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Autotrasporto in caduta libera: dieci anni di chiusure e margini al lumicino

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Nell’Astigiano il comparto dell’autotrasporto sta vivendo una fase che gli operatori non esitano a definire critica.

I numeri della Camera di Commercio parlano chiaro: nel 2015 le imprese attive in provincia erano 316, nel 2025 sono scese a 217. In dieci anni si è perso oltre il 30% del tessuto imprenditoriale, con circa un centinaio di aziende in meno. In Piemonte solo Torino registra una flessione peggiore (-32,4%). A livello nazionale il calo si ferma al 22,2%.

Una contrazione generalizzata, ma che sul territorio astigiano ha assunto proporzioni particolarmente pesanti. A incidere sono soprattutto l’aumento dei costi, la difficoltà nel reperire personale e margini ormai ridotti al minimo.

Margini al 3% e costi fuori controllo

«Lavoriamo praticamente sette giorni su sette e alla fine ci resta in tasca il 3% di quello che fatturiamo», racconta Maurizio Caredio, tra i principali operatori logistici della zona, con 500 addetti, 140 autisti e altrettanti mezzi. «Il resto viene assorbito dalle spese».

Tra carburanti, pedaggi, accise e manutenzioni, la struttura dei costi è diventata sempre più onerosa. Dal 1° gennaio è scattato il riallineamento delle accise: +4 centesimi al litro sul gasolio che, con l’Iva, diventano circa 5. Tradotto: un pieno da 50 litri costa 2,47 euro in più. Con due rifornimenti al mese si superano i 59 euro annui per veicolo, che diventano oltre 80 considerando anche l’aumento precedente.

Non va meglio sul fronte delle riparazioni: «Le manutenzioni sono aumentate in media del 30%. Un’officina chiede 70 euro l’ora solo di manodopera», sottolinea Caredio. Voci che, sommate, comprimono ulteriormente la redditività di un settore già fragile.

Senza magazzini sarebbe insostenibile

Per molte aziende il solo trasporto non basta più a reggere i conti. «Ci salviamo grazie allo stoccaggio merci», spiega ancora Caredio, che ha sviluppato un’area logistica di 115 mila metri quadrati. «Se dovessimo vivere esclusivamente di spedizioni, sarebbe davvero dura».

La carenza di autisti è un altro nodo strutturale. Gli stipendi possono arrivare fino a 3 mila euro netti al mese, con una base di circa 2.500 euro più integrazioni sulle tratte più lunghe. I turni sono pesanti: tre giorni a settimana da 15 ore e due da 13. «Paghiamo molto di più rispetto al passato, ma non troviamo personale. È un costo che si somma a tutti gli altri e rende l’attività sempre meno sostenibile».

Il nodo Genova e la speranza della Zls

In questo scenario si inserisce il dibattito sull’eventuale inserimento di Asti nella Zona logistica semplificata collegata al retroporto di Genova. Per gli operatori potrebbe rappresentare un’occasione di rilancio, soprattutto se accompagnata da un’integrazione più efficace tra trasporto su gomma e ferroviario.

Ma restano le criticità infrastrutturali. «Quando prendiamo la strada per la Liguria sappiamo quando partiamo, ma non quando arriviamo», osserva Giovanni Rosso, padroncino vicino alla pensione. Tra cantieri e code, la tratta verso Genova è spesso un’incognita.

Rosso ammette che, una volta chiusa la sua attività, nessuno la rileverà. «È un mestiere duro che ormai pochi vogliono fare». Sulla stessa linea Massimo Grisoglio, a tre anni dalla pensione: «Oggi non è più il momento giusto per questo lavoro».

L’autotrasporto, indicato da molti come leva strategica per la ripresa del territorio, appare così sospeso tra aspettative di rilancio e una realtà quotidiana fatta di costi crescenti, personale introvabile e margini sempre più sottili.

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