L’inchiesta, seguita dalle autorità francesi per quasi un anno, descrive un’organizzazione strutturata, capace di sfruttare sia le vulnerabilità della sicurezza fisica nella logistica sia gli strumenti digitali del settore trasporti. Non solo depositi e aree di sosta autostradali: nel mirino finiscono anche app usate da spedizionieri e vettori e canali di messaggistica criptata.
La ricostruzione degli inquirenti parte da un tentato furto andato a vuoto in un magazzino di Roye, nel dipartimento della Somme, ad agosto 2025, come riportano i media francesi. L’intervento della sicurezza avrebbe mandato all’aria l’azione e, durante la fuga, i responsabili avrebbero abbandonato documenti d’identità e un telefono.
“È stato così che abbiamo potuto ricostruire, passo dopo passo, l’architettura della rete. I membri comunicavano tramite l’app criptata Signal”, spiega Audran Chevalier, vice procuratore per la criminalità organizzata.
Nel corso dell’operazione sarebbe emerso che la banda si appoggiava a tre basi nel Pas-de-Calais, allestite in capannoni dismessi con aree di parcheggio e spazi per dormire. A loro vengono attribuiti circa dieci furti di grande entità, concentrati soprattutto nella regione Hauts-de-France.
Falsi vettori e app di trasporto
Un aspetto centrale del modus operandi, secondo gli investigatori, riguarda l’uso di piattaforme che mettono in contatto vettori e spedizionieri. È lì che i sospetti avrebbero individuato i carichi e si sarebbero inseriti nella gestione delle spedizioni fingendosi aziende di trasporto reali.
La truffa, stando agli accertamenti, era tanto essenziale quanto efficace: bastava modificare la ragione sociale cambiando una o due lettere per farsi assegnare l’ordine e ottenere accesso alla merce. A quel punto il carico spariva insieme ai responsabili, che rientravano nelle loro basi.
Dalla stessa indagine emergono anche altri schemi: furti di carburante e sottrazione di merci da semirimorchi lasciati in sosta in parcheggi e lungo le autostrade, soprattutto in aree poco controllate.
Metalli, cosmetici e carburante
I beni finiti nel mirino coprono diverse categorie. Tra i prodotti rubati figurano metalli come nichel e cromo, articoli cosmetici e carburante.
Le perdite più pesanti riguarderebbero i metalli: solo lo stagno sottratto viene stimato in 720.000 euro. Tra la merce recuperata risultano anche cosmetici, dentifrici e una tonnellata di tabacco di contrabbando.
Durante gli arresti, gli agenti hanno inoltre sequestrato oltre 800 litri di benzina e quaranta taniche piene, poi consegnate alla Società Nazionale di Salvataggio in Mare francese.
Per gli investigatori, il totale dei danni supera due milioni di euro, senza includere le perdite legate ai furti di carburante.
Una rete oltreconfine e canali di smistamento verso l’Europa occidentale
Nel corso degli accertamenti sarebbero state identificate una decina di persone collegate al network, tra Pas-de-Calais, Nord, Somme e Aisne.
Gli inquirenti sottolineano soprattutto la dimensione internazionale dell’operazione, con canali di ricezione in Belgio e nei Paesi Bassi: lì i carichi rubati avrebbero dovuto arrivare prima di essere redistribuiti.
Secondo le forze dell’ordine francesi, la Francia sarebbe stata il terreno di caccia, mentre la merce avrebbe poi lasciato il Paese per essere venduta su altri mercati. Gli investigatori ipotizzano anche riciclaggio e trasferimenti di denaro verso la Romania.
Nel dossier sono entrate anche istituzioni europee come Eurojust ed Europol, a conferma di un fenomeno transfrontaliero che sfrutta sempre più la complessità delle catene logistiche europee.









