A marzo il settore manifatturiero europeo è rimasto in territorio di crescita, ma l’equilibrio sottostante si è incrinato: la guerra in Medio Oriente ha fatto aumentare i costi di energia e trasporto, ha interrotto i flussi lungo le catene di fornitura e ha reso la domanda più incerta. Il PMI manifatturiero dell’Eurozona è salito a 51,6 da 50,8, massimo degli ultimi 45 mesi, mentre anche la produzione è aumentata. Tuttavia, il dato di sintesi è stato “gonfiato” da un netto peggioramento dei tempi di consegna dei fornitori: nella formula del PMI questa componente è invertita e, quando i tempi si allungano, il PMI tende a salire meccanicamente.
Marzo non è stato quindi un mese di semplice rafforzamento industriale, ma uno in cui le perturbazioni del trasporto merci hanno iniziato a emergere direttamente nelle indagini sulle fabbriche. In gran parte d’Europa, i produttori hanno segnalato lead time più lunghi, rincari marcati degli input e un ritorno alla necessità di ripensare acquisti, scorte e listini. I prezzi degli input per i produttori dell’Eurozona sono aumentati al ritmo più rapido da ottobre 2022, mentre i prezzi di vendita sono cresciuti al ritmo più sostenuto da poco più di tre anni.
PMI di marzo: panoramica per Paese
| Country/region | March PMI | February PMI | Direction | Main signal |
| Eurozone | 51.6 | 50.8 | Up |
La crescita continua, ma i ritardi nelle consegne hanno sostenuto il dato di sintesi
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| Germany | 52.2 | 50.9 | Up |
Ordini e produzione in aumento, sostenuti dall’accumulo di scorte
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| Netherlands | 52 | 50.8 | Up |
Gli ordini tornano a crescere, con una quota di domanda sostitutiva
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| Italy | 51.3 | 50.6 | Up |
La crescita regge: le aziende anticipano gli acquisti in vista di possibili disservizi
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| UK | 51 | 51.7 | Down |
PMI sopra 50, ma la produzione è scesa
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| France | 50 | 50.1 | Flat/down |
Stagnazione, con una domanda sottostante più debole
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| Poland | 48.7 | 47.1 | Up |
La produzione cresce, ma la domanda resta fragile
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| Spain | 48.7 | 50 | Down |
Forte calo di produzione e ordini
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| Romania | 46.6 | 45.3 | Up |
La flessione si attenua, ma il settore resta debole
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La reazione, però, non è stata uniforme. In Germania, Italia e Paesi Bassi le imprese sono riuscite a crescere, anche grazie alla costruzione di scorte di sicurezza o a una certa domanda sostitutiva. Nel Regno Unito la domanda ha tenuto meglio della produzione, segnale che le difficoltà lungo la filiera stanno già limitando la capacità produttiva.
Francia e Spagna sono apparse più deboli, perché l’incertezza ha iniziato a colpire in modo più diretto le vendite. La Polonia è rimasta in contrazione nonostante il ritorno a una lieve crescita della produzione, mentre la Romania ha continuato a mostrare una debolezza marcata: lo shock di marzo si è trasmesso soprattutto tramite l’aumento dei costi, più che attraverso un vero blocco logistico.
Cosa sta guidando marzo?
| Country | Output | New orders | Costs | Supply chains | Confidence |
| Germany | Up | Up | Strong pressure | Major delays | Down |
| UK | Down | Up slightly | Strong pressure | Major delays | Down sharply |
| France | Down | Down | Strong pressure | Major delays | Down |
| Spain | Down | Down sharply | Strong pressure | Delays worse | Down sharply |
| Poland | Up slightly | Down | Strong pressure | Delays worse | Down |
| Italy | Up slightly | Up slightly | Strong pressure | Delays worse | Down |
| Netherlands | Up | Up slightly | Strong pressure | Major delays | Down |
| Romania | Down | Down | Very strong pressure | Mild disruption | Down |
Germania: scorte e ordini più forti sostengono il settore, ma il rimbalzo non è del tutto “pulito”
La Germania ha registrato uno dei valori più solidi tra le principali economie. Il PMI manifatturiero è salito a 52,2 da 50,9, il livello più alto da maggio 2022, con produzione e nuovi ordini in rafforzamento. Ma S&P Global ha sottolineato che il dato complessivo è stato sostenuto soprattutto dal peggioramento dei tempi di consegna, collegato alle perturbazioni generate dalla guerra in Medio Oriente, inclusi ritardi nelle spedizioni dall’Asia.
Ciò che distingue la Germania è che i disservizi lungo la filiera non hanno schiacciato subito la domanda. Al contrario, alcune aziende hanno segnalato che i clienti hanno aumentato gli ordini per creare scorte di sicurezza e anticipare futuri rialzi dei prezzi. Anche le vendite all’export sono cresciute al ritmo più rapido degli ultimi nove mesi. Il che suggerisce un sostegno temporaneo legato ad acquisti precauzionali, più che a una ripresa pienamente “organica” della domanda finale.
