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Frodi nel trasporto merci: come evolvono e 5 mosse per proteggere la supply chain

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Le frodi nel trasporto merci stanno cambiando forma. Sempre più spesso, per sottrarre un carico non è necessario rubare un camion: ai criminali può bastare manipolare il processo logistico fino a farsi consegnare la merce in modo apparentemente regolare.

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Come difendere la supply chain dalle frodi: cosa conta davvero

  • Tra le tecniche segnalate nel settore figurano il “company cloning”, l’utilizzo di domini quasi identici a quelli delle imprese reali, documenti e certificati assicurativi contraffatti e nuovi strumenti digitali in grado di rendere più credibili i tentativi di frode.
  • La protezione del carico deve ormai procedere di pari passo con la cybersecurity e con verifiche rigorose sull’identità e sui dati dei soggetti coinvolti.
  • Una prevenzione efficace richiede valutazioni del rischio per tratta e tipologia di merce, controlli continui su vettori e subappaltatori, soste sicure pianificate, standard di sicurezza riconosciuti e procedure di risposta agli incidenti testate in anticipo.

Nella pratica, una frode può assumere forme molto diverse. Un soggetto può spacciarsi per un vettore reale, utilizzare un dominio internet simile a quello dell’azienda che intende impersonare, intercettare o manipolare le comunicazioni, presentare documenti contraffatti oppure operare con una denominazione quasi identica a quella di un’impresa esistente.

Un’altra vulnerabilità riguarda la subvezione: un incarico affidato a un vettore legittimo può essere trasferito, senza le necessarie verifiche o autorizzazioni, a un altro soggetto. In questo modo si crea una distanza tra l’azienda che ha formalmente ricevuto l’ordine e quella che materialmente prende in carico la merce.

IUMI e TAPA EMEA hanno richiamato l’attenzione sul fenomeno del “company cloning”, che può coinvolgere credenziali sottratte, indirizzi email camuffati, domini molto simili a quelli autentici e certificati assicurativi falsificati. L’evoluzione degli strumenti di intelligenza artificiale può inoltre rendere più semplice produrre comunicazioni e documenti convincenti e replicare alcuni schemi fraudolenti su scala più ampia.

Il punto, per le imprese, è che sicurezza fisica e sicurezza digitale non possono più essere gestite come ambiti separati.

Un indirizzo email, un numero di telefono, un dominio internet, un account su una piattaforma di trasporto, una chat o un documento PDF possono diventare elementi rilevanti nella verifica di una controparte. Anche una decisione presa troppo rapidamente in sala operativa può trasformarsi in una vulnerabilità.

1. Valutare il rischio prima di affidare il trasporto

Il primo passo consiste nel cambiare approccio: la sicurezza non dovrebbe entrare in gioco soltanto dopo un furto o una frode, ma essere integrata nella progettazione del trasporto.

Questo significa aggiornare periodicamente la valutazione del rischio considerando tipologia e valore della merce, tratta, paesi attraversati, vettori coinvolti, eventuali subappalti, aree di sosta e modalità operative.

Non tutte le spedizioni presentano infatti lo stesso livello di esposizione. Trasportare elettronica, prodotti farmaceutici, beni di lusso o merci facilmente rivendibili richiede misure diverse rispetto a una spedizione ordinaria.

L’obiettivo è definire i controlli in funzione del rischio effettivo, evitando sia procedure insufficienti sia misure standardizzate che non tengono conto delle caratteristiche della singola operazione.

2. Verificare vettori e subappaltatori in modo continuo

Il secondo elemento è la verifica delle controparti.

Non dovrebbe trattarsi di un controllo effettuato soltanto al momento dell’ingresso di un nuovo fornitore. Identità societaria, recapiti, domini internet, coperture assicurative, autorizzazioni e altri dati rilevanti possono cambiare e devono essere verificati nel tempo.

Particolare attenzione richiede la catena di subappalto. Più aumenta il numero dei soggetti coinvolti, più diventa importante sapere chi prenderà materialmente in carico la merce e se dispone delle autorizzazioni e dei requisiti previsti.

Vettori, subappaltatori, conducenti, magazzini esterni, broker e piattaforme devono quindi rientrare nello stesso sistema di controlli.

La verifica della controparte non è un adempimento una tantum, ma un processo continuo.

3. Pianificare percorso e soste prima della partenza

La strada più breve non coincide necessariamente con quella meno rischiosa. Allo stesso modo, l’area di sosta più vicina non è automaticamente quella più sicura.

