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Schengen sotto pressione: la Slovenia proroga i controlli alle frontiere interne fino a dicembre 2026

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La Slovenia ha deciso di prorogare fino al 21 dicembre 2026 i controlli temporanei alle frontiere terrestri con Croazia e Ungheria, secondo l’ultimo aggiornamento del quadro delle notifiche Schengen pubblicato dalla Commissione europea.

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La decisione si colloca in una fase in cui Bruxelles invita diversi Stati membri a predisporre un percorso di progressiva dismissione dei controlli interni ancora in vigore, ribadendo il carattere eccezionale e temporaneo di tali misure.

Le motivazioni di Lubiana: sicurezza, migrazione e minacce ibride

La Direzione generale Migrazione e Affari interni (DG HOME) della Commissione europea indica che la proroga riguarda il periodo dal 22 giugno al 21 dicembre 2026.

Lubiana evidenzia rischi persistenti per l’ordine pubblico e la sicurezza interna, legati a minacce terroristiche, criminalità organizzata, traffico di migranti e traffico di armi. Tra le motivazioni figurano anche il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori lungo la rotta dei Balcani occidentali, le cosiddette minacce ibride, la prosecuzione dell’aggressione russa contro l’Ucraina e l’instabilità in Medio Oriente, con particolare riferimento a Siria e Iran.

La nuova notifica sostituisce quella precedente, che copriva il periodo dal 22 dicembre 2025 al 21 giugno 2026 e si fondava su presupposti analoghi.

Un fenomeno diffuso nello spazio Schengen

La proroga slovena si inserisce in un contesto più ampio di controlli temporanei alle frontiere interne dell’area Schengen. Secondo l’elenco aggiornato della Commissione, misure analoghe risultano attive anche in Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Danimarca, Polonia, Germania, Austria, Svezia e Francia.

L’Austria, ad esempio, ha notificato controlli fino al 15 giugno 2026 ai confini terrestri con Cechia, Ungheria e Slovenia, oltre che ai confini terrestri e fluviali con la Slovacchia.

Parallelamente, la Commissione europea ha invitato nove Paesi — Austria, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia e Svezia — a lavorare per una progressiva riduzione delle misure. Secondo l’esecutivo europeo, il quadro normativo dell’Unione consente la reintroduzione dei controlli in presenza di una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna, ma tali interventi devono restare eccezionali, temporanei e proporzionati.

Le alternative proposte da Bruxelles

La Commissione sottolinea l’esistenza di strumenti alternativi, quali controlli di polizia non sistematici, identificazione biometrica mobile e tecnologie di tracciamento dei veicoli. Vengono inoltre richiamati il nuovo quadro europeo su migrazione e asilo e i sistemi digitali di gestione delle frontiere, che nelle intenzioni di Bruxelles dovrebbero contribuire a ridurre progressivamente la necessità di controlli interni.

Il commissario europeo per gli Affari interni e la Migrazione, Magnus Brunner, ha dichiarato che gli Stati membri dispongono oggi delle condizioni per avviare un percorso di superamento dei controlli alle frontiere interne, sottolineando che nel corso dell’anno gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione sono diminuiti del 40%.

Impatti economici: incertezza e pianificazione più complessa

Per le imprese di trasporto e logistica, il protrarsi dei controlli comporta maggiore incertezza nei tempi di attraversamento e nella pianificazione operativa. In determinati periodi, tali criticità possono sommarsi ai divieti di transito per i mezzi pesanti, con effetti diretti su costi, puntualità delle consegne e gestione delle flotte.

Il tema, dunque, non riguarda soltanto la sicurezza, ma anche l’equilibrio tra tutela dell’ordine pubblico e piena funzionalità del mercato unico. In un’Unione fondata sulla libera circolazione, la capacità di conciliare controllo e fluidità dei flussi resta una delle principali sfide di governance europea.

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