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Riforma doganale UE: più obblighi per l’e-commerce e nuovo hub dei dati

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Il Consiglio dell’Unione europea ha concluso l’iter di approvazione della riforma doganale per quanto di propria competenza, aprendo la strada alla più ampia revisione dell’unione doganale europea degli ultimi decenni. Il nuovo sistema punta a rispondere alla crescita dell’e-commerce, rafforzare i controlli sulle importazioni e migliorare la riscossione dei dazi. Le piattaforme online saranno chiamate ad assumersi direttamente maggiori responsabilità doganali, mentre Bruxelles prepara un’unica infrastruttura europea per la gestione dei dati.

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L’essenziale in breve:

  • I marketplace extra-UE saranno responsabili delle formalità doganali e del pagamento dei dazi sulle merci vendute ai consumatori europei.
  • Gli Stati membri dovranno introdurre un nuovo contributo di gestione sulle piccole spedizioni entro il 1° novembre 2026.
  • Dal 1° luglio 2026 è già applicato un dazio temporaneo di 3 euro sulle merci contenute nelle spedizioni sotto i 150 euro.

Parlamento europeo e Consiglio avevano raggiunto un accordo politico sulla riforma il 26 marzo 2026. Dopo il via libera del Consiglio, il testo dovrà ancora ottenere l’approvazione definitiva del Parlamento europeo, prima della firma e della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Alla base della revisione c’è soprattutto l’esplosione degli acquisti online. Secondo i dati richiamati dal Consiglio UE, nel 2024 sono entrate nell’Unione 4,6 miliardi di spedizioni di e-commerce con un valore inferiore a 150 euro. Il 91% proveniva dalla Cina.

Un volume che ha messo sotto forte pressione le amministrazioni doganali, chiamate a controllare una quantità crescente di pacchi di basso valore e a verificare contemporaneamente il rispetto delle norme europee sulla sicurezza e sulla conformità dei prodotti.

I marketplace diventano responsabili dell’importazione

Una delle modifiche più significative riguarda le piattaforme online con sede fuori dall’Unione che vendono prodotti direttamente ai consumatori europei.

Con il nuovo codice doganale, il marketplace sarà considerato importatore ai fini doganali e dovrà occuparsi delle formalità connesse all’ingresso delle merci nell’UE, compreso il pagamento dei dazi applicabili.

La riforma modifica così l’attuale ripartizione delle responsabilità, nella quale una parte degli adempimenti può ricadere sul destinatario finale della spedizione. Il nuovo modello trasferisce invece l’onere sul soggetto che organizza e gestisce la vendita verso il mercato europeo.

Il quadro normativo introduce anche un sistema sanzionatorio più severo. Nei casi più gravi, le multe potranno raggiungere il 6% del valore annuale delle merci importate dall’azienda nell’anno precedente.

Le autorità potranno inoltre revocare benefici o semplificazioni doganali e, nelle situazioni più estreme, adottare misure che limitino l’accesso delle piattaforme al mercato europeo.

Un nuovo contributo per le piccole spedizioni

Accanto ai dazi, la riforma introduce un contributo di gestione armonizzato a livello europeo sulle piccole spedizioni derivanti dalle vendite a distanza, in particolare quelle generate attraverso il commercio elettronico.

Gli Stati membri dovranno applicarlo entro il 1° novembre 2026. L’ammontare sarà stabilito dalla Commissione europea prima dell’entrata in vigore del meccanismo.

Le entrate serviranno a contribuire ai costi amministrativi e operativi legati al controllo di miliardi di pacchi di basso valore.

Il contributo dovrà essere distinto dal dazio forfettario temporaneo introdotto sulle spedizioni inferiori a 150 euro, già operativo da luglio.

Dazio di 3 euro sotto i 150 euro

Dal 1° luglio 2026 l’Unione applica infatti un dazio temporaneo di 3 euro sulle merci contenute nelle spedizioni di valore inferiore a 150 euro.

