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Rivoluzione nel trasporto leggero. I furgoni rischiano di uscire dal mercato internazionale?

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Nel giro di pochi mesi, il segmento del trasporto leggero si troverà di fronte a uno dei più rilevanti cambiamenti normativi degli ultimi anni. Dal 1° luglio 2026, i veicoli commerciali leggeri con massa totale ammessa compresa tra 2,5 e 3,5 tonnellate, impiegati nel trasporto internazionale di merci, dovranno essere equipaggiati con tachigrafi intelligenti di seconda generazione (G2V2). I conducenti saranno inoltre soggetti alle stesse regole su tempi di guida e periodi di riposo già applicate agli autisti di camion.

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L’obiettivo dichiarato è rafforzare la sicurezza stradale e garantire condizioni di concorrenza più eque nel trasporto su strada. Per molte aziende, tuttavia, l’impatto sarà profondo. Senza una preparazione tecnica, amministrativa e organizzativa adeguata, una parte degli operatori rischia di non riuscire a soddisfare i nuovi requisiti. La domanda che si pongono in molti nel settore è quindi inevitabile: quale sarà il futuro del trasporto internazionale basato sui furgoni?

Tachigrafi nei furgoni: una sfida tutt’altro che marginale

Dal 1° luglio 2026, le imprese che intendono continuare a utilizzare furgoni nel trasporto internazionale dovranno rispettare un quadro normativo sostanzialmente identico a quello delle flotte di veicoli pesanti. Le nuove regole derivano dal Regolamento (CE) n. 561/2006 e rientrano nell’attuazione progressiva del Pacchetto Mobilità, in vigore nell’Unione europea dal 2020.

Molti operatori sottovalutano ancora la portata del cambiamento. L’acquisto e l’installazione del tachigrafo G2V2 rappresentano solo una parte degli adempimenti richiesti. Entro la fine di giugno 2026, le aziende dovranno inoltre richiedere le carte conducente, formare il personale sull’uso dei dispositivi di registrazione e sull’applicazione delle norme sugli orari di lavoro, oltre ad adeguare le procedure interne.

«Per molte imprese di trasporto leggero si tratta di una sfida sia finanziaria sia organizzativa, soprattutto per le realtà di piccole dimensioni che operano esclusivamente o prevalentemente con furgoni», spiega Mateusz Włoch, esperto di analisi e formazione presso il Gruppo Eurowag. «Dotarsi di software per la lettura e l’analisi dei dati o esternalizzare la gestione delle registrazioni diventerà praticamente indispensabile per garantire la conformità normativa».

L’unico dispositivo ammesso sarà il tachigrafo intelligente di seconda generazione, già obbligatorio sui nuovi camion. L’installazione tardiva o l’utilizzo di un modello precedente comporteranno la non conformità alle norme e l’esposizione a sanzioni significative.

Quali veicoli rientrano nei nuovi obblighi

L’obbligo riguarda i veicoli con massa totale ammessa tra 2,5 e 3,5 tonnellate utilizzati nel trasporto internazionale di merci all’interno dell’Unione europea, della Svizzera e dei Paesi SEE, indipendentemente dall’anno di immatricolazione.

Restano esclusi:

  • i furgoni impiegati esclusivamente nel trasporto nazionale,
  • i veicoli utilizzati occasionalmente per esigenze proprie dell’azienda o del conducente, purché la guida non costituisca l’attività principale,
  • i veicoli destinati al trasporto di persone fino a nove posti, conducente incluso.

Secondo le stime di settore, l’obbligo interesserà decine di migliaia di veicoli in tutta Europa. Il costo di acquisto di un tachigrafo G2V2 si aggira intorno ai 1.000 euro, a cui si aggiungono installazione e adeguamenti tecnici. Per le flotte più ampie, l’investimento complessivo sarà rilevante.

«Molti furgoni oggi in circolazione non sono predisposti di fabbrica per l’installazione del tachigrafo», osserva Włoch. «Alcune aziende potrebbero quindi rivedere radicalmente il proprio modello operativo: sostituire i furgoni con camion, oppure rinunciare del tutto al trasporto internazionale per concentrarsi su quello nazionale».

Le ricadute operative per le aziende

L’introduzione dei tachigrafi nei furgoni comporta una serie di nuovi obblighi amministrativi. Le imprese dovranno dotarsi di carta aziendale, mentre i conducenti dovranno richiedere la carta conducente, necessaria per la registrazione dei tempi di guida, lavoro e riposo.

Cambierà anche la gestione quotidiana delle operazioni. Per molti conducenti di furgoni sarà la prima esperienza con le regole su tempi di guida e riposo e con i dispositivi di controllo. Errori nella pianificazione dei percorsi o nella gestione delle registrazioni potranno tradursi rapidamente in violazioni sanzionabili.

«La formazione diventa un elemento chiave», sottolinea Włoch. «Non solo per i conducenti, ma per tutto il personale coinvolto: dispatcher, pianificatori, uffici amministrativi e management. Pianificare le tratte nel rispetto dei limiti di guida e saper interpretare correttamente i dati del tachigrafo sarà fondamentale per evitare fermi del veicolo o sanzioni onerose, anche all’estero».

Come prepararsi al cambiamento

Le aziende che intendono continuare a operare nel trasporto internazionale con furgoni farebbero bene ad avviare fin d’ora il processo di adeguamento. Il primo passo è un’analisi dettagliata della flotta per individuare i veicoli soggetti all’obbligo. In parallelo, è consigliabile prenotare con largo anticipo l’installazione dei tachigrafi presso officine autorizzate, considerando che la domanda potrebbe superare la capacità disponibile nei mesi precedenti alla scadenza.

Andranno inoltre avviate per tempo le richieste per le carte conducente e aziendali, pianificata la formazione del personale e aggiornate le procedure operative. Anche la scelta di strumenti digitali per la gestione e l’analisi dei dati tachigrafici avrà un ruolo sempre più strategico.

Un punto di svolta per il trasporto leggero

Il 1° luglio 2026 segnerà un vero spartiacque per il trasporto internazionale basato sui furgoni. Le nuove regole non elimineranno questo segmento dal mercato, ma ne cambieranno profondamente l’economia e l’organizzazione. Per gli operatori preparati, il cambiamento potrà tradursi in maggiore professionalizzazione e trasparenza. Per chi arriverà impreparato, il rischio è quello di dover abbandonare il traffico internazionale o ripensare radicalmente il proprio modello di business.

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