AdobeStock / industrieblick

Incendi in Europa: gli effetti sulla supply chain durano più degli incendi

Puoi leggere questo articolo in 7 minuti

Gli incendi che nelle ultime settimane hanno colpito vaste aree della Spagna e della Francia non hanno soltanto interrotto temporaneamente la circolazione su strade e linee ferroviarie. Hanno esercitato una forte pressione su magazzini, fornitori, siti produttivi e operatori logistici locali, con ripercussioni che rischiano di protrarsi ben oltre la riapertura delle infrastrutture.

Dietro questo testo c'è una persona, non un'intelligenza artificiale. Questo materiale è stato interamente preparato dal redattore, utilizzando la sua conoscenza ed esperienza.

I punti chiave

  • A fine luglio DHL Freight e Kühne+Nagel hanno segnalato ritardi nei servizi stradali e ferroviari nelle aree di Madrid, Bordeaux e del sud della Francia.
  • In Spagna non sono state registrate, almeno inizialmente, chiusure dei principali porti: le criticità hanno riguardato soprattutto i collegamenti terrestri e le vie di accesso locali.
  • Le supply chain risultano particolarmente vulnerabili quando dipendono da fornitori altamente specializzati, operano con scorte ridotte e rispettano finestre operative molto ristrette.
  • Le conseguenze possono protrarsi anche dopo il ripristino della viabilità.
  • Secondo Sphera, negli ultimi tre anni sono stati registrati oltre 30 episodi di interruzione delle forniture collegati agli incendi in Francia, Spagna, Portogallo e Grecia.

Il vero nodo non è la lunga percorrenza

A fine luglio numerosi incendi di vaste dimensioni hanno determinato la chiusura di importanti snodi stradali e corridoi ferroviari in Francia e Spagna. DHL Freight ha invitato i clienti a prevedere possibili ritardi nei ritiri e nelle consegne nell’area di Madrid e Bordeaux, mentre Kühne+Nagel ha segnalato disagi al traffico stradale e ferroviario in Spagna e nel sud-ovest della Francia. Nello stesso periodo non risultavano restrizioni dirette ai principali porti spagnoli.

Per molte imprese, tuttavia, il problema principale non riguarda le grandi arterie di trasporto, bensì i punti più fragili della rete logistica. La riapertura di un’autostrada serve a poco se un fornitore interrompe la produzione a causa di un’evacuazione, un magazzino rimane inaccessibile oppure un trasportatore locale non riesce a mettere in servizio personale e mezzi.

Il rischio non riguarda più soltanto i tempi di transito, ma la continuità operativa dell’intera supply chain.

Gli effetti sulla produzione emergono con ritardo

Le conseguenze più rilevanti spesso non coincidono con la fase acuta dell’emergenza. Un impianto può continuare a operare utilizzando le scorte disponibili, mentre le criticità emergono solo quando iniziano a mancare componenti essenziali.

Le componenti più critiche sono quelle approvvigionate presso un numero molto limitato di fornitori o realizzate secondo specifiche del cliente. In queste circostanze individuare rapidamente un’alternativa è raramente possibile.

Si tratta di una vulnerabilità ben nota nei comparti dell’aerospazio, dell’elettronica, delle tecnologie medicali e della meccanica avanzata. L’area di Bordeaux, ad esempio, ospita numerose aziende hi-tech e aerospaziali che dipendono da fornitori altamente specializzati e da flussi logistici pianificati con estrema precisione.

La fragilità si nasconde oltre il primo livello di fornitura

Secondo Sphera, le criticità operative più complesse tendono a manifestarsi tra i fornitori di secondo e terzo livello. Le aziende dispongono generalmente di una buona visibilità sui partner diretti, ma conoscono molto meno la rete dei subfornitori, dei magazzini e degli operatori logistici che operano a monte della filiera.

