Makam-Trans (foto illustrativa)

Caos al confine con la Croazia: i vettori riprendono i blocchi e minacciano l’escalation

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All’inizio di questa settimana, i vettori stradali della Bosnia-Erzegovina hanno avviato blocchi parziali ai valichi di frontiera con la Croazia. L’azione di protesta, promossa dal settore dei trasporti, è stata fin dall’inizio soggetta a limitazioni da parte delle autorità e delle forze dell’ordine, che in alcune regioni ne hanno impedito lo svolgimento completo.

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La situazione ai confini si è rapidamente tradotta in disagi visibili per il traffico merci. Alla base della protesta c’è una disputa crescente sulle regole che disciplinano la permanenza dei conducenti provenienti da Paesi extra UE nell’area Schengen, oltre a problemi strutturali nel settore dei trasporti della Bosnia-Erzegovina.

Blocchi e disagi alla circolazione

L’azione è stata organizzata dal Consorzio “Logistika BiH”, che riunisce vettori e operatori logistici. Il piano prevedeva il blocco del traffico merci sulle direttrici in uscita dal Paese, mantenendo invece il transito dei veicoli in entrata e del traffico passeggeri.

Nella pratica, la protesta è stata attuata in modo disomogeneo. In alcune regioni le autorità locali hanno introdotto restrizioni, citando la necessità di garantire la continuità degli approvvigionamenti e la sicurezza pubblica. Ciononostante, in alcuni valichi si sono verificati gravi disagi, inclusa la formazione di code di camion.

A Svilaj, il traffico merci è stato fermato e le code hanno raggiunto fino a circa un chilometro e mezzo. Il trasporto passeggeri e quello di merci sensibili sono proseguiti senza particolari interruzioni; tuttavia, la situazione ha mostrato quanto rapidamente blocchi locali possano incidere sui flussi di carico nella regione.

Contesa sulle regole Schengen e sui limiti di permanenza

La principale fonte di tensione restano le norme dell’Unione Europea sulla permanenza dei cittadini di Paesi terzi. In base alle regole vigenti, i conducenti della Bosnia-Erzegovina possono soggiornare nell’area Schengen per un massimo di 90 giorni in qualsiasi periodo di 180 giorni.

I vettori sostengono che, nella pratica, tali norme rendono impossibile lavorare nel trasporto internazionale. Sottolineano che gli autisti professionisti operano su un ciclo di guida continuativo e che gli ingressi brevi nei Paesi UE sono parte integrante del loro lavoro, non un soggiorno turistico.

Inoltre, l’Entry/Exit System (EES), che da ottobre 2025 sostituirà gradualmente il timbro sul passaporto con la registrazione elettronica degli attraversamenti di frontiera, aumenta il livello di controllo e – secondo il settore – allunga i tempi di gestione ai valichi.

Dichiarazione del Consorzio logistico della Bosnia-Erzegovina

Prima dell’inizio delle proteste, il Consorzio “Logistika BiH” ha pubblicato una dichiarazione articolata in cui ha evidenziato che la situazione attuale è il risultato di anni di negligenza istituzionale e del mancato recepimento delle soluzioni concordate.

L’organizzazione ha osservato che negli ultimi mesi ha partecipato a colloqui con rappresentanti dell’amministrazione e delle istituzioni pubbliche; tuttavia – come ha sottolineato – nessuno dei problemi chiave del settore è stato risolto in modo sostanziale.

La dichiarazione ha inoltre rimarcato che la mancanza di risultati riguarda sia il livello nazionale sia quello internazionale. Il Consorzio richiama l’attenzione sulla situazione dei conducenti che, dopo aver superato i 90 giorni di permanenza in Schengen, ricevono divieti di ingresso pur disponendo delle qualifiche e dei permessi richiesti.

Tra le richieste più importanti figuravano, tra le altre, una definizione chiara dello status degli autisti professionisti nell’Unione Europea, la possibilità di svolgere trasporti internazionali senza interruzioni e misure fiscali, tra cui il rimborso di una parte dell’accisa sul carburante e la semplificazione dei rimborsi IVA.

Il Consorzio segnala anche problemi strutturali nel Paese, inclusi lunghi tempi di attesa alle frontiere – che, secondo i suoi dati, arrivano a diverse ore – e l’assenza di un sistema amministrativo uniforme e prevedibile.

Tensioni in aumento e rischi per le catene di fornitura

I rappresentanti del settore avvertono che il mantenimento delle attuali restrizioni potrebbe portare a un’ulteriore escalation delle proteste, inclusa la possibilità di estendere i blocchi.

Allo stesso tempo, le organizzazioni dei datori di lavoro e alcune istituzioni pubbliche invitano a evitare azioni che potrebbero interrompere le catene di fornitura. Sottolineano che il trasporto su strada rappresenta la stragrande maggioranza dei flussi di merci nella regione e che eventuali disagi potrebbero colpire non solo l’economia della Bosnia-Erzegovina, ma anche gli scambi con l’Unione Europea.

La situazione resta dinamica

Al momento, i blocchi sono parziali e non interessano tutti i valichi di frontiera del Paese. In alcune località il traffico scorre senza interruzioni, mentre in altre permangono ritardi e una capacità di transito ridotta.

I prossimi giorni saranno cruciali per valutare se le proteste assumeranno una forma più ampia e se si svolgeranno colloqui tra i vettori e le istituzioni pubbliche che possano contribuire ad allentare le tensioni ai confini.

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