I grandi gruppi della logistica mondiale continuano a crescere, ma il motore non è più soltanto l’aumento delle merci movimentate. I risultati del secondo trimestre del 2026 mostrano un settore capace di migliorare ricavi e redditività anche in presenza di una domanda debole nel trasporto stradale, tariffe volatili e rotte commerciali in continua ridefinizione.
DSV, Kuehne+Nagel, DHL, GEODIS, GXO e C.H. Robinson raccontano, con sfumature diverse, la stessa trasformazione: la redditività dipende sempre più dalla capacità di controllare costi, capacità e processi, mentre automazione e logistica a contratto assumono un peso crescente.
Il quadro resta tutt’altro che uniforme. In Europa le esportazioni continuano a mostrare segnali di debolezza, il trasporto stradale resta sotto pressione in diversi mercati e in Nord America la ripresa dei volumi è ancora limitata. Eppure i grandi operatori riescono a trasformare un contesto difficile in margini migliori.
DSV cresce con Schenker e accelera sull’integrazione
DSV ha chiuso il secondo trimestre con ricavi per 76,7 miliardi di corone danesi, in aumento del 23% rispetto ai 62 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. L’utile lordo è salito a 20,3 miliardi, contro 17,2 miliardi un anno prima.
Ancora più marcato il miglioramento operativo: l’EBIT prima delle poste straordinarie ha raggiunto 6,26 miliardi di corone danesi, con una crescita di circa il 33%.
A sostenere il risultato sono state soprattutto Air & Sea e Contract Logistics, mentre il gruppo continua a lavorare sull’integrazione di Schenker. L’acquisizione sta già modificando dimensioni e struttura economica del gruppo danese, che punta ora a trasformare l’ampliamento del perimetro in sinergie operative senza perdere slancio commerciale.
Dopo i conti del primo semestre, DSV ha ristretto la forchetta delle previsioni sull’EBIT prima delle poste straordinarie per l’intero 2026, segnale di una maggiore visibilità sull’andamento dell’attività combinata.
Kuehne+Nagel vola con il cargo aereo
Anche Kuehne+Nagel ha accelerato. Nel secondo trimestre il fatturato netto è cresciuto dell’8% su base annua, a 6,6 miliardi di franchi svizzeri, con un aumento dell’11% a cambi costanti. L’EBIT è salito dell’11%, a 381 milioni, mentre l’utile netto ha raggiunto 276 milioni, il 10% in più.
La divisione più dinamica è stata Air Logistics. I ricavi sono aumentati del 20%, a 2,2 miliardi di franchi, mentre l’EBIT è cresciuto del 35%, a 154 milioni. Nel primo semestre i volumi aerei hanno raggiunto 1,1 milioni di tonnellate.
Secondo la società, il risultato riflette anche un diverso mix di clientela e una maggiore presenza nel settore tecnologico.
Segnali positivi sono arrivati anche dal trasporto stradale. Road Logistics ha aumentato i ricavi del 14%, a 1 miliardo di franchi, e l’EBIT del 29%, a 36 milioni, nonostante il difficile quadro europeo. Contract Logistics ha invece registrato ricavi per 1,2 miliardi, in aumento del 2%, e un EBIT cresciuto del 21%, a 51 milioni.
Più complesso il quadro del trasporto marittimo, ancora condizionato dalla debolezza delle esportazioni europee. Gli interventi sull’efficienza e la crescita dei traffici Asia-Europa e Asia-Nord America hanno comunque consentito a Ocean Logistics di raggiungere un EBIT di 140 milioni di franchi su ricavi per 2,2 miliardi.
L’amministratore delegato Stefan Paul ha inoltre indicato nell’intelligenza artificiale una delle leve su cui il gruppo sta accelerando, dall’ottimizzazione dei processi all’impiego di agenti automatizzati.
Kuehne+Nagel ha quindi alzato la previsione dell’EBIT operativo per l’intero esercizio, portandola in una forchetta compresa tra 1,35 e 1,55 miliardi di franchi svizzeri.
DHL, i profitti corrono più dei ricavi
DHL Group ha registrato uno dei miglioramenti più netti tra i grandi operatori. Nel secondo trimestre i ricavi sono aumentati del 13%, a 22,4 miliardi di euro, mentre l’EBIT è salito del 30%, a 1,9 miliardi.
Il margine operativo è così passato dal 7,2% all’8,3%.
La performance riflette un insieme di fattori: maggiore incidenza delle spedizioni gestite da DHL Express, temporanea scarsità di capacità nel trasporto aereo internazionale, trasferimento ai clienti dei maggiori costi del carburante e risparmi strutturali previsti dal programma Fit for Growth.
DHL Express ha registrato ricavi in aumento del 21,5%, a 7,13 miliardi di euro, ed EBIT in crescita del 64,3%, a 1,2 miliardi. Le limitazioni temporanee della capacità aerea hanno contribuito per circa 150 milioni di euro al risultato della divisione.
Anche Global Forwarding ha beneficiato dell’aumento dei volumi aerei e marittimi e della volatilità delle tariffe: i ricavi sono saliti del 17,9%, a 5,45 miliardi, mentre l’EBIT è cresciuto del 21,9%, a 240 milioni.
Più contrastato l’andamento di DHL Supply Chain. I ricavi sono aumentati del 12,9%, a 4,72 miliardi di euro, ma l’EBIT è diminuito del 12,1%, a 305 milioni, anche per il confronto con alcune componenti positive non ricorrenti registrate l’anno precedente.
DHL riesce così a trasformare la crescita del fatturato in un incremento molto più rapido dei profitti, grazie soprattutto alla gestione dei rendimenti e della capacità.
Il gruppo prevede ora per il 2026 un EBIT superiore a 6,5 miliardi di euro e un flusso di cassa libero, escluse fusioni e acquisizioni, intorno ai 3 miliardi.