Questa limitata trasparenza fa sì che un incendio possa bloccare un’azienda di cui il cliente finale ignora persino l’esistenza. Se viene meno un produttore condiviso di componenti, uno specialista del packaging o un vettore logistico, gli effetti possono propagarsi contemporaneamente a numerose catene di fornitura.

Sempre secondo Sphera, negli ultimi tre anni sono stati individuati oltre 30 episodi di carenza di approvvigionamento riconducibili agli incendi verificatisi in Francia, Spagna, Portogallo e Grecia. Per le imprese, quindi, l’impatto non può essere considerato un fenomeno esclusivamente locale.

Quando poche ore di ritardo diventano giorni

Nelle reti groupage, express e parcel è sufficiente che un camion arrivi in ritardo a un hub per compromettere l’intera pianificazione. Se una spedizione supera l’orario di cut-off, perde la coincidenza prevista e poche ore di ritardo possono facilmente trasformarsi in un’intera giornata aggiuntiva.

Lo stesso principio vale per il trasporto marittimo e aereo. Anche in presenza di porti e aeroporti pienamente operativi, la merce può perdere la partenza programmata se il pre-carriage subisce rallentamenti oppure se i container non raggiungono il terminal entro i tempi previsti.

Kühne+Nagel ha inoltre segnalato che gli incendi nel sud della Francia potevano influenzare i collegamenti nell’area di Marsiglia, Lione e Fos-sur-Mer, interessando un porto strategico e uno dei principali poli industriali francesi.

Rerouting e servizi straordinari fanno crescere i costi

Per imprese e operatori logistici gli effetti non si limitano ai ritardi. Può rendersi necessario ripianificare le rotte, riprogrammare gli slot di carico e, nei casi più critici, organizzare mezzi dedicati o trasporti straordinari per garantire la continuità delle forniture.

Tra le principali voci di costo figurano:

  • maggiori percorrenze e consumi di carburante;
  • tempi di attesa più lunghi presso hub, terminal e magazzini;
  • ricorso a servizi express o trasporto aereo per le componenti urgenti;
  • incremento delle scorte di sicurezza;
  • penali contrattuali e perdite produttive dovute ai ritardi nelle consegne.

La possibilità di trasferire tali costi dipende dalle clausole contrattuali, dalle condizioni di trasporto e dalla natura dell’interruzione.

Moda, ricambi e alimentare: i settori più esposti

Sphera evidenzia che gli incendi hanno già prodotto effetti sulla distribuzione dell’abbigliamento durante la stagione dei saldi. In questo comparto le finestre commerciali sono particolarmente ristrette e un ritardo può ridurre rapidamente il valore economico della merce.

Anche la logistica dei ricambi presenta una forte sensibilità ai ritardi: quando un impianto produttivo si arresta, anche poche ore di attesa per un componente critico possono tradursi in costi molto elevati.

Nel settore alimentare, infine, la ridotta shelf life dei prodotti e la gestione della catena del freddo aumentano ulteriormente il livello di rischio. Deviazioni di percorso e tempi di attesa più lunghi non incidono soltanto sui costi logistici, ma aumentano anche la probabilità di compromettere le finestre di consegna o il rispetto delle condizioni di temperatura richieste.

Perché gli effetti possono durare più degli incendi

La riapertura di strade e ferrovie non coincide con il pieno ripristino dell’operatività. I mezzi possono continuare a seguire percorsi alternativi, i turni degli autisti richiedere tempo per essere riequilibrati e i magazzini devono smaltire gli arretrati accumulati.

Nel frattempo, i fornitori sono spesso chiamati a verificare i danni, riattivare gli impianti o sostituire personale temporaneamente indisponibile. A questo si aggiunge la competizione tra più aziende per accedere alla stessa capacità di trasporto alternativa.

Per questo motivo, la vera variabile da monitorare non è soltanto la riapertura delle infrastrutture, ma la reale disponibilità di materiali, la continuità produttiva dei fornitori, l’operatività dei punti di trasbordo e la capacità delle rotte alternative di assorbire i flussi logistici.

Tags:

Leggi anche