La misura rientra in un disegno di legge più ampio sulla “semplificazione della vita economica”: sulla carta parla di deregolamentazione, ma nei fatti segna una svolta nell’approccio dello Stato a politiche ambientali e trasporti.
ZFE: si chiude una lunga stagione di scontri
Dopo un iter parlamentare complesso e molto polarizzato, la Francia ha approvato una legge che elimina le ZFE. Il Senato l’ha sostenuta con 224 voti favorevoli e 100 contrari, a distanza di un giorno dal passaggio all’Assemblea nazionale.
Le ZFE erano state introdotte nel 2019 e poi estese nel 2021 con l’obiettivo di limitare la circolazione dei veicoli più inquinanti, soprattutto nelle grandi città. L’intento era migliorare la qualità dell’aria e spingere una trasformazione del trasporto urbano. Nella pratica, però, il sistema ha acceso polemiche fin dall’inizio: molti hanno contestato l’impatto sociale ed economico e diversi deputati hanno sottolineato come le restrizioni finissero per pesare soprattutto sulle famiglie a reddito più basso, che difficilmente possono sostituire in tempi rapidi i veicoli più datati.
La scelta di cancellare le zone ha spaccato la politica, coinvolgendo anche la stessa maggioranza di governo. L’esecutivo ha provato a rendere le regole più “morbide”, ad esempio trasferendo più decisioni alle autorità locali, ma senza riuscire a evitare l’abolizione.
Una scelta in controtendenza rispetto all’Europa
Nel quadro europeo, la decisione francese rappresenta una rottura netta con la direzione seguita negli ultimi anni. Da oltre un decennio, infatti, la traiettoria più comune è stata ampliare e irrigidire le zone a basse emissioni, non smantellarle.
In Germania, il sistema delle Umweltzone copre gran parte delle città principali ed è stato progressivamente reso più stringente. In Italia le aree a restrizione si sono consolidate e ampliate, in particolare a Milano e Roma. Il Regno Unito continua a sviluppare l’ULEZ di Londra, mentre nei Paesi del Benelux l’accesso ai veicoli più vecchi viene limitato in modo sistematico.
In questo contesto, eliminare del tutto un meccanismo ZFE su scala nazionale sarebbe un caso senza precedenti per una grande economia dell’Unione europea. Altrove si sono visti aggiustamenti: tempi di transizione più lunghi, deroghe per alcune categorie, parametri rivisti. Ma non un ritiro completo dello strumento. È una differenza sostanziale: in Europa non sono mancate correzioni al ribasso sotto la pressione sociale, ma qui si parla di un’inversione di rotta nazionale di ampia portata.
Per l’autotrasporto meno pressione regolatoria
Dal punto di vista del settore, la cancellazione delle ZFE significa soprattutto un alleggerimento delle regole per i vettori stradali, in particolare per chi lavora in città e nell’ultimo miglio. Le restrizioni in vigore spingevano le aziende a investire in flotte meno emissive o a ripensare l’organizzazione logistica.
In concreto, questo si traduceva in costi più alti, soprattutto per le realtà più piccole e per chi opera con veicoli più anziani. La rimozione delle zone potrebbe quindi, nel breve periodo, aumentare la disponibilità di servizi di trasporto e ridurre alcune spese operative. Allo stesso tempo, però, riapre il tema della direzione che prenderà la trasformazione del settore nel medio-lungo termine.
Qualità dell’aria: cosa cambia
Secondo gli esperti, le ZFE hanno contribuito a migliorare la qualità dell’aria. I dati indicano che a Lione le emissioni di ossidi di azoto legate al traffico stradale sono scese del 17% nel 2018–2021, mentre a Londra le concentrazioni di biossido di azoto sono diminuite del 44% dal 2019.
Alla luce di questi risultati, l’abolizione delle zone potrebbe rallentare i progressi ambientali, anche se gli effetti reali dipenderanno anche da variabili come il prezzo dei carburanti o l’evoluzione del trasporto pubblico. La posta in gioco è alta.
L’inquinamento dell’aria resta tra le principali cause di morti premature in Europa. In Francia, da solo, è associato a circa 40.000 casi ogni anno; nell’Unione europea si parla di almeno 239.000.