Detto questo, i segnali di allerta sono evidenti. L’inflazione dei prezzi degli input è balzata al massimo da ottobre 2022, con le imprese che citano energia, trasporti e materie prime. La fiducia è scesa bruscamente e l’occupazione è diminuita più rapidamente nonostante arretrati in aumento: un’indicazione che i produttori non considerano ancora il rimbalzo affidabile.
Regno Unito: PMI sopra 50, ma la produzione torna in contrazione
Il dato di marzo del Regno Unito è stato tra i promemoria più chiari del fatto che un PMI sopra 50 non implica automaticamente un rafforzamento del settore. Il PMI manifatturiero UK è sceso a 51,0 da 51,7, ma la produzione è diminuita per la prima volta in sei mesi. Secondo S&P, tempi di consegna più lunghi e nuovi ordini ancora in positivo hanno mantenuto l’indice sopra la soglia di stabilità, ma quei ritardi sono dipesi soprattutto da tensioni nelle supply chain legate al conflitto in Medio Oriente, non da una domanda robusta.
L’indagine ha evidenziato un impatto marcato della chiusura dello Stretto di Hormuz, con tempi di consegna in peggioramento ai massimi da oltre quattro anni e mezzo. Nel frattempo, i prezzi degli input sono aumentati al ritmo più veloce da ottobre 2022 e il balzo mensile dell’indice dei prezzi degli input è stato il secondo più ripido dall’avvio della serie nel 1992. Quasi la metà delle aziende ha segnalato rincari nei prezzi di acquisto.
La domanda ha tenuto meglio della produzione. I nuovi ordini sono cresciuti per il quarto mese consecutivo e anche l’export è aumentato, con le imprese che citano domanda da USA, Europa, Cina, APAC e Brasile. Tuttavia, l’ottimismo è calato nettamente e l’occupazione è diminuita al ritmo più rapido da settembre 2025, segno che le aziende stanno già reagendo in modo difensivo.
Francia: la stagnazione del dato di sintesi nasconde un peggioramento reale
In superficie il manifatturiero francese è apparso stabile, ma il quadro sottostante è peggiorato in modo evidente. Il PMI manifatturiero è risultato pari a 50,0, poco diverso da 50,1 di febbraio, ma anche questo dato è stato sostenuto dalla componente (invertita) dei tempi di consegna dei fornitori. I tempi di consegna si sono allungati al ritmo più rapido da gennaio 2023, mentre la guerra in Medio Oriente ha messo sotto stress i mercati della logistica.
Sotto la superficie, la domanda si è indebolita. I nuovi ordini sono scesi al ritmo più rapido degli ultimi cinque mesi, la domanda estera è peggiorata al ritmo più marcato da luglio dell’anno scorso e le imprese hanno segnalato cancellazioni e rinvii da parte dei clienti, insieme a una domanda interna fiacca. Anche la produzione è tornata a calare, interrompendo la crescita limitata osservata a inizio anno.
I produttori francesi hanno inoltre subito l’aumento più forte dei costi degli input da dicembre 2022, spinto da petrolio, elettricità, metalli e chimica. Tuttavia, le aziende hanno trasferito solo una parte di questi rincari, segnalando che il potere di determinazione dei prezzi resta debole.
Spagna: uno dei peggioramenti più netti di marzo
A marzo il manifatturiero spagnolo è tornato in una contrazione più evidente. Il PMI è sceso a 48,7 da 50,0, il valore più debole da aprile 2025. La produzione è diminuita per il secondo mese consecutivo, mentre nuovi ordini e domanda estera hanno segnato la performance peggiore dallo scorso aprile. Le imprese hanno collegato in modo prevalente l’indebolimento delle vendite al conflitto in Medio Oriente e all’incertezza che ne è derivata.
La Spagna appare più fragile della Francia perché il deterioramento è stato più ampio. La fiducia sull’anno in corso è scesa ai minimi da ottobre 2023 e le aziende hanno tagliato posti di lavoro e acquisti in modo più aggressivo. L’occupazione è diminuita al ritmo più rapido da ottobre 2023.
Anche qui lo shock inflazionistico è stato significativo. I prezzi degli input sono aumentati al ritmo più veloce da quasi tre anni e mezzo; le carenze presso i fornitori sono peggiorate e i tempi di consegna si sono allungati al ritmo più marcato da settembre 2022. Le imprese spagnole hanno aumentato i propri prezzi dove possibile, ma il tono complessivo dell’indagine è apparso chiaramente difensivo.
Polonia: la produzione riparte, ma la domanda continua a non recuperare
A marzo il PMI polacco è migliorato da 47,1 a 48,7, attenuando la flessione, ma il settore è rimasto in contrazione per l’undicesimo mese consecutivo. La nota positiva principale è che la produzione è aumentata per la prima volta da aprile 2025. Tuttavia, la crescita è stata debole ed è arrivata nonostante un nuovo calo dei nuovi ordini.
Questo scollamento è la chiave della dinamica polacca di marzo. I nuovi ordini sono diminuiti per il dodicesimo mese consecutivo e la domanda estera si è indebolita in modo più marcato. Con una domanda ancora debole e una produzione in lieve aumento, gli arretrati hanno continuato a ridursi e le imprese hanno tagliato l’occupazione al ritmo più rapido da settembre 2023. Anche acquisti e scorte sono scesi nuovamente.