GEODIS protegge i margini mentre la strada resta debole
Per GEODIS il primo semestre ha mostrato una dinamica più contenuta sul fronte dei ricavi. Il gruppo francese ha generato 5,34 miliardi di euro di fatturato e 534 milioni di EBITDA.
A perimetro e cambi costanti, i ricavi sono diminuiti di 76 milioni di euro, pari all’1,4%. Il margine EBITDA è tuttavia migliorato leggermente, passando dal 9,9% al 10%.
Il trasporto stradale resta il segmento più fragile. Francia, altri mercati europei e Stati Uniti continuano a risentire di una domanda debole. Fa eccezione il trasporto di carichi parziali in Polonia, sostenuto dall’attività industriale locale.
Distribution & Express ha invece beneficiato dell’aumento dei volumi in Francia e dei meccanismi di adeguamento ai maggiori costi del carburante. Contract Logistics è rimasta sostanzialmente stabile a parità di perimetro, sostenuta dallo sviluppo commerciale e dal rinnovo del portafoglio clienti.
GEODIS ha inoltre rafforzato la propria presenza nel trasporto stradale europeo con l’acquisizione di Transports Malherbe, consolidando il posizionamento nei carichi completi e parziali in Francia.
L’amministratrice delegata Marie-Christine Lombard ha indicato nella resilienza del modello aziendale la chiave per affrontare un mercato condizionato da reshoring, digitalizzazione e transizione energetica.
GXO punta sul portafoglio ordini
GXO ha chiuso il secondo trimestre con ricavi per 3,4 miliardi di dollari, in crescita del 4,3% su base annua. La crescita organica si è attestata al 3,4%.
L’EBITDA rettificato è salito da 212 a 219 milioni di dollari, mentre l’utile netto dichiarato è sceso leggermente, da 28 a 27 milioni.
Il dato più significativo riguarda però i nuovi contratti. Nel trimestre GXO si è aggiudicata attività per circa 410 milioni di dollari, il 34% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Circa il 40% proviene da comparti considerati strategici: aerospazio e difesa, tecnologia, industria e scienze della vita.
La società afferma di aver già assicurato circa 1 miliardo di dollari di ricavi aggiuntivi per il 2026 e 353 milioni per il 2027. Il portafoglio commerciale è passato da 2,3 miliardi di dollari alla fine del trimestre a circa 2,7 miliardi a luglio.
L’amministratore delegato Patrick Kelleher ha individuato nell’esecuzione commerciale, nel modello operativo GXO Way e nella piattaforma di intelligenza artificiale e automazione GXO IQ le tre priorità del gruppo.
Per l’intero esercizio GXO prevede una crescita organica dei ricavi compresa tra il 4% e il 5% e un EBITDA rettificato tra 945 e 965 milioni di dollari.
C.H. Robinson: utili in crescita con volumi quasi fermi
I conti di C.H. Robinson mostrano forse meglio di altri quanto la produttività stia diventando determinante.
Nel secondo trimestre i ricavi sono aumentati del 19,3%, a 4,9 miliardi di dollari, mentre l’utile lordo rettificato è cresciuto del 6,5%, a 738 milioni. Il risultato operativo è salito del 18,4%, a 255,7 milioni, e l’utile netto del 22,5%, a 186,8 milioni.
La divisione North American Surface Transportation ha registrato ricavi in crescita del 23,1%, a 3,6 miliardi di dollari. L’utile lordo rettificato è aumentato dell’8,6% e il risultato operativo del 15,8%, a 189,8 milioni.
I volumi combinati di truckload e LTL, però, sono cresciuti appena dell’1,5%.
Il divario tra volumi e risultati finanziari mostra quanto oggi pesino produttività, prezzi e controllo dei costi. Le tariffe medie linehaul del truckload applicate ai clienti sono aumentate di circa il 25,5%, mentre i relativi costi sono saliti del 29%.
Nel frattempo, il numero medio di dipendenti di NAST è diminuito dell’11,6% rispetto all’anno precedente.
L’amministratore delegato Dave Bozeman ha attribuito parte dei risultati alla strategia Lean AI. Secondo il manager, dalla fine del 2022 la produttività sia in NAST sia in Global Forwarding è migliorata di oltre il 60%.
Global Forwarding ha chiuso il trimestre con ricavi in aumento del 12,4%, a 896,6 milioni di dollari, e un risultato operativo cresciuto del 18,8%, nonostante l’utile lordo rettificato sia salito appena dello 0,7%.
La nuova competizione si gioca sui margini
I risultati dei sei gruppi non descrivono una ripresa generalizzata del mercato del trasporto merci. GEODIS continua a segnalare debolezza nel trasporto stradale, C.H. Robinson vede ancora un ciclo nordamericano vicino ai minimi e Kuehne+Nagel resta esposta alla scarsa vivacità delle esportazioni europee.
La crescita arriva dunque da altre leve.
DSV punta sulle sinergie dell’integrazione di Schenker. DHL sulla gestione della capacità e dei rendimenti. Kuehne+Nagel beneficia del cargo aereo e dell’efficienza operativa. C.H. Robinson spinge sull’automazione e sulla produttività. GXO costruisce crescita futura attraverso nuovi contratti e logistica specializzata.
Per gli operatori più piccoli il segnale è altrettanto chiaro: la competizione non si gioca più soltanto sulla quantità di merci trasportate. Proteggere i margini sta diventando importante quanto conquistare nuovi volumi.
Nel 2026 le dimensioni continuano a rappresentare un vantaggio, ma la vera differenza sembra farla la capacità di utilizzare tecnologia, dati e organizzazione per produrre più valore con una domanda che, in molti segmenti, resta ancora debole.