Il meccanismo non prevede un unico prelievo per pacco: l’importo viene calcolato per ciascuna categoria merceologica presente nella spedizione. Un invio contenente, per esempio, tre diverse categorie di prodotti può quindi generare un dazio complessivo di 9 euro.

Si tratta di una disciplina transitoria, destinata a essere superata con l’entrata a regime del nuovo sistema europeo dei dati doganali.

La riforma prevede infatti anche la fine dell’esenzione dai dazi per le spedizioni inferiori a 150 euro. Una volta completata la transizione, i dazi saranno calcolati a partire dal primo euro del valore della merce, secondo le normali aliquote tariffarie applicabili.

Nasce l’Autorità doganale dell’Unione europea

Un altro pilastro della riforma è la creazione dell’Autorità doganale dell’UE, che avrà sede a Lille, in Francia, e dovrebbe iniziare a operare nel 2027.

La nuova struttura avrà il compito di coordinare in modo più stretto il funzionamento dell’unione doganale europea. Analizzerà i dati relativi alle importazioni e alle esportazioni, aiuterà le amministrazioni nazionali a individuare le spedizioni più rischiose e contribuirà a definire priorità comuni per i controlli.

L’Autorità sarà inoltre coinvolta nel coordinamento delle risposte alle crisi doganali e nella definizione di criteri condivisi per la valutazione dei rischi.

Un solo hub per tutti i dati doganali

Il fulcro tecnologico del nuovo sistema sarà l’Hub dei dati doganali dell’UE, una piattaforma centrale destinata a sostituire progressivamente una parte degli attuali sistemi nazionali.

L’obiettivo è creare un unico punto di accesso attraverso il quale le imprese possano trasmettere le informazioni richieste alle autorità. I dati potranno essere riutilizzati nelle operazioni successive, riducendo la necessità di inserire più volte le stesse informazioni in sistemi diversi.

La piattaforma consentirà inoltre alle amministrazioni di analizzare i flussi commerciali con strumenti avanzati di elaborazione dei dati, compresi sistemi di intelligenza artificiale e apprendimento automatico.

Per le imprese di e-commerce l’utilizzo dell’hub diventerà obbligatorio dal 1° luglio 2028. Dal 1° marzo 2034 l’obbligo sarà esteso a tutte le aziende.

Arriva lo status «Trust and Check»

La riforma introduce anche una nuova categoria riservata agli operatori considerati particolarmente affidabili e trasparenti: lo status «Trust and Check».

Potranno accedervi le imprese che garantiranno alle autorità un elevato livello di visibilità sulle merci, sulle proprie catene di approvvigionamento e sulla storia di conformità alle norme doganali.

In cambio, queste aziende potranno beneficiare di procedure più semplici e rapide. Nella forma più avanzata del regime, potranno immettere le merci in libera pratica nell’UE senza un intervento diretto delle autorità doganali su ogni singola operazione.

Il nuovo status si svilupperà a partire dall’attuale sistema degli operatori economici autorizzati, gli AEO, ma con un livello di condivisione dei dati e di trasparenza sensibilmente maggiore.

Una riforma che entrerà in vigore per tappe

L’attuazione seguirà un calendario pluriennale. Alcune misure sulle spedizioni di basso valore sono già operative, mentre altre entreranno in vigore progressivamente nei prossimi anni.

Il dazio temporaneo di 3 euro si applica dal 1° luglio 2026. Il contributo di gestione dovrà essere introdotto entro il 1° novembre dello stesso anno. L’Autorità doganale europea dovrebbe iniziare le proprie attività nel 2027, mentre l’Hub dei dati assumerà un ruolo crescente a partire dal 2028.

La revisione, dunque, non si limita a intervenire sui dazi applicati alle piccole spedizioni. L’UE sta ridisegnando l’intera architettura dei controlli doganali, spostando maggiori responsabilità sui marketplace, centralizzando l’uso dei dati e puntando su un sistema di vigilanza sempre più basato sull’analisi del rischio.

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