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Trasportatori scendono in piazza: cento assemblee in tutta Italia

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Unatras lancia una consultazione nazionale per raccogliere le istanze della categoria. Sul tavolo: rimborsi, sospensione fiscale e tariffe. E lo spettro di uno sciopero autonomo resta sullo sfondo.

Non uno sciopero, almeno per ora. Ma un segnale inequivocabile che la pazienza del settore è agli sgoccioli. Unatras, la rappresentanza unitaria delle principali federazioni nazionali dell’autotrasporto, ha annunciato l’avvio di cento assemblee territoriali in altrettante piazze del Paese, con l’obiettivo di raccogliere le preoccupazioni della categoria e definire le prossime mosse. Una consultazione dal basso che suona come un ultimatum silenzioso al Governo.

La scintilla è sempre la stessa: il prezzo del gasolio, stabilmente sopra i due euro al litro su quasi tutta la rete nazionale. Una soglia che le imprese di autotrasporto dichiarano di non riuscire più a sostenere, nonostante i provvedimenti varati nelle scorse settimane dall’esecutivo. Misure che Unatras giudica «insufficienti» e che, nei fatti, non avrebbero prodotto «alcun risultato positivo per la categoria».

La committenza nel mirino

Accanto al nodo carburante, le federazioni alzano la voce su un secondo fronte, forse ancora più spinoso: il rapporto con la committenza. Nella nota diffusa dalla presidenza Unatras, il linguaggio è insolitamente duro. Gli operatori del settore, si legge, «non sono disponibili a sopportare la protervia» di una committenza che, salvo eccezioni, non solo non riconosce gli aumenti dovuti ma arriverebbe addirittura a chiedere sconti sui servizi di trasporto. Una situazione che i trasportatori descrivono come una doppia morsa: costi che salgono, ricavi che non seguono.

Le richieste sul tavolo sono precise. Unatras chiede uno stanziamento di risorse adeguato a ristorare le perdite già subite, la sospensione e il differimento dei versamenti contributivi e fiscali per garantire liquidità alle imprese, e interventi concreti contro le violazioni delle norme sui costi minimi di sicurezza da parte di committenti e speculatori.

Il rischio dell’iniziativa autonoma

Il tono del comunicato lascia poco spazio all’ottimismo. Le federazioni riconoscono la «complessità della fase in corso» e rivendicano un approccio responsabile, ma ammettono apertamente che le spinte verso «iniziative autonome di protesta» si fanno sempre più pressanti. Ed è proprio questo il passaggio più rilevante: Unatras non nasconde che il rischio di una mobilitazione non coordinata — potenzialmente più radicale e difficile da gestire — è reale.

La consultazione nelle cento piazze serve anche a questo: tenere unite le federazioni, canalizzare la frustrazione in forme organizzate e mantenere aperto il dialogo con il Governo, che Unatras auspica voglia riprendere il confronto «per l’adozione immediata di misure emergenziali».

Il messaggio, insomma, è doppio. Alle istituzioni: il tempo delle risposte generiche è finito. Alle componenti più radicali del settore: restiamo uniti, ma se non arrivano risposte concrete, non sarà facile trattenerle.

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