Molti vettori e spedizionieri continuano a non utilizzare una tutela prevista da anni dalla direttiva 2011/7/UE contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. Dal momento in cui maturano gli interessi di mora, il creditore ha diritto, per legge, a un indennizzo forfettario minimo di 40 euro a titolo di costi di recupero, senza necessità di inviare un preventivo sollecito né di dimostrare un danno effettivamente subito.
Per il settore dell’autotrasporto la disposizione assume particolare rilievo, poiché il rapporto con uno stesso committente genera spesso numerose prestazioni autonome. La Corte di giustizia dell’Unione europea, nella causa C-287/17, ha chiarito che l’indennizzo forfettario spetta per ciascuna singola transazione commerciale. Di conseguenza, dieci fatture insolute possono dare luogo a dieci distinti indennizzi. In alcuni Stati membri, inoltre, gli importi previsti dalla normativa nazionale superano il minimo stabilito dalla direttiva e aumentano in funzione del valore del credito.
Ancora più rilevante è quanto previsto dall’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva, che riconosce al creditore il diritto al rimborso dei costi di recupero ragionevoli eccedenti la somma forfettaria. Rientrano in questa previsione, tra le altre voci, le spese sostenute per incaricare un avvocato o una società specializzata nel recupero crediti. Ciò significa che, in presenza dei presupposti di legge, il costo del recupero professionale può essere posto a carico del debitore, facendo ricadere su quest’ultimo le conseguenze economiche del ritardo nel pagamento.
Una disciplina condivisa nei principali mercati europei
La direttiva 2011/7/UE è stata recepita negli ordinamenti nazionali degli Stati membri. Pur con differenze applicative, Germania, Francia, Italia, Spagna, Romania, Ungheria, Lituania e i Paesi del Benelux condividono lo stesso principio: quando il debitore paga oltre i termini previsti, i costi del recupero professionale possono gravare su di lui nei limiti stabiliti dalla normativa applicabile.
Un’impostazione analoga è presente anche nel Regno Unito. Il Late Payment of Commercial Debts (Interest) Act 1998 riconosce infatti un importo fisso di 40, 70 o 100 sterline, in funzione dell’entità del credito, oltre al rimborso dei costi di recupero ragionevoli che eccedono tale somma. La Brexit non ha modificato questo assetto normativo.
Per gli operatori del trasporto internazionale il principio è ormai consolidato in gran parte dei principali mercati europei e trova applicazione pratica nell’attività delle società specializzate nel recupero dei crediti commerciali.
Perché la causa all’estero spesso non rappresenta la soluzione più efficiente
Per capire il valore di questo strumento basta confrontarlo con l’alternativa più classica: agire in giudizio contro un debitore straniero.
Costi anticipati. Una causa significa finanziare in proprio il recupero del credito. Contributi giudiziari, compensi legali, anticipazioni procedurali: tutto deve essere sostenuto prima di ottenere una decisione. L’eventuale rimborso arriva solo dopo una sentenza definitiva e, spesso, soltanto se l’esecuzione forzata va a buon fine. In un settore in cui i margini operativi si muovono intorno al 2-4 %, bloccare diverse migliaia di euro per inseguire una fattura da millecinquecento euro può pesare seriamente sulla liquidità.
Traduzioni e notifiche. Nelle controversie transfrontaliere occorre tradurre con asseverazione ordini di trasporto, lettere di vettura CMR, corrispondenza e diffide. Anche per una sola fattura di nolo, il costo delle traduzioni può assorbire da solo una quota significativa del credito. A questo si aggiunge la notifica internazionale degli atti secondo il regolamento (UE) 2020/1784: una procedura che può richiedere settimane quando tutto fila liscio, e mesi quando emergono ostacoli.
Tempi lunghi. In una lite transfrontaliera, ottenere un titolo esecutivo richiede realisticamente da dodici a ventiquattro mesi. E questo è solo il primo passaggio: poi occorre procedere con l’esecuzione nel Paese estero, secondo regole locali e di norma con l’assistenza di un legale sul posto. Il recupero stragiudiziale, se gestito da un negoziatore che parla la lingua del debitore, può invece chiudere i casi positivi nel giro di poche settimane.
Rischio di giurisdizione. Le controversie di trasporto sono rese ancora più complesse dall’articolo 31 della Convenzione CMR e dal rapporto con il regolamento Bruxelles I bis. Individuare il giudice competente non è sempre immediato, nemmeno per professionisti esperti, e un errore può far perdere la causa per motivi puramente formali, senza che il merito venga esaminato.
Rapporti commerciali. Una causa compromette quasi sempre in modo definitivo il rapporto con il cliente. Nel trasporto, però, il debitore è spesso uno spedizioniere importante con cui il vettore vorrebbe continuare a lavorare. Il recupero stragiudiziale permette di tentare l’incasso senza interrompere subito il legame commerciale. Inoltre, il fatto che i costi ricadano sul debitore produce anche un effetto deterrente: ritardare i pagamenti smette di essere una forma di finanziamento gratuito.
Quando il recupero giudiziale perde convenienza economica
Nel trasporto su strada molti crediti hanno un valore compreso tra 500 e 3.000 euro. Sommando spese legali, traduzioni, notifiche ed eventuali costi dell’esecuzione internazionale, il costo complessivo dell’azione può avvicinarsi all’importo da recuperare o addirittura superarlo.
Il recupero stragiudiziale modifica questo equilibrio economico. Il creditore evita di anticipare i costi del procedimento, mentre il debitore sa che il ritardo nel pagamento può comportare anche l’obbligo di sostenere le spese del recupero professionale, nei limiti della normativa applicabile.
I limiti dello strumento
La disciplina riguarda esclusivamente i rapporti commerciali tra imprese e non trova applicazione nei confronti dei consumatori.
Inoltre, il rimborso dei costi di recupero deve rispettare i criteri di ragionevolezza e proporzionalità previsti dalla direttiva e dalle normative nazionali di recepimento. Qualora il debitore continui a non adempiere, resta comunque possibile ricorrere all’autorità giudiziaria.
Una tutela ancora poco utilizzata
La normativa europea mette a disposizione degli operatori del trasporto uno strumento particolarmente adatto alle caratteristiche del settore: crediti di importo contenuto, rapporti commerciali transfrontalieri e ritardi di pagamento ricorrenti.
Il recupero stragiudiziale con spese a carico del debitore può offrire una soluzione più rapida ed economicamente efficiente rispetto all’azione giudiziaria, riducendo l’impatto finanziario sul creditore e incentivando il rispetto dei termini di pagamento. La disciplina esiste già da tempo: la vera differenza è conoscerla e utilizzarla in modo consapevole.









