A incidere sul dato complessivo è soprattutto il settore manifatturiero, che da solo rappresenta il 98,8% delle esportazioni provinciali e registra una flessione del 4,7%. Ma dietro il calo generale c’è anche la situazione più complessa della logistica, comparto strategico per Piacenza, da anni snodo centrale nei flussi nazionali e internazionali delle merci.
Secondo il vicepresidente vicario della Camera di commercio dell’Emilia, Filippo Cella, il dato va letto anche alla luce della specificità del territorio. Piacenza, infatti, non movimenta soltanto produzioni locali, ma intercetta una quota rilevante di merci realizzate in altre province e instradate attraverso un polo logistico di rilievo internazionale.
È proprio questa funzione di hub a rendere il quadro più delicato: mentre la manifattura locale, secondo Cella, avrebbe mostrato segnali di tenuta – con produzione in crescita di due punti e fatturato estero in lieve aumento – la logistica appare oggi il comparto più esposto alle difficoltà del contesto economico e geopolitico.
Energia, Medio Oriente e costi in aumento
Sul peggioramento delle prospettive pesa il quadro internazionale. L’intensificarsi del conflitto in Medio Oriente, osserva la Camera di commercio, sta producendo effetti diretti sui prezzi dell’energia, con ricadute lungo tutta la filiera: dai processi produttivi fino ai costi finali dei beni.
In questo scenario, anche il sistema logistico risente dell’aumento delle spese operative, a partire dai carburanti, con il rischio di un’ulteriore perdita di competitività per il territorio. Secondo Cella, gli interventi sulle accise rappresentano un primo segnale, ma non sufficiente: servirebbero misure più strutturali e durature per contenere il costo dell’energia e salvaguardare la capacità competitiva del sistema produttivo.
Tessile in forte calo, tengono macchinari e alimentare
Tra i comparti più colpiti spicca il tessile-abbigliamento, pelli e accessori, che registra una flessione del 18,4% e scende a 1,8 miliardi di euro. Più stabile il segmento dei macchinari e apparecchi, che cresce dello 0,4% arrivando a 1,3 miliardi e confermandosi una delle principali voci dell’export piacentino.
Segnali positivi arrivano invece dai prodotti alimentari, saliti a 723 milioni di euro con un incremento dell’8,9%, dai mezzi di trasporto (+5% a 536 milioni) e dagli apparecchi elettrici, che segnano un +10,9% raggiungendo i 511 milioni.
Europa stabile, crolla l’Asia
Dal punto di vista geografico, l’Europa resta il principale mercato di sbocco per le merci piacentine, assorbendo il 74,6% del totale. Qui la flessione è stata relativamente contenuta: -0,7%, per un valore di 4,9 miliardi di euro.
Più marcato il calo verso il continente americano, dove l’export si riduce del 2,6% a 409 milioni, ma il dato più pesante arriva dall’Asia: -24,3%, con flussi in discesa a 984 milioni di euro. In controtendenza l’Africa, che cresce del 35,4% fino a 231 milioni.
Fonte: ilmiogiornale.net









