi

I numeri citati dall’Associazione delle imprese dell’Assia (VhU) e dall’Associazione tedesca delle assicurazioni (GDV) rendono l’idea della portata del problema. Nei primi sei mesi 2025, i danni attribuiti ai finti vettori sono stati stimati intorno a diciassette virgola cinque milioni di euro. Per confronto, l’intero 2023 si fermava a circa cinque milioni di euro.

La GDV indica inoltre che nel 2024 sono stati registrati 266 casi di “ghost carriers”, contro gli 80 del 2022. Gli esperti stimano che, a livello europeo, i furti di camion e merce possano arrivare fino a un virgola tre miliardi di euro l’anno.

Carichi “pronti all’uso”: così i criminali si fanno consegnare la merce

Daniel Muth, a capo dell’LKA dell’Assia, sottolinea che questa strategia è più semplice e redditizia rispetto ai furti tradizionali nelle aree di sosta.

“Di fatto si fanno consegnare un mezzo già carico. Se parliamo di una spedizione da quaranta tonnellate piena di iPhone, è facile immaginare quanti soldi ci siano in gioco”, ha spiegato Muth.

Di norma i truffatori scandagliano le offerte sulle borse carichi online. Possono attirare le aziende con condizioni insolitamente vantaggiose oppure presentarsi come vettori noti o come subappaltatori “di fiducia”. Una volta ritirata la merce, i camion spariscono. A rendere più difficile l’identificazione contribuiscono targhe sostituite e documenti contraffatti.

Per gli investigatori, sempre più spesso non si tratta di furti occasionali, ma di frodi logistiche costruite con precisione.

Elettronica e materie prime nel mirino

Le autorità osservano che i gruppi criminali puntano su merci facili da rivendere rapidamente: in particolare elettronica, materie prime e altri prodotti di valore elevato. Un caso recente ha riguardato due spedizioni di materie prime partite dal Tirolo. I responsabili si sono presentati come subappaltatori e hanno dirottato i carichi verso la Germania. I danni sono stati stimati in decine di migliaia di euro.

Un ulteriore nodo riguarda la responsabilità nella scelta dei partner. Se un subappaltatore non viene verificato in modo adeguato, l’impatto economico di una perdita di carico può diventare pesantissimo.

Segnali d’allarme da non sottovalutare

Autorità e associazioni di settore invitano a maggiore prudenza quando si assegnano trasporti tramite canali online. Tra i campanelli d’allarme più frequenti ci sono:

  • uso di caselle e-mail gratuite al posto di indirizzi aziendali,
  • domini web molto simili a quelli di aziende reali,
  • profili appena creati sulle piattaforme, senza storico,
  • accettazione immediata di qualsiasi tariffa senza trattativa — oppure prezzi anormalmente bassi,
  • contatti limitati a un solo numero di cellulare,
  • cambi dell’ultimo minuto di veicolo o targhe prima del carico,
  • documenti assicurativi che non si riescono a verificare rapidamente.

La polizia consiglia controlli più rigorosi sui partner commerciali, l’impiego del tracciamento GPS e l’adozione di ulteriori misure tecniche di sicurezza a bordo dei veicoli.

Indicazioni anche per gli autisti

Le autorità ricordano inoltre agli autisti alcune regole di base. Durante le soste è meglio non condividere con estranei informazioni su percorso, tipo di merce o luogo di consegna. Viene anche raccomandato di non lasciare il mezzo incustodito e di controllare camion e carico dopo pause prolungate. La polizia sconsiglia di dare passaggi e invita a mantenere contatti regolari con la base operativa, seguendo procedure concordate in anticipo.

Più controlli su logistica e trasporti

Parallelamente, in Germania aumentano le ispezioni nel comparto logistico e dei trasporti. Il 6 maggio, la dogana tedesca ha condotto un’operazione su scala nazionale nel settore corrieri ed espresso. Sono state controllate oltre settemila persone, con procedimenti avviati su temi che includono il rispetto del salario minimo e i contributi di previdenza sociale.

In Assia, durante controlli sui camion, la polizia ha rilevato numerose irregolarità tecniche. Tra i casi riscontrati: un veicolo sovraccarico dell’otto virgola sette per cento e un camion con 25 tonnellate di merce non adeguatamente fissata.

Con l’evoluzione delle tecniche criminali, verifica dei partner, monitoraggio delle spedizioni e strumenti di sicurezza digitale diventano sempre più centrali per proteggere trasporti e logistica.

Il subappaltatore fantasma e il carico che svanisce

Un subappaltatore finto e un carico sparito nel nulla

Il copione dei “ghost carriers” non riguarda un solo Paese: episodi analoghi vengono segnalati in tutta Europa. In questo contesto, spicca un caso avvenuto in Austria. Un’azienda del Tirolo è finita vittima di questa forma di frode. Un trasportatore esperto dell’area Innsbruck-Land si è affidato a soggetti che si presentavano come subappaltatori legittimi e hanno preso in carico due trasporti di materie prime ritirati in Italia. Le spedizioni dovevano arrivare in Germania, ma non hanno mai raggiunto il destinatario.

All’inizio, nulla lasciava presagire problemi: identità apparentemente solida, comunicazioni fluide, ordine accettato senza attriti. Solo in un secondo momento è emerso che la merce era stata di fatto sottratta alla catena logistica da un soggetto mai verificato davvero. Le perdite hanno raggiunto decine di migliaia di euro e le autorità segnalano che una parte della responsabilità potrebbe ricadere anche sull’azienda che ha affidato il trasporto lungo la catena.

È proprio questo l’aspetto più istruttivo del caso del Tirolo: l’operazione può sembrare del tutto ordinaria. Sempre più spesso gli esperti parlano di un problema strutturale. Karol Wojtowski di Pactus.eu sostiene che le frodi nel trasporto non siano più episodi isolati, ma un modello operativo ormai “raffinato” utilizzato da gruppi criminali.

Secondo Wojtowski, alcuni segnali ricorrono spesso prima che un carico sparisca. Uno riguarda la manipolazione dei domini e-mail: indirizzi quasi identici a quelli reali, ma con una differenza minima. Un altro è la presenza di account nuovi o rimasti inattivi a lungo su una piattaforma che improvvisamente diventano molto operativi.

Anche la pressione sui tempi e l’assenza di trattativa sono schemi tipici. I truffatori accettano qualunque tariffa perché non puntano al prezzo del trasporto: puntano ad arrivare alla merce. E poi c’è il tema assicurativo: senza una verifica indipendente direttamente con l’assicuratore, un documento falso può passare inosservato.

Infine, c’è un momento critico che ricorre in molti casi: al carico si presenta un veicolo diverso. Se le targhe non corrispondono a quanto previsto nell’ordine e la spiegazione è un presunto guasto, la consegna della merce andrebbe sospesa.

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