Per i trasporti con un profilo di rischio elevato, percorso e soste dovrebbero essere definiti già nella fase di pianificazione. Dove possibile, è preferibile individuare in anticipo aree illuminate, controllate e dotate di adeguate misure di sicurezza.

Lasciare queste decisioni all’ultimo momento aumenta il rischio che il conducente debba scegliere sotto pressione, sulla base della disponibilità immediata anziché del livello di protezione.

Gli episodi di furto durante le soste notturne mostrano inoltre quanto sia importante considerare il parcheggio come parte integrante del piano di sicurezza del trasporto e non come una semplice necessità operativa.

4. Trasformare standard e procedure in comportamenti operativi

Standard di sicurezza riconosciuti, requisiti dei clienti, audit, formazione e procedure interne hanno valore soltanto se vengono applicati nelle operazioni quotidiane.

Il riferimento a standard sviluppati da organizzazioni come TAPA può contribuire a strutturare i controlli su trasporto, siti logistici e aree di sosta. La certificazione o l’esistenza di una procedura, tuttavia, non sostituiscono l’applicazione concreta delle regole.

Le istruzioni devono essere comprensibili, aggiornate e conosciute dalle persone chiamate ad applicarle.

Il loro obiettivo non è aumentare la burocrazia, ma ridurre lo spazio lasciato all’improvvisazione nei momenti in cui una decisione errata può esporre la spedizione a un rischio maggiore.

5. Preparare la risposta prima che avvenga l’incidente

Quando si verifica una frode o un furto, le prime ore possono essere decisive.

Per questo ruoli e responsabilità dovrebbero essere definiti in anticipo: chi coordina la risposta, chi informa il cliente, chi contatta il vettore e il conducente, chi preserva i dati e le comunicazioni, chi presenta le segnalazioni necessarie e chi ricostruisce il percorso della spedizione.

Una procedura di incident response efficace non dovrebbe esistere soltanto sulla carta. Deve essere conosciuta dalle persone coinvolte e, quando possibile, testata attraverso simulazioni.

La rapidità è importante, ma lo è altrettanto la qualità delle informazioni disponibili. Orari, posizione del veicolo, comunicazioni, documenti, accessi alle piattaforme e modifiche agli ordini possono diventare elementi fondamentali per ricostruire l’accaduto.

La sicurezza della supply chain è un tema di governance

La criminalità nel trasporto merci può produrre perdite economiche, danni reputazionali, controversie con i clienti, maggiori pressioni assicurative, interruzioni operative e rischi per le persone.

Per questo non può essere considerata esclusivamente una questione affidata al reparto sicurezza.

In una supply chain moderna, la capacità di proteggere merci, dati e processi è una condizione della continuità operativa. Una vulnerabilità non mette a rischio soltanto una singola spedizione: può compromettere il rapporto con il cliente e la reputazione costruita dall’impresa.

La flotta si può ricostruire, i sistemi si possono sostituire e le procedure si possono riscrivere. Recuperare la fiducia di un cliente, invece, può richiedere molto più tempo.

Le frodi continueranno a evolvere insieme alle tecnologie e ai modelli operativi. I criminali possono sfruttare vulnerabilità digitali, pressioni sui costi, catene di subappalto poco trasparenti e carenze nei controlli. Non cercheranno soltanto veicoli scarsamente protetti: cercheranno soprattutto processi nei quali sia possibile aggirare le verifiche.

La risposta, quindi, non può ridursi all’installazione di un altro dispositivo o all’introduzione di una nuova applicazione. Servono una cultura della sicurezza più solida, una migliore condivisione delle informazioni sugli incidenti, formazione interna e standard applicati con continuità nelle operazioni quotidiane.

Un furto di merce, del resto, raramente comincia nel momento in cui un semirimorchio scompare. Spesso inizia molto prima: con una controparte verificata superficialmente, una modifica dell’ordine non controllata, una sosta pianificata male, una procedura ignorata o un segnale d’allarme sottovalutato. Oppure con la convinzione che «a noi non succederà». Nella sicurezza della supply chain, è spesso questa l’illusione più costosa.

Questo articolo fa parte di una serie dedicata ai furti di carico e alla sicurezza nel settore dei trasporti. Gli approfondimenti analizzano il modus operandi dei gruppi criminali e le strategie che le aziende possono adottare per proteggere sia le spedizioni sia i conducenti. Tutti gli articoli sono disponibili con l’hashtag TransportSecurityInsights.

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