Secondo il manager, la questione non riguarda soltanto il raggiungimento degli obiettivi climatici, ma investe direttamente competitività industriale, occupazione qualificata e autonomia tecnologica europea.
In sintesi
- Scania rivede al ribasso le previsioni iniziali sulla crescita dei camion elettrici.
- Il traguardo del 50% del mercato entro il 2030 non è più considerato realistico: la quota attesa sarebbe sensibilmente più bassa.
- I mezzi pesanti a batteria rappresentano oggi appena il 2,4% del mercato nell’Unione europea.
- In Norvegia e Svizzera l’elettrificazione dei veicoli pesanti arriva già fino al 20%.
- La Cina ha elettrificato circa un quarto del proprio mercato dei veicoli pesanti lo scorso anno.
- Secondo Levin, l’Europa dovrebbe prendere spunto dalla Cina su innovazione e industrializzazione rapida delle nuove tecnologie.
- Preoccupa la tenuta competitiva europea e la crescente dipendenza dai fornitori cinesi di batterie.
Negli anni scorsi Scania riteneva realistico che i camion elettrici potessero raggiungere circa il 50% delle vendite europee entro il 2030. Oggi questa previsione appare difficilmente raggiungibile.
I dati più recenti mostrano infatti una diffusione ancora limitata dei veicoli pesanti a batteria. Secondo le indicazioni fornite dall’azienda, tali mezzi hanno rappresentato circa il 2,2% del mercato europeo nel 2025 e il 2,4% nel primo trimestre del 2026.
Anche ipotizzando una crescita nel corso dei prossimi anni, le aspettative risultano oggi significativamente inferiori rispetto alle stime formulate all’inizio del decennio. Per il gruppo svedese, il mercato potrebbe attestarsi entro il 2030 su livelli molto lontani dagli obiettivi inizialmente considerati plausibili.
Infrastrutture e incentivi restano il principale ostacolo
Secondo Scania, il limite non è rappresentato dalla maturità della tecnologia. I camion elettrici risultano già competitivi in numerosi impieghi regionali e urbani, dove percorrenze e tempi operativi sono compatibili con l’attuale livello di autonomia.
Il vero collo di bottiglia continua a essere lo sviluppo delle infrastrutture.
Levin sottolinea come diversi strumenti normativi europei abbiano creato un quadro favorevole alla transizione, ma la realizzazione concreta delle reti di ricarica stia procedendo più lentamente delle aspettative. In particolare, la copertura lungo i principali corridoi logistici continentali rimane insufficiente per sostenere una diffusione di massa dei veicoli elettrici pesanti.
Anche sul fronte degli incentivi emergono forti differenze tra i vari Paesi europei, con alcuni mercati che continuano a mostrare ritardi nell’adozione di misure di sostegno agli investimenti.
Alcuni mercati dimostrano che la transizione è possibile
La limitata diffusione europea non implica tuttavia che il modello non sia sostenibile.
Secondo i dati richiamati da Scania, Norvegia e Svizzera hanno già raggiunto livelli di elettrificazione dei veicoli pesanti vicini al 20%, dimostrando come infrastrutture adeguate, politiche di sostegno e condizioni operative favorevoli possano accelerare significativamente la trasformazione del settore.
Questi risultati evidenziano che la disponibilità tecnologica non rappresenta più il principale ostacolo. La differenza è determinata soprattutto dalla capacità dei singoli sistemi economici di creare un ecosistema favorevole agli investimenti.
L’elettrificazione come questione di sicurezza energetica
Per Scania, il dibattito non dovrebbe essere limitato alla riduzione delle emissioni.
Le recenti tensioni geopolitiche hanno evidenziato la vulnerabilità dell’Europa rispetto alle oscillazioni dei mercati energetici e alla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. In questo contesto, la diffusione delle trazioni elettriche assume anche una dimensione strategica legata alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla resilienza economica.
L’elettrificazione del trasporto pesante viene quindi interpretata come parte di una più ampia strategia di rafforzamento dell’indipendenza energetica europea.
La Cina consolida il vantaggio competitivo
Mentre il mercato europeo procede con gradualità, la Cina continua ad accelerare.
Secondo Levin, circa un quarto del mercato cinese dei veicoli pesanti è già stato elettrificato, con volumi che si avvicinano a 200.000 unità annue. Una crescita sostenuta da investimenti infrastrutturali, politiche industriali coordinate e una forte integrazione delle filiere produttive.
Per il CEO di Scania, il caso cinese dimostra come la combinazione tra pianificazione pubblica, capacità manifatturiera e rapidità decisionale possa favorire la diffusione su larga scala delle nuove tecnologie.
Dall’industria giapponese alla Cina: il nuovo modello di riferimento
Levin richiama un parallelo storico con gli anni Settanta e Ottanta, quando molte aziende occidentali guardavano al Giappone per apprendere i principi della produzione snella.
Oggi, a suo giudizio, l’attenzione dovrebbe spostarsi verso la Cina per comprendere come accelerare i processi di industrializzazione delle tecnologie emergenti.
L’esperienza diretta di Scania nel Paese asiatico conferma questa percezione. Il gruppo dispone infatti sia di impianti produttivi sia di un centro di sviluppo con circa 800 dipendenti, attraverso i quali osserva da vicino la velocità con cui i nuovi prodotti passano dalla fase di progettazione alla produzione in serie.
Batterie: la vulnerabilità strategica dell’Europa
Uno dei punti più critici riguarda la filiera delle batterie.
Secondo Levin, la Cina ha costruito negli ultimi anni una posizione dominante in numerosi segmenti della catena del valore, mentre l’Europa fatica ancora a sviluppare una capacità produttiva comparabile.
Il rischio è che la dipendenza tecnologica e industriale da fornitori extraeuropei aumenti proprio mentre la domanda di veicoli elettrici è destinata a crescere.
Per il manager svedese, il rafforzamento della produzione europea di batterie rappresenta una condizione indispensabile per garantire una transizione sostenibile dal punto di vista industriale e tecnologico.
Una sfida che va oltre il settore dei trasporti
Il messaggio lanciato da Scania riguarda l’intero sistema produttivo europeo. La diffusione dei camion elettrici non è più soltanto una questione ambientale o di innovazione di prodotto, ma un elemento centrale delle politiche industriali del prossimo decennio.
La capacità di sviluppare infrastrutture, accelerare gli investimenti e costruire filiere tecnologiche competitive determinerà non solo il futuro del trasporto merci, ma anche la posizione dell’Europa nei settori strategici della nuova economia energetica.
La sfida, secondo Levin, consiste nel trasformare gli obiettivi fissati dalle istituzioni in risultati concreti, evitando che il divario con la Cina continui ad ampliarsi. Da questa capacità dipenderanno crescita economica, occupazione e competitività industriale dell’Europa nei prossimi anni.









