La nuova situazione di mercato non solo sta sconvolgendo l’equilibrio precedente, ma sta anche mettendo in evidenza differenze crescenti tra i Paesi europei in materia di politica dei carburanti, tassazione e meccanismi di sostegno. Di conseguenza, il mercato sta diventando più frammentato e volatile e i vettori devono reagire più rapidamente che mai.
La crisi del carburante come principale motore dell’aumento dei costi
Secondo i dati di Freight Perspectives, la situazione del mercato dei carburanti è cambiata bruscamente dopo la riduzione delle forniture globali di petrolio greggio, che ha spinto il prezzo del greggio oltre $100 al barile. Questo, a sua volta, si è tradotto in aumenti record del prezzo del diesel in Europa, ulteriormente amplificati dalle strutture nazionali di imposte e accise.
A livello dei singoli mercati, il ritmo di crescita dei prezzi del diesel rimane chiaramente disomogeneo. Tra le settimane 9 e 11 di quest’anno, gli aumenti maggiori sono stati registrati nell’Europa occidentale e settentrionale. In Germania i prezzi sono saliti del 25% (€/l 0.43), nei Paesi Bassi del 20% (€/l 0.38) e in Austria del 23% (€/l 0.35). In Danimarca l’aumento è stato del 19% (€/l 0.33).
In Paesi come la Polonia, i prezzi sono aumentati del 22%, ossia di €/l 0.31, in Francia del 18% (€/l 0.30) e in Spagna del 16% (€/l 0.22).
Nel frattempo, nell’Europa centro-orientale e meridionale, gli aumenti sono stati relativamente più contenuti in termini assoluti. In Romania i prezzi sono saliti del 6% (€/l 0.10), in Ungheria del 5% (€/l 0.07) e nella Repubblica Ceca del 18% (€/l 0.24). Nel Regno Unito la variazione è stata del 5% (€/l 0.09).
Una tale divergenza dei prezzi fa sì che i prezzi del carburante alle stazioni di servizio in Europa aumentino a velocità diverse e con intensità differenti. In alcuni Paesi, i governi hanno scelto di non intervenire direttamente, concentrandosi invece sul monitoraggio del mercato, mentre altri stanno valutando o implementando meccanismi per contenere gli aumenti.
In questo primo gruppo rientrano, tra gli altri, Germania, Francia, Danimarca e Svezia, che non hanno introdotto scudi sui prezzi o sussidi al carburante. Spagna, Italia e Austria, invece, adottano un approccio prudente e stanno analizzando la possibilità di tagli fiscali, ma finora non sono state attuate misure concrete.
“Turismo del carburante” e pressione sulle infrastrutture
Le significative differenze di prezzo tra i Paesi hanno iniziato a generare un nuovo fenomeno nel trasporto stradale europeo, definito “turismo del carburante”, ovvero il rifornimento nei Paesi con prezzi del carburante più bassi.
Un flusso particolarmente evidente è quello dei vettori dalla Germania verso la Polonia, dove le differenze di prezzo possono arrivare fino a €0.50–€0.60 al litro. Questo, a sua volta, comporta un aumento della pressione sulle infrastrutture di rifornimento nella Polonia occidentale e incide sulla disponibilità locale di carburante – sottolinea Freight Perspectives.
Dal punto di vista operativo, ciò significa non solo cambiamenti nella pianificazione dei percorsi, ma anche la necessità di considerare soste aggiuntive per il rifornimento e potenziali vincoli sulla disponibilità di carburante nei principali hub logistici.
Vale inoltre la pena notare le azioni intraprese da altri Paesi, come la Romania, che ha introdotto un sistema di sostegno mirato sotto forma di sussidi pari a RON 0.85 per litro di diesel per gli operatori di trasporto e distribuzione registrati.
Impatto sui costi operativi sulle principali rotte europee
Per tradurre le variazioni del prezzo del carburante in conseguenze concrete per i vettori, Freight Perspectives ha analizzato tre corridoi di trasporto chiave in Europa utilizzando un modello TCO (Total Cost of Ownership). I risultati mostrano chiaramente che l’aumento dei prezzi del diesel ha un impatto diretto sulla struttura dei costi e sul livello delle tariffe di trasporto.
Sulla tratta Poznań – Essen (circa 765 km), la quota dei costi del carburante sul totale dei costi operativi è aumentata dal 24.6% al 28.4%, traducendosi in un aumento del 5.3% dei costi operativi complessivi. In termini nominali, questo significa che la tariffa deve aumentare di circa €62 per tratta per compensare l’incremento dei costi del carburante.
Per il corridoio Zaragoza – Rotterdam (oltre 1515 km), la quota del carburante nei costi è salita dal 25.3% al 28.1%, con un aumento del 3.9% dei costi operativi complessivi. In questo caso, le tariffe di riferimento richiedono un adeguamento di circa €72 per percorso.
Nel frattempo, sulla tratta Brescia – Manchester (circa 1680 km), nonostante la distanza maggiore, l’aumento dei costi è stato relativamente più contenuto. La quota del carburante è passata dal 23.4% al 25.1%, traducendosi in un aumento del 2.3% dei costi operativi complessivi e nella necessità di aumentare le tariffe di circa €84.
Un mercato sempre più frammentato e influenzato da fattori locali
I dati mostrano chiaramente che il mercato europeo dei trasporti sta diventando sempre più complesso. Le differenze nella politica fiscale, nel livello di intervento statale e nella dinamica dei prezzi del carburante fanno sì che le condizioni operative cambino quasi di giorno in giorno e varino in base al Paese e alla direzione del trasporto.
In queste condizioni, i modelli analitici che consentono una mappatura precisa dei costi effettivi diventano sempre più importanti. Come sottolineano gli autori dell’analisi, solo un approccio basato su dati e TCO permette di valutare quali adeguamenti tariffari siano giustificati dal mercato e quali derivino da perturbazioni temporanee.
In questo contesto, cresce l’importanza di una maggiore trasparenza e di un approccio più flessibile alla contrattualizzazione dei servizi di trasporto, da entrambe le parti del mercato. In caso contrario, l’aumento della volatilità potrebbe portare a tensioni nei rapporti commerciali e a difficoltà nel mantenere la redditività delle operazioni di trasporto.