Come altrove, lo shock mediorientale si è visto chiaramente nei costi. L’inflazione dei prezzi degli input è accelerata ai massimi da ottobre 2022, mentre i prezzi di vendita sono aumentati al ritmo più forte da gennaio 2023. I tempi di consegna si sono allungati al massimo da giugno 2022.
Italia: le aziende anticipano gli acquisti e mantengono viva la crescita
L’Italia è riuscita a rimanere in territorio positivo a marzo, con il PMI manifatturiero in aumento a 51,3 da 50,6, il valore più alto da oltre tre anni. Produzione e nuovi ordini sono cresciuti per il secondo mese consecutivo, anche se in entrambi i casi l’incremento è stato contenuto.
L’elemento decisivo dell’indagine italiana è stato il comportamento, non solo il dato. I produttori hanno aumentato gli acquisti per la prima volta in più di tre anni e hanno ricostituito le scorte pre-produzione per la prima volta in otto mesi. Secondo S&P, le imprese lo hanno fatto per proteggersi da ulteriori rialzi dei prezzi e da possibili disservizi lungo la supply chain.
I costi degli input sono comunque aumentati sensibilmente, con le aziende che citano rincari di energia, carburante, spedizioni, trasporti e materie prime. I tempi di consegna sono peggiorati al massimo da ottobre 2022. Eppure l’occupazione ha continuato a crescere, collocando l’Italia in una posizione relativamente più solida rispetto a molti altri Paesi nel campione di marzo.
Paesi Bassi: ordini e produzione in crescita, con segnali di domanda sostitutiva
Anche il manifatturiero olandese è migliorato a marzo. Il PMI è salito a 52,0 da 50,8, la crescita della produzione si è rafforzata e i nuovi ordini sono tornati a crescere dopo due mesi di calo. Ma, come in Germania e Italia, una parte del miglioramento riflette la risposta delle imprese alle difficoltà lungo la filiera più che una semplice ripresa della domanda.
I produttori hanno segnalato tempi di attesa più lunghi per gli input, in particolare quelli provenienti dall’Asia, con un peggioramento delle consegne al massimo da oltre tre anni e mezzo. L’inflazione dei costi degli input è balzata ai massimi da 41 mesi, trainata da prezzi più alti di metalli, plastica, carburante, energia e salari. Anche i prezzi di vendita sono aumentati al ritmo più rapido da oltre tre anni.
Il commento di ABN AMRO ha aggiunto un elemento particolare: alcune aziende olandesi potrebbero addirittura beneficiare delle difficoltà altrove. Secondo quanto riportato, acquirenti esteri si starebbero orientando verso fornitori olandesi e i rispondenti hanno segnalato ordini in aumento da Paesi tra cui Thailandia, Singapore, Cina e Australia.
Romania: ancora molto debole, con lo shock che si manifesta soprattutto nei costi
La Romania è rimasta tra i casi più fragili nel set di dati di marzo. Il PMI manifatturiero è salito a 46,6 dal minimo record di 45,3, quindi la flessione si è attenuata, ma il valore continua a indicare un deterioramento significativo delle condizioni operative. Produzione, nuovi ordini, occupazione, acquisti e scorte hanno continuato a diminuire.
La domanda resta il problema centrale. Sia gli ordini interni sia quelli esteri sono calati ancora, con clienti prudenti per via di budget compressi e incertezza. La produzione è diminuita per il 22° mese consecutivo, segno che il manifatturiero rumeno resta intrappolato in una fase negativa prolungata.
A differenza di Germania, Regno Unito o Paesi Bassi, le perturbazioni della supply chain sono state relativamente contenute: i lead time si sono allungati solo marginalmente. La crisi si è fatta sentire soprattutto sui prezzi: le imprese hanno segnalato costi più elevati per materie prime, trasporti ed energia, e l’inflazione dei prezzi degli input è stata la seconda più alta mai registrata.
La mappa industriale europea sta iniziando a dividersi
Nel complesso, i PMI di marzo mostrano un continente che si sta separando in tre gruppi. Il primo — Germania, Italia e Paesi Bassi — continua a crescere, in parte anticipando gli acquisti, costruendo “cuscinetti” o intercettando domanda sostitutiva. Un secondo — in particolare Regno Unito e Polonia — mostra segnali di tenuta, ma anche una fragilità evidente sotto la superficie. Il gruppo più debole — Francia, Spagna e Romania — appare più esposto alla combinazione di incertezza, domanda debole e costi in aumento.
Per trasporto merci e logistica, il messaggio è semplice. La crisi in Medio Oriente non sta più incidendo solo su petrolio, spedizioni e costi di trasporto come fattori isolati. Sta cambiando il modo in cui le fabbriche europee ordinano, si approvvigionano, gestiscono le scorte e definiscono i prezzi. Marzo potrebbe quindi essere il mese in cui la pressione sulle catene di fornitura ha smesso di essere un rischio “di sfondo” ed è diventata una componente visibile nei dati industriali europei.









