Un dato che, letto isolatamente, può sembrare marginale, ma che inserito nella dinamica dei costi logistici europei evidenzia una criticità crescente per la filiera.
Operazioni rapide, organizzazione criminale e impatto economico
Le segnalazioni provengono in larga parte dalle aree di sosta francesi, ma il fenomeno si sta estendendo con maggiore frequenza anche in Belgio e in altri Paesi dell’Europa occidentale.
Secondo TLV, non si tratta di atti occasionali. Le modalità operative — rapidità di esecuzione, coordinamento, capacità di sottrarre fino a 600 litri da un singolo mezzo — suggeriscono l’azione di gruppi organizzati.
L’impatto economico va ben oltre il valore del carburante rubato. Per le imprese di autotrasporto, i costi indiretti includono:
- riparazione dei danni ai serbatoi e ai sistemi di alimentazione,
- mancato rispetto delle finestre di consegna,
- penali contrattuali e reclami dei clienti,
- costi di bonifica per eventuali sversamenti.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento critico: nella maggior parte dei casi le polizze assicurative non coprono il carburante sottratto. Le procedure di denuncia vengono inoltre percepite come lente e onerose, con il risultato che una parte degli episodi resta fuori dalle statistiche ufficiali.
Pressione sulla catena logistica
«Non è vandalismo. È criminalità organizzata che mette sotto pressione l’intera catena logistica», ha dichiarato Johan Staes, CEO di TLV. «Genera costi rilevanti e compromette l’operatività dei trasportatori».
Il fenomeno presenta una chiara dimensione transfrontaliera. Episodi analoghi sono stati segnalati anche in Germania — come nel caso dell’area di servizio “Grüner Winkel”, nei pressi di Euskirchen, dove sono stati sottratti circa 1.600 litri da due camion — e in diverse regioni francesi, dove alcune imprese dichiarano perdite annuali di decine di migliaia di litri.
In un contesto già segnato dall’aumento dei costi energetici, dalla pressione sui margini e dalle tensioni geopolitiche, il furto di carburante rappresenta un ulteriore fattore di rischio operativo.
Sicurezza infrastrutturale: il nodo dei parcheggi
Tra le priorità indicate dal settore vi è il potenziamento dei parcheggi sicuri per mezzi pesanti. La sola videosorveglianza non è sufficiente: servono barriere fisiche, accessi controllati, illuminazione adeguata e servizi strutturati per gli autisti.
TLV ha sollecitato un intervento istituzionale, chiedendo maggiore coordinamento tra autorità nazionali e forze di polizia. Il governo belga, secondo l’associazione, avrebbe riconosciuto la gravità del problema, impegnando la polizia stradale federale a intensificare i controlli nelle aree di servizio.
Dalla prevenzione tecnologica alla gestione del rischio
Sul piano operativo, le aziende stanno adottando contromisure mirate:
- inserti anti-sifonamento,
- tappi rinforzati,
- protezioni del bocchettone,
- sensori di livello e sistemi di allarme,
- monitoraggio telematico in tempo reale,
- sigilli di sicurezza.
Anche le prassi quotidiane incidono sul livello di rischio: sostare in aree illuminate, privilegiare parcheggi sorvegliati e limitare l’accessibilità al serbatoio può aumentare il tempo necessario per l’effrazione, riducendo l’attrattività del mezzo per i gruppi criminali.
Gasolio come asset strategico
Nel nuovo equilibrio economico del trasporto su strada, il gasolio non è più soltanto una voce di costo operativa. Per molte imprese rappresenta un vero e proprio asset strategico, la cui protezione incide direttamente su marginalità, affidabilità contrattuale e reputazione.
La gestione del rischio carburante, in questo scenario, diventa parte integrante della governance logistica e della resilienza della supply chain europea.








