Quando Thomas Duvenbeck aveva ceduto l’azienda nel 2022, l’obiettivo era avviare una nuova fase di crescita con il supporto di un investitore finanziario: più espansione, più massa critica e un posizionamento ancora più solido sul mercato.
Oggi, però, quello scenario sembra lontano. Duvenbeck si trova di fronte alla crisi più grave mai affrontata, tanto da rimettere in discussione le previsioni fatte all’epoca. Tra le ipotesi concrete, ora, c’è anche la dismissione.
Mille nuovi trattori stradali
Colpisce il contrasto con quanto accadeva fino a poco tempo fa, quando l’operatore continuava a investire pesantemente nella flotta. Solo di recente, infatti, Duvenbeck aveva annunciato un’importante operazione con MAN: a metà dello scorso anno è stato firmato un accordo quadro per l’acquisto fino a 1.000 nuovi trattori , con consegne previste alle filiali europee entro fine 2027. L’iniziativa mirava a rinnovare e rafforzare il parco mezzi, puntando anche su motorizzazioni di nuova generazione con consumi ed emissioni di CO2 più contenuti. In parallelo, l’azienda stava facendo crescere anche il capitolo e-mobility, aumentando il numero di camion elettrici e programmando un’ulteriore espansione.
Una crisi maturata in mesi
Secondo DVZ, le difficoltà avrebbero iniziato ad accelerare nella primavera 2025. Uno dei nodi principali sarebbe stata una stima errata dei volumi: da lì, l’accumulo nei magazzini e, nei casi più critici, il rischio di fermi produttivi, evitati ricorrendo a trasporti d’emergenza particolarmente costosi.
Fonti di mercato citate dai media tedeschi parlano di problemi che si sarebbero estesi progressivamente: dalla Romania all’Ungheria, fino ad arrivare in Germania.
Nello stesso periodo, sempre secondo le ricostruzioni, Duvenbeck avrebbe spinto con decisione su nuovi contratti anche quando – stando a quanto indicano alcune fonti – la redditività non era adeguata. In alcuni progetti, si ipotizzano perdite nell’ordine di milioni di euro. Il quadro verrebbe collegato a una strategia di crescita molto ambiziosa richiesta dalla proprietà.
Errori di gestione e poca esperienza nel settore
Il servizio tedesco dvz.de aggiunge un ulteriore elemento: la situazione sarebbe stata aggravata anche dalla limitata esperienza dell’investitore nel mondo della logistica. Waterland, secondo quanto riportato, avrebbe sottovalutato i rischi specifici dell’automotive, un comparto tra i più complessi e più esposti alle oscillazioni del ciclo economico.
Non mancherebbero, inoltre, fattori interni. Tra questi vengono citati scelte di organico poco centrate, una strategia non chiara e aspettative di crescita eccessive. A ciò si aggiungono indiscrezioni su acquisizioni giudicate poco coerenti e che non avrebbero prodotto i risultati attesi.
Trasformazione in corso e caccia a un nuovo proprietario
Nelle rispettive dichiarazioni, Duvenbeck e Waterland richiamano l’evoluzione del mercato automotive: cali e volatilità della produzione, insieme a una pressione crescente sui margini. Secondo questa lettura, diventa inevitabile una trasformazione profonda del modello di business.
Tradotto operativamente, significa avviare un processo per individuare un nuovo proprietario. PwC, indicata come soggetto incaricato di supportare la ricerca di un compratore, non ha rilasciato commenti alla redazione di trans.iNFO, citando obblighi di riservatezza professionale. Sempre secondo dvz.de, alcuni potenziali investitori – tra cui DP World e Geodis – si sarebbero già sfilati. È stata valutata anche l’ipotesi di un riacquisto da parte del fondatore, Thomas Duvenbeck, ma anche questa strada non avrebbe trovato seguito.
Effetti a catena sull’automotive tedesco
Le difficoltà non si fermerebbero ai confini dell’azienda. Stando a quanto riporta il portale tedesco, alcune grandi case automobilistiche tedesche sarebbero state costrette a riorganizzare in modo esteso – e costoso – le proprie catene logistiche. Un segnale chiaro di quanto industria e operatori logistici siano interdipendenti e di quanto possa essere elevato il rischio quando si indebolisce un anello considerato strategico.
Meno fiducia nel private equity
Il contraccolpo più rilevante, però, potrebbe essere quello reputazionale: nel settore logistico tedesco si parla sempre più spesso di un calo di fiducia nel modello del private equity. Un tema che pesa anche guardando ad altri mercati, in Europa e negli Stati Uniti, dove le aziende sostenute da capitali finanziari continuano ad avere un ruolo importante nei processi di consolidamento del comparto.
In questo contesto, per gli operatori tedeschi diventa essenziale muoversi dentro un panorama competitivo che cambia rapidamente.









