In Spagna la manomissione del tachigrafo può essere qualificata come falsificazione di documenti. Di conseguenza, il procedimento può uscire dall’ambito delle sanzioni tipiche del settore e approdare in sede penale.
I tachigrafi di nuova generazione sono progettati per rendere più difficile la manipolazione, ma durante i controlli continuano a emergere metodi “tradizionali”. È quanto accaduto nella provincia di A Coruña, dove gli agenti hanno fermato un camion il cui tachigrafo registrava il riposo, nonostante il mezzo fosse stato visto circolare poco prima.
Riposo registrato, ma il camion era in marcia
Il controllo è stato effettuato dall’unità GIAT della Guardia Civil al chilometro 337 della N-525, nei pressi di Santiago. Dopo l’alt, gli agenti hanno analizzato i dati del tachigrafo e hanno riscontrato che risultava “riposo”, pur avendo osservato il veicolo in movimento poco tempo prima.
Quello che poteva sembrare un guasto tecnico ha fatto scattare il sospetto di una manomissione. Approfondendo l’ispezione, è stato individuato un magnete applicato al generatore di impulsi vicino al cambio. In questo modo il dispositivo interferiva con il funzionamento del tachigrafo, impedendogli di registrare l’attività reale del veicolo.
Per verificare l’ipotesi, il camion è stato inviato a un centro tecnico autorizzato. Le prove hanno confermato che, con il magnete inserito, il tachigrafo continuava a segnare il riposo anche a veicolo in movimento. Rimosso il magnete, il sistema è tornato a funzionare correttamente.
Di conseguenza, sia il conducente sia il responsabile della gestione dell’azienda proprietaria del mezzo sono stati accusati di falsificazione documentale.
Il rischio di una pena detentiva riguarda soprattutto l’autista e, più in generale, chiunque abbia partecipato attivamente alla manipolazione. Per l’operatore, invece, la responsabilità non è automatica: il carcere è ipotizzabile solo se gli investigatori dimostrano che l’azienda era coinvolta, che ha impartito indicazioni in tal senso o che ha tollerato consapevolmente la pratica. In caso contrario, il fascicolo può essere trattato con sanzioni amministrative o con profili di responsabilità penale legati all’attività d’impresa.
Un magnete può costare il carcere
Le autorità spagnole ribadiscono che l’alterazione dei dati del tachigrafo non viene più considerata soltanto una violazione delle regole del trasporto.
Dal 2020, dopo una pronuncia della Corte Suprema spagnola, la falsificazione dei dati del tachigrafo è stata qualificata come reato di falsificazione di documenti ufficiali. Nella pratica, questo può tradursi in una pena detentiva da sei mesi fino a tre anni.
Secondo gli ispettori, manipolare i tempi di guida e di riposo consente di far circolare i mezzi senza un controllo reale sull’attività del conducente. Ridurre o saltare le pause obbligatorie aumenta il rischio di stanchezza, calo dell’attenzione e incidenti, oltre a generare concorrenza sleale nel mercato dell’autotrasporto.
Nel mirino anche le aziende di trasporto
La normativa spagnola consente di procedere non solo contro l’autista, ma anche contro il datore di lavoro, se l’impresa ha preso parte al sistema o lo ha tollerato consapevolmente.
L’impostazione riflette le linee guida per la sicurezza stradale in vigore dal 2020, che chiedono agli organi di controllo di trattare la manomissione del tachigrafo come una questione penale e di verificare se dietro i dati alterati ci sia un coinvolgimento dell’azienda.
In Europa le sanzioni si fanno più dure
La Spagna non è l’unico Paese ad aver alzato il livello di attenzione contro le manipolazioni del tachigrafo.
In Italia la Corte di Cassazione ha più volte confermato che intervenire sugli strumenti di registrazione può portare al carcere. In un caso, un vettore che costringeva gli autisti a usare magneti è stato condannato a un anno, un mese e venti giorni di detenzione.
Anche la Polonia prevede conseguenze penali per la manomissione dei dispositivi di registrazione. In base all’articolo 306a del Codice penale, interferire con la corretta misurazione di contachilometri o tachigrafo può essere punito con da tre mesi a cinque anni di reclusione, e l’Ispettorato del trasporto su strada è tenuto a segnalare questi casi alle forze dell’ordine.
Secondo gli ispettori, falsare tempi di guida e di riposo può inoltre spingere gli autisti a fermarsi dove capita, invece che in aree adeguate: un aspetto collegato anche alla sicurezza delle soste lungo le tratte.









